A piu’ di trent'anni di distanza dalla condanna all'ergastolo per l'omicidio del boss Toto’ D'Agostino, freddato in un agguato a Roma il 2 novembre del '76, il boss Domenico Papalia è stato assolto dalla Corte d’appello di Perugia. Una nuova perizia balistica ha escluso che Papalia, insieme alla vittima al momento dell’agguato, abbia potuto sparare a bruciapelo contro D’Agostino, boss di Canolo, secondo alcuni all’epoca vicino al magistrato Vittorio Occorsio, freddato solo qualche mese prima. Primogenito della famiglia di Plati’ indicata come uno dei clan piu’ potenti della mafia calabrese e delle sue colonie lombarde, Papalia era stato individuato subito come esecutore materiale dell’omicidio, coperto – a detta di investigatori e inquirenti dell’epoca – da un’abile messinscena. Papalia ha sempre raccontato che al momento dell’agguato stava passeggiando con D’Agostino, quando un uomo si sarebbe accasciato di fronte a loro, sparando in rapida successione quattro colpi. Una versione cui ne’ inquirenti, ne’ giudici hanno creduto, condannando Papalia in ogni grado di giudizio. Un verdetto opposto a quello cui oggi la Corte perugina, al termine di meno di due ore di camera di consiglio, ha accolto la richiesta di assoluzione del legale di Papalia, Cesare Placanica. Una decisione invocata sulla base di una nuova perizia che ha ribaltato quella effettuata nel ’76, come sulle recenti dichiarazioni del pentito Cesare Polifroni, secondo il quale D’Agostino e Papalia erano all’epoca in affari. Un primo punto per la difesa nella storia di una partita giudiziaria che dura da trent’anni e potrebbe non essere finita. La Procura generale di Perugia potrebbe procedere con un ricorso per Cassazione.