Il panino a scuola è uno dei temi caldi di cui si dibatte da quando il Tribunale di Torino ha emesso la sentenza, ormai nota, che ha aperto la strada ai genitori che vogliono scegliere per i propri figli il pranzo al sacco invece della mensa. 

Di questo si sta dibattendo da alcuni mesi anche al Senato, dove i senatori Vaccari, Pignedoli, De Biasi, Bertuzzi e Borioli hanno presentato un'interrogazione alla ministra Valeria Fedeli per chiedere se il ministero intenda emanare delle linee guida a livello nazionale, che colmino il vuoto normativo messo in evidenza dalle decisioni degli organi giudiziari.

"Il pasto a scuola è parte integrante del tempo passato nelle aule. La mensa scolastica non è solo uno spazio fisico, ma è luogo di educazione alla convivialità, al valore del cibo e al rispetto reciproco - spiegano in una nota i senatori Pd - ed è da scongiurare una situazione in cui ogni alunno possa consumare un pasto diverso dall’altro (se non per ragioni di patologie personali). Tenuto conto della situazione complessiva, delle responsabilità a cui sono tenuti tutti i soggetti coinvolti e, naturalmente, del bisogno di chiarezza e delle aspettative delle famiglie, abbiamo chiesto al ministro Fedeli se e quando intenda emanare delle linee guida a livello nazionale che colmino questo vuoto normativo. L’ultima Regione, in ordine di tempo, ad essersi espressa è stata l’Emilia-Romagna che, nel novembre scorso, ha stabilito che non è possibile consumare il pasto domestico a scuola fino a che non ci sia stato un accordo sugli aspetti organizzativi e igienico-sanitari tra gli enti locali, le Aziende sanitarie locali e le istituzioni scolastiche coinvolte". 

In attesa della risposta della Minstra Fedeli, pochi giorni fa il MIUR ha emanato una circolare indirizzata agli uffici scolastici regionali attraverso la quale invita ad adottare misure analoghe a quelle adottate nei casi di consumo di pasti speciali e raccomanda agli UUSSRR di favorire l’interlocuzione delle scuole con le famiglie, accogliendone richieste e segnalazioni per contemperare le esigenze di tutti gli alunni  e la collaborazione con gli enti locali responsabili dell’erogazione e della gestione del servizio mensa, impegnadosi, si nota in calce, a comunicare gli enti coinvolti sugli sviluppi della vicenda e sull’esito dei ricorsi proposti in Cassazione. 

E' sufficiente? Lo abbiamo chiesto alla senatrice Pd Leana Pignedoli, prima firmataria di un ddl ora in discussione in commissione agricoltura al Senato sulla ristorazione collettiva - "serve per tamponare l'emergenza, ma io credo servano politiche ad hoc. I profondi cambiamenti dello stile di vita delle famiglie e dei singoli hanno determinato, per un numero sempre più crescente di individui, la necessità di consumare almeno un pasto fuori casa utilizzando i servizi della ristorazione collettiva. Infatti, come emerso dal rapporto ISTAT 2013, 11 milioni di italiani mangiano ogni giorno fuori casa e circa la metà di loro lo fa all'interno di una mensa. Appare, pertanto, di tutta evidenza come la ristorazione collettiva, proprio per la dimensione dei pasti prodotta, possa essere uno straordinario veicolo per incidere positivamente sulle scelte e le tendenze alimentari dei cittadini e dunque un servizio con una forte valenza pubblica.

A ciò si aggiungano le linee di indirizzo nazionale del Ministero della salute per la ristorazione scolastica, che muovono dall'esigenza di facilitare sin dall'infanzia l'adozione di abitudini alimentari corrette per la promozione della salute e la prevenzione delle patologie cronico-degenerative di cui l'alimentazione scorretta è uno dei principali fattori di rischio; tuttavia, tali indicazioni di livello nazionale  - conclude Pignedoli - non sempre trovano applicazione reale dal momento che permangono forti disomogeneità di approccio tra diversi territori, regioni, nonché singole amministrazioni, vanificando, pertanto, le reali possibilità di un miglioramento significativo delle abitudini e del sistema alimentari".

Come spiega il senatore Pd Stafano Vaccari "il momento del pasto a scuola non può considerarsi separatamente dal tempo scuola, essendo il processo educativo per sua natura unitario, la sala da pranzo a scuola è molto di più di una mensa: è un luogo di educazione alla convivialità, alla sostenibilità, al valore del cibo, al rispetto reciproco. Il tempo-mensa è anche un momento in cui si insegna la cultura alimentare e un corretto stile di vita e pertanto è da scongiurare una situazione in cui ogni alunno possa consumare un pasto diverso dall'altro e in un luogo diverso dall'altro".

Insomma, in attesa di capire quali saranno "gli sviluppi", con la risposta da parte della Ministra Fedeli all'interrogazione depositata, che secondo fonti del Ministero dovrebbe avvenire nelle prossime settimane, a che punto siamo in commissione con la discussione del ddl Pignedoli sulla ristorazione collettiva? Angelica Saggese, relatrice del provvedimento, ci spiega "stiamo procedendo con le audizioni. Alcune settimane fa il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone è intervenuto in particolare sugli articoli che riguardano le modalità delle gare di appalto che fino a prima dell’entrata in vigore del nuovo codice, erano essenzialmente basate sul criterio del massimo ribasso con conseguente scarsa valutazione dell’elemento qualitativo dell’offerta.

Il presidente dell’Anac – continua – ha dunque condiviso l’obiettivo del nostro disegno di legge di mettere a punto criteri che coniughino le esigenze della salute, della nutrizione e delle peculiarità territoriali con l’aspetto più strettamente economico del contratto di affidamento del servizio. Oggi i servizi di ristorazione vengono aggiudicati all’offerta economicamente più vantaggiosa ed è sicuramente un passo avanti ma abbiamo sottolineato l’esigenza di mettere a punto linee guida per ridurre al minimo i margini di discrezionalità nella definizione dei criteri di qualità per servizi di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica. Cantone ci ha confermato di essere già al lavoro da un po’ e, verosimilmente, nelle prossime settimane sarà presentato il bando-tipo da sottoporre alla consultazione delle parti. Noi continueremo intanto con le audizioni in commissione – conclude Saggese – e speriamo di approvare il ddl in Aula entro i prossimi mesi”.

Laura Bagnoli