No dell'Assemblea di Palazzo Madama alla proposta di deliberare la decadenza dal mandato parlamentare del senatore Augusto Minzolini (FI-PdL) per motivi di incandidabilità sopravvenuta. Finisce così la vicenda dell’ex direttore del Tg1 a Palazzo Madama che ha comunque annunciato le dimissioni. L’Aula ha approvato un ordine del giorno presentato da Francesco Nitto Palma (FI-PdL) e altri a conclusione della discussione della relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla elezione contestata nella regione Liguria. La relatrice Doris Lo Moro (Mdp), ha riferito sui lavori della Giunta e ha spiegato che l'incandidabilità era sopraggiunta, ai sensi della legge Severino, a seguito di condanna definitiva alla pena di due anni e sei mesi per il reato di peculato, ovvero per l'uso indebito di una carta di credito aziendale.

# Alla discussione hanno preso parte Palma, Caliendo, Minzolini (FI-PdL), Falanga (ALA), Mineo (SI-Sel) e Cucca (Pd). Palma, Caliendo e Falanga avevano chiesto di rinviare la relazione alla Giunta per valutare eventuali violazioni della normativa nazionale e sovrannazionale. Limitandosi a ratificare in modo automatico la decadenza, infatti, la Giunta non si era pronunciata sulle eccezioni di legittimità costituzionale sollevate dalla difesa: il trattamento difforme che la legge Severino riserva ai parlamentari rispetto ai consiglieri regionali e comunali; la violazione del principio di irretroattività delle norme penali; le anomalie del processo d'appello, che ha rovesciato la sentenza di assoluzione in primo grado senza riaprire l'istruttoria e udire nuovamente i testimoni. Delle due l'una: se la Giunta è giudice a quo, come riconosce la Corte costituzionale, deve pronunciarsi sulle eccezioni presentate; se la Giunta non è organo giurisdizionale, la legge Severino è incostituzionale. Secondo Mineo, che conosce dall'interno la Rai e la prassi vigente sugli strumenti di pagamento nelle aziende pubbliche, Minzolini è caduto in una trappola; in ogni caso la legge Severino andrebbe rivista. Pur concordando sull'opportunità di rivedere la legge Severino, Cucca ha giudicato tardiva la richiesta di rinvio.

# Minzolini ha comunque annunciato durante la discussione che si sarebbe dimesso dalla carica qualunque fosse stato l'esito della votazione, ricordando di avere ricevuto l'incarico di direttore del TG1 con uno stipendio inferiore del predecessore e di avere risarcito l'intera somma contestata prima di ricevere l'avviso di garanzia. Nel processo di primo grado è stato assolto e l'azienda è stata costretta a restituirgli la somma; in appello non è stata considerata l'attenuante del risarcimento e gli è stata inflitta una condanna superiore a quella richiesta dalla pubblica accusa, in misura tale da far scattare la decadenza; infine, del collegio giudicante ha fatto parte un magistrato che ha avuto una lunga carriera politica nello schieramento avversario.

# Nelle dichiarazioni di voto, Di Maggio (CoR) aveva lamentato la mancata approvazione della legge sulla remissione dei magistrati che abbiano svolto ruoli politici. La senatrice Cecilia Guerra (MDP) aveva annunciato voto favorevole alle conclusioni della Giunta. Buemi (Aut) aveva richiamato l'autonomia della politica e l'irretroattività delle norme penali, annunciando voto contrario alle conclusioni della Giunta. Anche il sen. Falanga (ALA) aveva annunciato voto contrario. Il sen. D'Ascola (AP) aveva annunciato voto contrario, argomentando che la decadenza ha natura sanzionatoria e, per il principio di irretroattività, non può applicarsi a una condotta anteriore all'entrata in vigore della legge. Il sen. Crimi (M5S) aveva annunciato voto favorevole alla conclusione della Giunta, che deve limitarsi a prendere atto della sentenza e applicare la legge. Il sen. Zanda (PD) infine aveva annunciato la libertà di voto del Gruppo e ha dichiarato, a titolo personale, voto favorevole alle conclusioni della Giunta.