Il Movimento 5 stelle ha presentato alla Camera il programma Lavoro. Un programma – come per la politica estera ed energetica - sottoposto al voto del popolo della Rete. Le votazioni si sono concluse il 19 aprile e hanno partecipato 24.050 iscritti certificati che hanno espresso complessivamente per i cinque quesiti 210.788 preferenze. Tra i capisaldi del programma lavoro del M5S la riduzione dell’orario di lavoro (sotto le 40 ore settimanali), maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita (e agli utili) delle aziende e un deciso stop ai “privilegi sindacali”. “Tra disoccupati e inattivi – ha ricordato Tiziana Ciprini - in Italia ci sono 6,5 milioni di persone. Dobbiamo ridurre l’orario di lavoro e disincentivare gli straordinari. Migliorare, dunque, la qualità e ripensare l’organizzazione. Lavorare meno, lavorare bene e lavorare tutti”. Altro caposaldo del programma vuole introdurre, hanno spiegato i deputati pentastellati, “più democrazia nei luoghi di lavoro, più partecipazione e più correttezza nel contesto sindacale”. “Siamo di fronte a un cambiamento del mondo del lavoro e delle forme di rappresentanza – ha aggiunto Luigi Di Maio -. Oggi presentiamo un programma che cerca di scongelare una serie di regole che risalgono anche a 50 anni fa. Lo scopo è tutelare il lavoratore del domani, che avrà sempre più bisogno di rappresentanza. Ma il vecchio modello sindacale non è più accettabile. Non rappresenta più i lavoratori ma i propri previlegi per farsi casta”. “Mancano investimenti in settori strategici che produrranno i lavori del futuro. Vogliamo eliminare – ha concluso - le distorsioni che si sono create in questi anni nel mondo del lavoro”.

 Con il primo quesito “Democrazia e sindacati nei luoghi di lavoro”, la Rete ha espresso parere favorevole al fatto che "i lavoratori debbano avere il diritto di poter eleggere le proprie rappresentanze sindacali e di essere eleggibili con libera competizione tra tutte le organizzazioni indipendentemente dall’aver firmato l’accordo sindacale con la controparte". Ma gli iscritti hanno detto stop ai sindacalisti carrieristi della politica e nei consigli di amministrazione e gestione delle aziende; ai bilanci opachi senza obblighi di trasparenza; ai finanziamenti pubblici e alle quote di servizio dei contratti e degli enti bilaterali; al rinnovo automatico delle tessere degli iscritti al sindacato e ai distacchi retribuiti se non sono legati alla effettiva rappresentanza nei luoghi di lavoro. Stop infine anche ai Caf e Patronati senza alcun reale controllo pubblico. Il secondo quesito, “Strumenti di partecipazione dei lavoratori all’impresa”, ha ottenuto il via libera ai rappresentanti dei lavoratori nei cda per discutere la strategia e le risorse aziendali; la possibilità di poter partecipare agli utili dell'azienda; partecipazione a gruppi di miglioramento, composto da lavoratori, per l'innovazione organizzativa e la qualità del lavoro; poter dire la propria su come è organizzato il lavoro anche attraverso proposte e suggerimenti di cui il management deve tenere conto. Avere spazio di scelta sul proprio orario di lavoro; avere dei rappresentanti eletti direttamente da tutti i lavoratori per la gestione quotidiana dei problemi organizzativi con l'azienda.  

Via libera poi, come previsto dal terzo quesito, alla riduzione dell'orario di lavoro al di sotto delle 40 ore settimanali, riducendo le giornate lavorative settimanali e/o annue: settimana di 4 giorni, aumento dei riposi. Per agevolare, poi, l’occupazione giovanile, incentivi alla staffetta generazionale, garantendo un passaggio di conoscenze ed esperienze tra generazioni. Il tutto garantendo la libertà dei lavoratori di decidere, entro certi limiti, il livello di contribuzione e l'età/anzianità di uscita dal lavoro. E garantendo comunque l'accesso alla pensione con 41 anni di contributi versati a prescindere dall'età anagrafica. Estensione, infine, delle tutele previdenziali dei cosiddetti lavori "usuranti" a categorie professionali oggi non incluse.