“La nostra organizzazione interna è normata da una delibera emanata nel dicembre 2016. Questa delibera in vigore da mesi sulla base della quale abbiamo fatto il tesseramento non è mai stata contestata o messa in discussione. Né davanti a un giudice né in commissione di garanzia. E’ una delibera che è stata vagliata e approvata dalla commissione nazionale di garanzia. Ed è pienamente legittima. Sulla base di quello schema organizzativo svolgeremo il nostro congresso, nelle modalità stabilite dalla commissione di Roma (nominata da quella nazionale e rappresentativa di tutte le mozioni)”. Lo spiega in una lungo post su Facebvook il presidente nazionale del Pd Matteo Orfini, che ricopre anche la carica di commissario straordinario del Partito democratico romano. “La delibera alla quale si riferisce la sentenza di qualche giorno fa non è quella vigente ma è del 2015. Nella sentenza si fa riferimento anche a una delibera successiva anch’essa non più vigente. Quella attuale –nei punti contestati dalla sentenza- è molto diversa dalle precedenti (altro che fotocopia, come qualcuno dice). E qualora vi fossero delle irregolarità nelle precedenti, le supera. Dico “qualora” perché ovviamente faremo ricorso in appello anche se –come ho spiegato- gli effetti concreti della sentenza sono nulli. Dunque – prosegue Orfini - il congresso si svolgerà regolarmente, se qualcuno ha dubbi ci sono gli organismi interni a cui chiedere chiarimenti o presentare ricorsi, ma suggerirei ai rappresentanti di tutte le mozioni di concentrarsi sulle proposte politiche e sulle idee invece di agitare problemi che non esistono. La guerriglia sulle regole per tentare di avvelenare una bella discussione è un gioco vecchio e irresponsabile. Che peraltro non ha mai pagato in termini di consenso. E non mi sembra nemmeno in linea con lo spirito unitario che i candidati segretari stanno mostrando”.

“Ma veniamo alla politica – continua il presidente del Pd -. In queste ore alcuni stanno chiedendo di annullare la riorganizzazione interna di questi anni commissariali per tornare alla situazione precedente. La ritengo una posizione politicamente legittima, con una sua dignità. Non è un caso che a sostenerla siano soprattutto quelli che allora avevano ruoli di gestione del partito. Probabilmente ne discuteremo al congresso di Roma e se questa tesi si imporrà il nuovo gruppo dirigente che uscirà dal congresso potrà tornare a 3 anni fa. Ovviamente non è la mia posizione. Per una ragione banale: non ho perso la memoria e cerco di evitare meccanismi di auto consolatoria rimozione. Facciamo un gioco: immaginiamo cosa accadrebbe se io oggi dessi ragione a chi mi chiede di tornare indietro e annullassi di colpo la riorganizzazione. Il giorno dopo dovrei riaprire i circoli chiusi, tutti. Ma perché li ho chiusi? Perché sono cattivo e antidemocratico ? No, lo ho fatto perché erano finti. O infeudati. Un circolo è tale se è una comunità di persone. Quei circoli aprivano solo per fare i congressi e magari truccarli con un po’ di tesser false. E spero sia solo un caso che se ne richieda l’apertura proprio alla vigilia di un nuovo congresso. Altri ne abbiamo dolorosamente chiusi perché non erano economicamente sostenibili e producevano centinaia di migliaia di euro di debiti. Dovremmo riaprire anche quelli riproponendo lo schema di allora, ovvero “chi se ne frega di pagare l’affitto, tanto il padrone di casa è il Comune o la Regione”. Peccato che Comune e Regione sono istituzioni che rappresentano i cittadini ed è proprio su di loro che indirettamente si scarica il peso di quei debiti. Qualcuno obietta che la riduzione a 15 circoli municipali (più quelli del lavoro) sia una forzatura. O addirittura che sia contraria allo statuto. Non è così, perché lo statuto consente di riorganizzare e chiudere o accorpare per varie ragioni tra cui l’esistenza di situazioni di gravi dissesto finanziario”.

“Do una notizia – dice nel post Orfini -: io li avrei dovuti chiudere tutti i circoli di Roma, bilanci alla mano. O meglio, conti alla mano perché bilanci non ne ho trovati. Sapete com’è, quel fantastico Pd di Roma che c’era prima era talmente trasparente che ci si scordava di fare e approvare i bilanci della federazione per poi scaricare la responsabilità su altri… ma sono dettagli ovviamente. Avrei dovuto chiuderli tutti perché ho trovato più di 2 milioni di euro di debiti e per fargli fronte avrei dovuto destinare ogni euro a pagare quelli e non gli affitti. Ovviamente ho cercato una terza via e questo modello di riorganizzazione ha consentito di ottenere qualche risultato. Primo: gli eletti pagano il contributo, come previsto dalle regole. Vorremmo ben vedere, direte voi. E lo direi anche io, ma prima non era così. A volte nemmeno gli veniva chiesto. Ora pagano e chi non paga finisce in garanzia e si vede negata la tessera. E’ già successo e continuerà a succedere. Secondo: stiamo pagando i nostri debiti. Lo stiamo facendo col Comune mentre con l’Ater stiamo chiudendo un accordo per il rientro delle centinaia di migliaia di euro che dovevamo loro. Accordo che ci consentirà di salvare tutte le sedi. Terzo: siamo persino riusciti ad aprire qualche nuova sede, soprattutto in periferia. Ma così è strozzata l’attività politica, obietta qualcuno. Bah, non si direbbe. Abbiamo chiuso con 11.000 tessere circa. Moltissime nuove, fatte da chi si è avvicinato in questi mesi grazie al lavoro dei circoli e dei forum. Pagate 30 euro, il doppio di prima. E tutte vere. Prima di Mafia Capitale erano circa 1.500 di meno. E come ricorderete molte risultarono false. I circoli oggi lavorano e i forum sono stati un successo sorprendente. Ma certo, qualcuno rimpiange il modello di prima. Quello dei circoli finti, dei capi bastone che li infeudavano, dei tesseramenti gonfiati, delle tessere comprate a pacchetti (ed evito riferimenti alla cronaca giudiziaria). Quello in cui se mancavano i soldi per gli stipendi te li facevi dare da Buzzi o da un imprenditore. In modo regolare, per carità. Non c’è reato. Ma a me continua a non sembrare normale tanto che quei soldi li abbiamo restituiti. Insomma, io lo so che a qualcuno tutto questo sembrava normale. E ora trova assurdo, incomprensibile e inaccettabile che funzioni diversamente. Ma –lo dico con garbo- quel modello è finito e non tornerà. Non per merito mio, ma di tutti noi che ci siamo fatti carico di ricostruire un partito molto diverso da quello in cui tantissimi militanti per bene erano schiacciati da quei meccanismi degenerati. Oggi c’è un partito sano che celebrerà un bel congresso”, conclude Orfini.