Dare certezza al mondo universitario sulla distribuzione delle risorse per il 2017. Confermare gli stanziamenti già effettuati nel periodo 2014-2016. Disciplinare in modo coerente ed esaustivo la materia del costo standard. Sono gli obiettivi della norma contenuta nel cosiddetto decreto Sud varato dal Governo e bollinato ieri. La norma si è resa necessaria dopo la sentenza della Consulta dello scorso 11 maggio, che è intervenuta sulle modalità con cui è stata esercitata la delega al Governo nella fase di attuazione del costo standard introdotto dalla legge 240 del 2010. In particolare, la Corte ha dichiarato incostituzionali due articoli (l’8 e in parte l’articolo 10) del decreto legislativo 49 del 2012. La sentenza non ha inciso sull’introduzione dello strumento del costo standard come modalità di ripartizione delle risorse finanziarie. Ma la Corte ha ritenuto che i principi e i requisiti generali del costo standard, soprattutto la definizione dei criteri e degli indici necessari per il calcolo e la progressione negli anni, vadano fatti ‘risalire’ al rango di norma primaria.

“La norma approvata è molto importante, è frutto di un approfondito lavoro da parte del Miur e dimostra ancora una volta che per il Governo l’università è un tema prioritario. Il provvedimento dà immediata esecuzione a quanto richiesto dalla Corte Costituzionale, disciplinando finalmente in modo coerente ed esaustivo la materia del costo standard - sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. Il provvedimento consente una rapida ed integrale assegnazione delle risorse statali per il 2017, offrendo certezza alle università sui fondi a disposizione. Assicura poi agli atenei il mantenimento delle risorse ricevute nell’ultimo triennio, visto che, peraltro, proprio sulla base della disponibilità di questi fondi, hanno già approvato i loro bilanci e preso impegni, fra cui anche quelli relativi all’assunzione di personale”. Lo sblocco delle risorse per il 2017 “mette in sicurezza anche l’attuazione della ‘no tax area’ – chiude Fedeli – che consentirà a ragazze e ragazzi con famiglie con ISEE inferiori a 13.000 euro di non pagare le tasse per l’ingresso all’università. Una norma finanziata proprio attraverso il fondo ordinario degli atenei che rischiava di rimanere bloccata”.