Romina Carrisi Power sceglie “Stanza” come titolo della mostra che si terrà dal 3 al 24 maggio a Milano, prendendo parte a Photofestival. Il VELINO le ha chiesto il perché di questo richiamo all’intimità. “Ogni foto – risponde - è scattata in una stanza per raccontare un sentimento intimistico, un episodio del mio passato o presente. Il concetto è semplice, ma le foto nascondono sottotesti e ironie celate. In una stanza può succedere di tutto oppure assolutamente nulla. Ci si isola ma si diventa uno anche con se stessi. Le mura racchiudono i tuoi segreti e non spifferano nulla, sono i tuoi angeli custodi taciti. Come da uno psicologo o in una cella di un carcere, la restrizione delle mura spinge a guardarsi dentro, ad esaminare dei vicoli ciechi dentro di noi”. Quante opere sono esposte? “Sono dodici fotografie, tutti autoscatti in bianco e nero stampate su carta cotone”. Ogni fotografia una poesia? “Si. Una poesia, frase o racconto”.

Come nasce questo progetto? “Sono stata contattata dalla gallerista Silvia Agliotti dopo aver visto l’ultima mia mostra fotografica che è avvenuta a Los Angeles insieme a Tea Falco. Di solito scatto soggetti in preda alle loro solitudini. Questa volta avevo voglia di girare la macchina ed essere io il soggetto. Uno stare al passo con le nuove mode (i selfie, i cellulari con la camera frontale) ma tenendo il gusto antico (la decisione di averle in bianco e nero e tutte scattate con autoscatto e sola)”. “Stanza” è ora a Milano, come continuerà il suo viaggio? “Per adesso ‘Stanza’ è confinata nelle stanze della galleria Eroici Furori. Poi magari un giorno uscirà…”.