Alla fine passa la linea Cgil. Il Governo ha deciso di disinnescare la miccia del referendum, promosso dal sindacato capitanato da Susanna Camusso, sui voucher procedendo alla loro abolizione totale. "Dopo un lavoro teso a ridurre l’uso sbagliato dei voucher, si è arrivati attraverso un’operazione corale ad accogliere la proposta che li abroga completamente". Lo ha annunciato la presidente della commissione Lavoro Patrizia Maestri (Pd), relatrice della proposta. E nella serata di ieri la commissione ha infatti approvato l’eliminazione dei voucher, votando a favore dell’emendamento che abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act sul lavoro accessorio. Quegli articoli cioè che il quesito referendario fissato per il 28 maggio chiedeva di cancellare con un colpo di spugna. L’emendamento prevede anche un periodo transitorio - fino al 31 dicembre 2017 - in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati. E il testo uscito dalla Commissione Lavoro di Montecitorio potrebbe già oggi essere recepito in un decreto e approvato dal consiglio dei ministri che si riunirà alle 11.

Delusione profonda è quella espressa dal mondo delle imprese. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia definisce la scelta della maggioranza "molto deludente, anche dal punto di vista politico. Non ci piace nemmeno il modo: se “s’ha da fare” si faccia il referendum. Smontare le cose senza dibattito non ci sembra la strada giusta". Confcommercio parla di "epilogo paradossale". "L’abrogazione dei voucher è un errore - commenta il presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli -. Anche senza i buoni lavoro, i mini-jobs continueranno ad esistere: servirà dunque un altro strumento per regolamentare tutte quelle prestazioni occasionali che nelle imprese non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale, soprattutto in quei settori – come il turismo, il marketing, il commercio e l’organizzazione eventi – che si trovano spesso a dover fronteggiare aumenti imprevedibili ma momentanei dell’attività". Secondo Coldiretti l’eliminazione dei voucher in agricoltura favorisce il sommerso.

Ovviamente esulta la Cgil che manifesta però cautela fino all'arrivo del testo di legge. "Noi continuiamo la campagna elettorale e la nostra mobilitazione. Vediamo che il governo avrebbe in programma un intervento e, se questo dovesse corrispondere ai quesiti, lo considereremmo uno straordinario risultato, ma, come noto, deve essere una legge": dice Camusso. Critica invece la Cisl. "Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito, si è abusato dei buoni lavoro, devono essere tolti dall’industria, dall’edilizia e dall’agricoltura, ma sono un modo per fare emergere il lavoro nero nei servizi alla famiglia. Credo che si debba tornare alla Legge Biagi", ha detto la leader della Cisl, Annamaria Furlan. Per Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato, "l’idea di cancellare i voucher dopo averne ampliato il campo di applicazione è espressione di una linea oscillante tra timide aperture alla realtà delle cose e repentini ritorni alle battaglie squisitamente simboliche". Per disinnescare completamente i referendum della Cgil si dovrà intervenire anche sul secondo quesito, quello sugli appalti. Anche in questo caso si pensa a un decreto legge, ma non sarà lo stesso che cancella i voucher.