Promuovere azioni congiunte per diffondere la cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle scuole. È l’obiettivo del Protocollo di intesa siglato oggi al Teatro Eliseo di Roma dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e dalla Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano. La firma è avvenuta in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia. Alla mattinata di dibattito e confronto hanno partecipato la direttrice della Polizia Postale Nunzia Ciardi, il direttore artistico del Teatro Eliseo e fondatore della Fondazione “Luca Barbareschi Onlus - dalla parte dei bambini” Luca Barbareschi e circa 670 fra studentesse e studenti che hanno potuto poi confrontarsi con le istituzioni e porre le loro domande. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Francesco Giorgino. “Ragazze, ragazzi, denunciate sempre, non abbiate paura, non siete sole, non siete soli”. È l’appello comune che è stato rivolto alle giovani e ai giovani presenti in sala da parte delle istituzioni.

“Nessuno, in nessun tipo di relazione può sfiorarvi, se voi non lo volete”, ha sottolineato la Ministra Fedeli ribadendo che serve “una grande alleanza comune, a partire da noi adulte e adulti, per la difesa dei diritti delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi. Nella scuola italiana ci sono straordinarie e straordinari docenti e dirigenti che fanno un lavoro importantissimo anche in questa direzione e spesso rappresentano le uniche figure con cui le ragazze e i ragazzi possono confrontarsi anche su temi così delicati – ha aggiunto Fedeli -. Dobbiamo essere capaci di affrontare questi temi, non dobbiamo avere paura di pronunciare parole come pedofilia per indicare certi tipi di fenomeni che non hanno nulla a che fare con l’affettività, ma che rappresentano una forma esplicita di violenza che non va mai giustificata, in nessun caso. Ciascuna e ciascuno di noi cerca affetto, amicizia, ma chi usa violenza non sta offrendo amore. Denunciate e nessuno vi giudicherà – ha chiuso la Ministra – giudicheremo chi vi ha aggredito. Il Protocollo siglato oggi è per voi, per le vostre famiglie per le vostre e i vostri insegnanti. Metteremo in campo azioni concrete di formazione e informazione, andando nelle scuole per dare tutti gli strumenti alle docenti e ai docenti e fornire parole e linguaggi nuovi e approcci più coinvolgenti per ragazze e ragazzi per conoscere i propri diritti. Vanno create le condizioni perché adulte e adulti, bambine e bambini, ragazze e ragazzi ne abbiano conoscenza e possano difenderli”.

“È necessario intervenire con tutti gli strumenti a disposizione per rompere il muro del silenzio - ha aggiunto Filomena Albano - per assicurare che le vittime, dirette o indirette, trovino gli interlocutori e gli spazi giusti per aprirsi e raccontare quello che spesso non riescono a dire in famiglia: per pudore, per paura di deludere gli adulti, perché non sanno dare un nome al disagio che provano davanti alle richieste degli abusanti. Fra i compiti del Garante c’è quello di monitorare e verificare affinché si realizzino le condizioni per consentire a ragazze e ragazzi di vivere una vita libera dalle violenze in un mondo giusto, un mondo dove i loro diritti sono riconosciuti e rispettati”. Un invito alla denuncia e ad avere fiducia nelle istituzioni è arrivato anche da Nunzia Ciardi, direttrice della Polizia Postale, che ha ricordato l’esistenza anche di un commissariato on line attraverso il quale ragazze e ragazzi possono far pervenire le loro denunce. “Noi siamo lì per ascoltarvi. Spesso le giovani e i giovani non parlano perché vivono con vergogna il fatto di essere caduti nella rete di qualche adulto. Dobbiamo dire loro che non è una vergogna cadere in una trappola del genere, non si può combattere da soli, bisogna parlarne”. Luca Barbareschi, infine, ha portato la propria testimonianza sulle violenze subite da ragazzino e ha spiegato con chiarezza a studentesse e studenti che “chi è vittima non è colpevole, è un errore pensarlo. Non siete voi ad avere colpa, ma chi vi fa violenza. Quando l’ho detto a mio padre non mi ha creduto: allora non si parlava di questo fenomeno, ma oggi c’è un ascolto diverso da parte di genitori e insegnanti. Bisogna denunciare se una persona vi dà fastidio”.