Per quella che era la minoranza Pd dell'epoca renziana è finito il tempo delle parole. "Adesso si attendono i fatti". Aspettando l'assemblea di domenica in cui si tireranno le fila sulla situazione interna al Partito democratico e sulla possibile scissione comincia la conta interna dei deputati e dei senatori che seguiranno l'ex premier oppure torneranno al fianco di quello che per anni è stato lo zoccolo duro del Pd. Da quanto apprende il VELINO una possibile scissione - sebbene vista come unica soluzione a fronte di una posizione dura presa da Renzi - sarebbe vissuta molto male da chi per anni ha lavorato per un'unione del partito e delle varie correnti che lo costituiscono. Fonti riferiscono di un Pierluigi Bersani con la voce spezzata in vista dell'imminente frattura. Quello che viene contestato al segretario è che - eletto dalla maggioranza - avrebbe dovuto rappresentare tutte le anime del Nazareno, anche attraverso delle linee programmatiche che "in tre anni non sono mai state fatte". A pesare sullo spettro della separazione in casa sarebbe dunque anche il fatto che negli anni della sua leadership Renzi si sarebbe rivolto solo al popolo della Leopolda. Renzi, dal canto suo, ha sempre sostenuto di avere una parte del partito che remava contro di lui e contro le riforme necessarie al paese.