In merito alla costruzione degli impianti sportivi, “lo studio di fattibilità (…) è presentato da una società o associazione sportiva e può ricomprendere anche la costruzione di immobili con destinazioni d’uso diverse da quella sportiva, complementari e/o funzionali al finanziamento e alla fruibilità dell’impianto”. Lo si legge nell’articolo 64 della bozza di decreto legge ‘Disposizioni urgenti in materia di finanza pubblica” in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. “Lo studio di fattibilità può prevedere la demolizione dell’impianto da dismettere; la sua demolizione e ricostruzione, anche con diverse volumetria e sagoma; la sua riconversione o riutilizzazione laddove si tratti di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti, lo studio di fattibilità può contemplare la cessione a titolo oneroso del in diritto di superficie o del diritto di usufrutto dell’impianto sportivo e/o di altri immobili di proprietà della pubblica amministrazione per il raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa. Il diritto di superficie non può avere durata superiore a novant’anni e il diritto di usufrutto a trent’anni. La conferenza di servizi decisoria (…) si svolge in forma simultanea, in modalità sincrona e, se del caso, in sede unificata a quella avente a oggetto la valutazione di impatto ambientale. Il verbale conclusivo può costituire adozione di variante allo strumento urbanistico comunale. In tale ipotesi, ove sussista l’assenso della Regione espresso in sede di conferenza, il verbale è trasmesso al sindaco che lo sottopone all’approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile”.