“Preoccuparci delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri non significa mostrarsi indulgenti verso chi ha commesso reati: qualcuno userebbe questa parola odiosa, ‘buonisti’. Significa anche preoccuparci della sicurezza collettiva, perché restituire alla società una persona migliore rispetto a quella che ha fatto il suo ingresso in carcere, è nell’interesse di tutta la collettività”. Lo ha detto a presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenendo alla presentazione della relazione del Garante dei detenuti presso la Sala della Regina a Montecitorio. Boldrini ha ricordato i diversi provvedimenti approvati dalle Camere che “hanno consentito una significativa riduzione della popolazione detenuta. E questo è il presupposto - ha detto la presidente della Camera - per fare un buon lavoro, perché in una situazione di drammatico sovraffollamento non solo si condannano i detenuti ad una pena aggiuntiva di particolare disagio che nessun tribunale ha mai deciso e che non consente alcun riscatto, ma è impossibile programmare e svolgere con efficacia tutte quelle attività finalizzate al recupero e al reinserimento sociale del condannato che è, secondo la Costituzione, ciò a cui la pena deve tendere. Come si fa, quando in una cella ci sono 6-8 persone ammassate? Lì esce il peggio della persona, se possibile”.

“Adesso - ha proseguit Boldrini - che abbiamo ridotto il numero delle persone, diminuito il sovraffollamento, bisogna fare tutto il resto. E per farlo serve la collaborazione di tutti: delle istituzioni nazionali, degli enti locali e delle forze sociali, perché lo dobbiamo al nostro Paese. In questo contesto il ruolo del Garante Nazionale, così come di quelli regionali, diventa necessario e prezioso per la sua funzione di vigilanza e di garanzia del rispetto dei diritti non solo dei detenuti ma di tutte le persone private della libertà personale: quelle affidate alla custodia nei luoghi di polizia, nei Centri di identificazione e di espulsione; quelle che si trovano nei cosiddetti hotspot, un’altra dimensione sulla quale è forse il caso di andare a fondo, mi permetto di suggerire; quelle che sono nelle residenze in esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche, o sottoposte a trattamenti sanitari obbligatori. Un enorme lavoro da fare, per il Garante”.