Rigettate le istanze di scarcerazione, resta la misura cautelare in carcere per Nazzareno Salerno e Ortensio Marano, indagati nell’operazione 'Robin Hood' condotta in tandem dalla Procura ordinaria e dalla Dda di Catanzaro che hanno coordinato l’attività della Guardia di finanza. Questo ha deciso il Tribunale del Riesame di Catanzaro che non ha accolto le richieste dei legali Vincenzo Gennaro e Giovanni Marafioti. L’operazione 'Robin Hood' è scattata lo scorso 2 febbraio, mirata a svelare la distrazione di fondi comunitari destinati al 'Credito sociale', ossia alle famiglie più bisognose, e dirottati, invece, con manovre illecite sulla Cooperfin Spa, di Ortensio Marano società esterna alla Regione. La gestione del Credito Sociale veniva così, con pressioni e minacce, sottratta a Fincalabra, ente in house e destinata all’ente Calabria Etica, incapace, diversamente da Fincalabra, della gestione economico-fìnanzairia richiesta dal progetto. Da Calabria Etica a Cooperfin il passo è stato breve. Questo avrebbe comportato un ingiusto vantaggio alla società finanziaria,  rappresentato dalla successiva aggiudicazione del servizio di partnership finanziaria ed un danno diretto ed immediato alla Regione Calabria in termini di conseguimento dei targets dinnanzi all’Unione Europea e ritardo nello svolgimento del progetto, controllo del capitale del Fondo Credito Sociale. Secondo le accuse, Salerno avrebbe pattuito, accettato e ricevuto una somma di denaro pari ad almeno 230.739,46 euro da Ortensio Marano (tramite la società Cooperfin s.p.a. di cui il Marano è socio ed amministratore delegato) al fine di far ottenere alla società Cooperfin s.p.a. il contratto d'appalto. I soldi distratti non sono mai stati destinati alle famiglie più bisognose.