“La doppia legittimazione democratica di cui godono le istituzioni europee – quella di essere, a un tempo, unione dei cittadini e degli Stati membri – impone precise responsabilità. Anzitutto quella di contribuire, attraverso il lavoro quotidiano, a rafforzare e armonizzare i due livelli in cui si esprime la nostra democrazia: quello interno ai singoli Stati e quello che prende, gradatamente, forma al livello europeo, per renderli sempre più strettamente connessi tra loro”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della colazione con i presidenti dei Parlamenti dell'Unione Europea. “Mai come oggi dobbiamo renderci conto che si tratta di due facce della stessa medaglia, due realtà fra di loro intimamente legate. La cooperazione interparlamentare è un elemento sostanziale che irrobustisce, quotidianamente, il tessuto democratico europeo”.

# “Il carattere plurale e frammentato del potere esecutivo dell’Unione trova nei circuiti rappresentativi dei cittadini lo strumento di equilibrio e di controllo – prosegue Mattarella –: l’attribuzione, nel Trattato di Lisbona, ai parlamenti nazionali della funzione di vigilanza sulla corretta applicazione nell’Unione del principio di sussidiarietà, ne costituisce un esempio, così come il ruolo loro attribuito per le politiche relative allo spazio di giustizia, libertà e sicurezza. La adozione del metodo della Convenzione per la revisione dei Trattati europei - con il diretto coinvolgimento dei parlamenti nazionali – ne rappresenta un’altra attestazione. Occorre sviluppare questo percorso, con l’obiettivo di completarlo, rafforzando sempre di più la rappresentatività democratica dell’Unione. Sappiamo che la edificazione che abbiamo contribuito a realizzare è largamente migliorabile, e tutti abbiamo la nostra parte nel farla funzionare meglio. Le critiche, a volte ingenerose e infondate, affondano spesso le loro radici in alcuni limiti dell’agire dell’Unione che tutti abbiamo di fronte ai nostri occhi”.

# “La legittima ambizione di corrispondere in maniera più incisiva alle speranze e alle ansie dei nostri concittadini europei, non ci può tuttavia far dimenticare che l’essere qui oggi significa celebrare sessanta anni di pace, di benessere e di sviluppo come mai il nostro Continente ha conosciuto – ha detto il presidente della Repubblica –. Le guerre nel nostro continente - di cui, peraltro, oggi, da qualche parte, e anche nell'Unione, si teme un pericolo rinnovato, evocandone lo spettro presso le opinioni pubbliche - ci appaiono ormai estranee, lontane nel tempo, eppure sono molto vicine, in termini di storia. E la più rilevante differenza tra quel tempo e questo – quella decisiva - si chiama Europa unita. L'Unione, del resto, con il suo vincolo di solidarietà, ha contribuito e contribuisce a garantire la sicurezza dei Paesi che la compongono”.

# “Un’Europa costruita anzitutto sulla libera adesione di popoli, espressa dalle Assemblee degli Stati membri - che voi rappresentate - oltre e al di là di sensibilità politiche anche molto diverse fra loro. Una costruzione europea permanentemente sottoposta a valutazione critica e a rinnovamento grazie al dibattito sviluppato intorno ad essa – ha detto Mattarella –. Nel procedere verso il necessario obiettivo di crescente coesione non possiamo dimenticare che questo processo si costruisce, giorno dopo giorno, a partire da una varietà di tradizioni e di sensibilità che l’Unione espressamente riconosce come carattere originale della propria identità, volendone rappresentare una sintesi alta nel quadro di una identica civiltà. Una sintesi che permette all’Europa di avanzare. E’ un equilibrio che siamo sollecitati a promuovere e che ha bisogno di visione, di risposte lungimiranti, in grado di permetterci di affrontare collettivamente le grandi sfide che ci troviamo a fronteggiare alle quali, da solo, nessuno Stato del nostro Continente – neanche il più forte – sarebbe capace di resistere. In un mondo sempre più fondato su protagonisti di grandi dimensioni, di veri e propri giganti istituzionali, l’Europa non può rinunziare al suo ruolo, e alle sue possibilità di influenza, facendosi più piccola; traducendosi in realtà minori, destinate a essere quasi soltanto spettatrici delle decisioni globali.

# “Una celebrazione come quella di oggi ci ricorda le ragioni di sessanta anni fa, per proiettarle nel nostro futuro, arricchendolo di spunti e di idee che potranno contribuire a una realtà migliore per le giovani generazioni. Dobbiamo essere fieri di questi primi sei decenni, consapevoli delle insufficienze attuali dell’Unione, ma certi al tempo stesso, che la strada che stiamo percorrendo insieme è quella giusta. Con questi auspici desidero levare il calice per brindare all’Europa, ai nostri Paesi, che la compongono, e ai nostri popoli, che ne sono attivi protagonisti”, ha concluso Mattarella.