“La povertà era presente in Italia, ma chi ha governato fino a ieri non se n’è accorto. Ha avuto paura di affrontare i problemi. Dovevamo aspettare il governo Renzi per una legge di contrasto alla povertà”. Lo ha ricordato, aprendo il proprio intervento al Lingotto di Torino, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti avvertendo la platea del Pd che “non possiamo rinunciare ai 1000 giorni di governo Renzi". Quindi il ministro ha illustrato la sua ricetta per uscire dalla difficile crisi economica. “Il passato non è passato ma il futuro è già arrivato. Le start up sono lì ma ci sono anche migliaia di operai, di braccianti, di muratori e di artigiani che soffrono. Il Pd non è il partito di quelli che verranno ma di quelli che ci sono. Dobbiamo essere capaci di tenere insieme l’artigiano e il muratore con lo startupper”.

 Poi un riferimento di Poletti agli imprenditori e alle loro difficoltà. “L’impresa non è una brutta cosa. Senza imprese non c’è lavoro. Chi domani farà l’imprenditore in questo Paese?”. “L’Italia è piena di capannoni vuoti. Questa crisi non ha distrutto le fabbriche, le ha svuotate. Ha cavato di dentro il lavoro. Il lavoro è lo strumento essenziale che serve a dare dignità alle persone. Il pilastro su cui bisogna lavorare. Dobbiamo riuscire a connettere i grandi cambiamenti con la capacità di costruire strumenti che aiutino la transizione. Le imprese di oggi sono come i ciclisti, debbono stare in equilibrio e sempre in movimento. Si diceva: serve una stagione di grande opere. Ora serve una stagione di grandi progetti e di grandi riforme. E serve – ha concluso Poletti - grande tenacia, forza e fiducia nella nostra società”.