Il tetto di 240 mila euro non sarà esteso anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica della Rai. A pochi giorni dal termine di aprile – mese in cui (in forza di una delibera del cda del 23 febbraio scorso) il tetto doveva entrare in vigore – a togliere le castagne dal fuoco del settimo piano ci ha pensato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che ha spedito una lettera ai vertici di Viale Mazzini. Quel tanto invocato “atto formale”, in cui si spiega – in forza di un parere dell’Avvocatura dello Stato sull'interpretazione della legge sull’Editoria in materia di limite ai compensi – “la piena legittimità della tesi che non include, nel perimetro di applicazione del limite i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica”.

Risolto il problema dell’applicazione del tetto, però, Giacomelli ha voluto ribadire a Monica Maggioni e ad Antonio Campo Dall’Orto “che questo non esonera gli organi di Rai dal dovere, richiamato anche dalle norme della legge 220/2015, di individuare, in un organico piano, criteri e parametri per la corretta e chiara individuazione dei ‘contratti con prestazioni di natura artistica’, dei meccanismi di determinazione della loro retribuzione e del loro valore in relazione agli obiettivi del piano editoriale”. “La stessa Avvocatura, infatti, in conclusione del parere, sottolinea che ‘si intende che nei casi concreti spetterà ai competenti organi gestionali della Concessionaria valutare, nella propria autonoma responsabilità, se la prestazione abbia effettivamente natura artistica".

“Appare quindi necessaria, considerato anche il tempo trascorso, la sollecita definizione ed approvazione di organici criteri indispensabili sia per indirizzare i processi di gestione in un contesto strategico che per rispondere alla diffusa esigenza di render chiaro il senso ed il valore delle singole scelte. Insieme al piano industriale, al piano editoriale, agli indirizzi per la politica finanziaria e per quella del personale, questo piano – conclude la missiva - concorrerà a formare il ‘quadro di piani e direttive’ a cui secondo I'ordinamento la gestione deve far riferimento nella propria azione”. Ora la lettera di Giacomelli sarà portata in cda dove con ogni probabilità la delibera di febbraio sarà ritirata. Tolto il problema del tetto, però, ora bisognerà stabilire – e questo dovrà farlo la Rai e non il governo – chi nel servizio pubblico fornisce realmente prestazioni artistiche.