La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da quattro imputati condannati dal Tribunale di Taranto (sentenza confermata dalla Corte d'appello di Lecce ) per l'esercizio in forma organizzata, in mancanza di concessione e autorizzazione di pubblica sicurezza, dell'attività di raccolta di scommesse. “Con considerazioni riferite a tutti coimputati – si legge nella sentenza -, la Corte d'appello - in totale continuità con il Tribunale - ha evidenziato che l'attività di raccolta e pagamento di scommesse veniva esercitata del tutto indipendentemente da eventuali rapporti di concessione, associazione, o di altro tipo con società regolarmente autorizzate alla raccolta di scommesse. Si trattava di rapporti diretti che si instauravano fra i giocatori e gli imputati stessi e che prescindevano completamente dall'apertura di regolari conti di gioco presso le società autorizzate; apertura rispetto alla quale nessuno degli imputati era stato in grado di fornire una prova documentale. Vi era, anzi, la prova della apertura e della utilizzazione di conti di gioco intestati a soggetti diversi, spesso di comodo, sui quali erano movimentate le scommesse dei clienti”. In riferimento a uno dei ricorsi presentati secondo gli ermellini  “Ll’intermediazione nella raccolta di scommesse si configura come illecita proprio nel caso in cui la raccolta venga svolta da un soggetto non autorizzato o da un soggetto che - come il caso di specie - sia formalmente legato da un qualche rapporto con il soggetto autorizzato ma utilizzi tale rapporto come schermo per la raccolta autonoma di scommesse”.