Il Consiglio dei ministri ha deciso. Il 28 maggio si terranno i referendum abrogativi su appalti e voucher. L’utilizzo dei buoni da 10 euro nati con l’intento di combattere il lavoro nero, soprattutto per colf e badanti, con il tempo si è esteso ai settori professionali. E oggi viene utilizzato da aziende per prestazioni di lavoro che non superino i 7 mila euro netti annui di retribuzione. In precedenza la soglia era fissata a 5 mila euro ma poi è stata elevata nel 2015 con il Jobs Act. Per i pensionati o cassaintegrati la cifra scende a 3 mila euro. In un’intervista a Repubblica Susanna Camusso oggi ha spiegato che per evitare il referendum i buoni lavoro dovrebbero poter essere usati “solo dalle famiglie, acquistati all’Inps e non in tabaccheria, per retribuire, infine, la prestazione occasionale e accessoria di disoccupati di lunga durata, pensionati e studenti”. In realtà giorni fa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva detto che la norma sui voucher andava modificata proprio in questo senso, ovvero che andassero “usati dalle famiglie per piccoli lavori e non dalle imprese, che hanno i contratti di lavoro”. E c’è attesa anche per quello che uscirà dalla riunione della Commissione Lavoro della Camera sulla nuova proposta di legge condivisa dal governo. Ad ogni modo ora c’è la data del referendum ma chissà se non si riuscirà a disinnescare la miccia prima. Da Sinistra italiana ad Arturo Scotto di Mdp, fino al M5S, si chiede che la data del referendum venga accorpata a quella delle amministrative.