"Serve una soluzione immediata per le due banche venete, e più in generale anche per le altre situazioni critiche del settore creditizio, affinché si eviti una crisi sistemica che avrebbe ripercussioni immediate e pericolose sull'economia reale, dunque sulle imprese e anche sulle famiglie. Seguiamo con attenzione e anche con non poca preoccupazione l'evolversi della trattativa tra il governo italiano e l'Unione europea che tuttavia non sembra vere sbocchi rapidi". Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, in merito al salvataggio della banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Secondo Pucci "si è perso troppo tempo negli ultimi mesi mentre sarebbe stato opportuno, da parte del governo oltre che delle autorità europee, dare il via subito a un piano volto alla messa in sicurezza dei due istituti del Nord Est". Per il vicepresidente di Unimpresa "il fallimento o la liquidazione ordinata, ipotesi circolate negli ultimi giorni sulla stampa, sarebbe deleterio non solo per il sistema bancario italiano, ma anche per quello imprenditoriale. Gli imprenditori devono aver fiducia nelle banche così come devono averla le famiglie. Devono investire e lasciare il loro denaro allo sportello in tranquillità, così come devono chiedere prestiti e finanziamenti per investire e crescere. Un circolo virtuoso in parte già frenato dalla lunga recessione e ora ancor più minacciato dalla bufera sulle banche".

Dipendenza quasi totale dalle banche per le imprese italiane: i prestiti agli imprenditori arrivano, infatti, per il 70% dagli istituti di credito, con il restante 30% suddiviso tra altri intermediari, enti pubblici, finanziatori privati diversi da banche, soggetti esteri. Su 750 miliardi di euro complessivi di finanziamenti, 510 miliardi (68%) sono erogati dal settore bancario, 94 miliardi (12%) da intermediari finanziari diversi dagli istituti, 37 miliardi (5%) dalla pubblica amministrazione, 12 miliardi (1%) da privati, mentre gli stranieri sostengono le imprese italiane con 94 miliardi (12%). Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui la composizione dei prestiti delle imprese italiane è rimasta sostanzialmente invariata dal 2015 al 2016. Secondo l'analisi dell'associazione, basata su dati della Banca d'Italia, i prestiti alle imprese sono passati da 752,1 miliardi del 2015 a 750,5 miliardi del 2016 con una contrazione di 1,5 miliardi (-0,21%). La composizione dei prestiti, in relazione alle fonti, è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi 12 mesi: a giugno scorso, 510,8 miliardi (68,07%) risultavano erogati dalle banche, 94,8 miliardi (12,64%) da altri intermediari, 37,8 miliardi (5,04%) da enti pubblici, 12,3 miliardi (1,64%) da altri privati, 94,6 miliardi (12,61%) da soggetti esteri; a giugno 2015, 511,9 miliardi (68,06%) risultavano erogati dalle banche, 95,6 miliardi (12,72%) da altri intermediari, 37,4 miliardi (4,98%) da enti pubblici, 13,7 miliardi (1,83%) da altri privati, 93,4 miliardi (12,42%) da soggetti esteri. Riduzioni di credito sono state osservate da quasi tutte le fonti: le banche hanno tagliato 1,02 miliardi (-0,20%), gli altri intermediari hanno ridotto i crediti per 745 milioni (-0,78%), altri soggetti privati hanno sforbiciato i finanziamenti per 1,4 miliardi (-10,32%); gli enti pubblici e gli investitori stranieri hanno incrementato gli impieghi alle aziende rispettivamente per 365 milioni (+0,98%) e 1,2 miliardi (+1,31%).