Domani la prima udienza per il giudizio nel merito dei primi 7 ricorsi instaurati innanzi al TAR del Lazio dalle organizzazioni del settore vinicolo escluse con la seconda graduatoria dello scorso 14 ottobre. Poi, a maggio, gli altri sei in attesa della decisione del TAR prevista in un'unica camera di Consiglio successiva all'esito del'ultima udienza prevista per il prossimo 5 maggio. Ma i primi segnali che filtrano non lasciano presagire nulla di positivo per il ministero di Martina che ad oggi, attraverso l'avvocatura generale dello Stato che difenderà le sue ragioni in detta sede, risulterebbe non solo non aver depositato nulla ed anzi aver provato a chiedere alle controparti un rinvio della discussione prontamente respinto.

Nel frattempo, tutto tace in merito alle nuove domande presentate lo scorso 30 gennaio dalle organizzazioni che hanno proposto i propri programmi in adesione dell'invito emanato sempre dal ministero di Martina lo scorso 29 dicembre in un contesto dove apparivano chiari i rischi di perdere le risorse destinate ai programmi di rilevanza nazionale visto che lo stesso invito, inspiegabilmente, non recava i termini di istruttoria del procedimento amministrativo in un quadro dove si lasciava presagire che nel procedimento decisionale avrebbero pesato, non poco, gli esiti dei ricorsi pendenti posto che una decisione di assegnazione dei 13,266 milioni di euro rimasti non assegnati, in presenza di pronunciamenti favorevoli ai ricorrenti da parte del TAR del Lazio avrebbe esposto ed esporrebbe l'amministrazione di Martina al rischio di un eventuale danno erariale posto che non esisterebbero altri fondi comunitari da poter utilizzare a ristoro dei danni patiti dalle organizzazioni danneggiate dagli atti amministrativi emanati dagli uffici di via XX Settembre.

Insomma, esistono fondati motivi di ritenere che i 13,266 milioni, contrariamente a quanto auspicato dal ministro Martina, siano sempre più a rischio in termini di utilizzo da parte delle principali aziende vinicole italiane e quindi più del 50% del plafond di competenza del ministero di Martina possa essere sottratto alla promozione per essere destinato alle Regioni nell'ambito delle altre misure complementari previste dal PNS vino (vedi misura "investimenti" e "ristrutturazione dei vigneti").

Insomma una "OCM exit strategy" quella prevista dagli uffici del ministero che appare catastrofica per gli operatori del settore che a differenza dei concorrenti degli altri Paesi dell'UE si vedrebbero privati degli importanti finanziamenti dell'UE per l'operato, più che discutibile, di una burocrazia che mai come in questa occasione ha mostrato tutti i propri limiti gestionali delle risorse destinate a sostenere le produzioni vinicole italiane sui mercati internazionali.

E quindi il settore vinicolo rischia di perde metà dei fondi per la promozione. Difatti, a quanto apprende AGRICOLAE, sembrerebbe che il ministero delle Politiche agricole abbia intenzione di aspettare l’esito del verdetto del TAR del Lazio prima di assumere ulteriori decisioni ma questo vorrebbe dire attendere, molto probabilmente una data che verosimilmente si collocherà tra la fine di maggio e l'inizio di giugno prossimi ovvero troppo tardi per consentire agli operatori, oggetto di pronunciamenti del TAR del Lazio loro favorevoli, di poter utilizzare gli eventuali fondi comunitari assegnati ed in alternativa, laddove il pronunciamento del tribunale amministrativo fosse favorevole al ministero di Martina, si sta valutando l'ipotesi, per non perdere definitivamente i fondi comunitari di poterli  redistribuire alle Regioni, sulle altre misure, previo passaggio in Conferenza Stato Regioni. 

Sempre da quanto si apprende sembrerebbe che il ministero delle Politiche agricole abbia già fatto la sua scelta, ignorando le motivazioni dei ricorsi, le diffide stragiudiziali presentate da alcune organizzazioni (a quanto apprende AGRICOLAE rimaste prive di qualsivoglia risposta e nonostante il richiamo degli istanti alla famosa Legge 241/90 sulla "trasparenza"), la denuncia dei fatti alla Procura  della corte dei Conti del Lazio che non si esclude abbia aperto un dossier sulla questione, nonostante tutto ciò la "OCM Exit strategy" del ministero di Martina prevederebbe, per questa annualità, la sottrazione dei fondi per la promozione al settore vitivinicolo per dirottarli alle regioni, così da non accontentare e scontentare nessuno in una lotta che rischia di divenire fratricida tra le aziende.

E per il prossimo anno riapplicare sempre la Legge 241/90 che ovviamente trova applicazione solo a tutela di alcuni interessi per operare una "semplificazione" nelle procedure di assegnazione delle risorse comunitarie operando  la semplice redistribuzione dei contributi senza bando o graduatorie in ragione delle domande presentate e dei fondi disponibili in una forma tale da accontentare più o meno tutti quelli che parteciperanno ed attivando una rimodulazione automatica ed in percentuale delle risorse assegnate in presenza di "overbooking" delle domande (e dei relativi importi) presentate.

Ma se l’OCM vino accorpa le due annualità 2017 e 2018, con un decreto ad hoc del ministro Martina sarebbe possibile scorporare le risorse? Se così fosse ci si ritroverebbe con 13,5 milioni di euro – la metà – da redistribuire con un nuovo sistema introdotto dai nuovi Regolamenti comunitari varati lo scorso mese di ottobre già entrati in vigore e la cui applicazione necessita di un nuovo Decreto ministeriale che ad oggi nessuno conosce e nessuno ha mai visto neanche in una bozza da discutere con le OO.PP. del settore che pure, in rappresentanza degli operatori del settore, avrebbero dovuto essere coinvolte.

Ma in ogni caso l'"OCM exit strategy" del ministero di Martina necessita di un passaggio molto importante ovvero un pronunciamento del TAR del Lazio a lui favorevole ed i segnali, come detto, non sembrano incoraggianti viste le conseguenze nefaste che ne potrebbero discendere