Quanto è importante l’audiovisivo per promuovere un luogo o una destinazione turistica? Ma sopratutto quali sono i benefici economici che investono un territorio grazie alla presenza di produzioni cinematografiche? L’Ischia Film Festival, che nel 2003 ha coniato il neologismo “cineturismo” grazie al patron Michelangelo Messina, ha quest’anno fatto il punto sulla valorizzazione delle location per la promozione del turismo partendo dalla Legge 14 novembre 2016, n. 220 – Disciplina del cinema e dell’audiovisivo che dà appunto dignità normativa al cineturismo. In particolare, gli Art. 10 e Art. 27 contemplano la promozione da parte del Mibact dell’immagine dell'Italia, anche a fini turistici, attraverso il cinema e l’audiovisivo, in raccordo con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e anche mediante accordi con l’Agenzia nazionale del turismo (Enit); l’art. 27 prevede poi che il Mibact realizza ovvero concede contributi per il finanziamento di iniziative e manifestazioni finalizzate a promuovere, anche a fini turistici, l’immagine dell’Italia attraverso il cinema e l’audiovisivo. Al convegno “Il cineturismo in Italia, un’opportunità per il territorio: analisi e prospettive” che si è svolto ad Ischia, al Castello Aragonese, il 30 giugno, nel corso della XV edizione dell’Ischia Film Festival, il legale Alessandro Del Ninno (Tonucci & Partner) ha osservato che questa legge non integra l’esistente in nuove prospettive, puntando al localismo, e non alla globalizzazione. Di contro, Nicola Borrelli, direttore della Direzione generale Cinema-Mibact, sottolineando il richiamo esplicito della legge alla promozione dei territori attraverso il cinema, ha annunciato il varo della piattaforma “Italy for Movies”, pensata come strumento utile per gli stranieri a caccia di location italiane, quindi proprio virata ad una maggiore internalizzazione.

“L’Italia è il primo posto come destinazione turistica potenziale in Europa e al quinto posto come reale: il cineturismo può contribuire a colmare la lacuna”, ha detto Antimo Cesaro, sottosegretario di Stato per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, evidenziando che “le location dei film sono un biglietto da visita”. Ha portato gli esempi di crescita turistica nella Nuova Zelanda con la Saga del Signore degli Anelli, e per l’Italia a Modica e Porto Empedocle grazie al Commissario Montalbano. Dai dati forniti durante il convegno, i cineturisti del Belpaese arrivano per il 15,8% dagli Stati Uniti, per il 14,6% dalla Gran Bretagna, per il 13,3% dalla Francia, per l’8% dalla Cina, per il 7,4 dall’India, per il 6,4% dalla Germania, per il 5,7 dalla Russia, per il 4,3% dal Canada, per il 4,1% dal Giappone, per il 3,1% dal Benelux, per il 17,2% da altri paesi. Tutto questo ha senso per Luigi Mazzella, giurista e politico italiano, capo di gabinetto del Ministero del Turismo e Spettacolo al tempo del complesso varo della “legge madre” sullo spettacolo - il FUS-Fondo Unico per lo Spettacolo -, se il cinema italiano torna ad essere esportabile come il neorealismo, ma “lo può diventare solo in una cultura davvero libera”. È portato invece a fare i conti Maurizio Sciarra, presidente dell’Apulia Film Commission, la cui filosofia è: “offrire servizi con ritorni in proporzione di 1 a 9”.

Intanto, l’immaginario collettivo si nutre di nuove produzioni. La serie Rai “I Bastardi di Pizzofalcone”, tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, ha offerto una nuova immagine di Napoli su cui si sta lavorando tanto in questi ultimi anni. Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, ha detto che, “attraverso la Fondazione Film Commission, la Regione Campania negli ultimi sei anni ha garantito le migliori condizioni per la realizzazione di centinaia di progetti (per un indotto economico pari a circa 160 milioni di euro, oltre ai benefici derivanti dall’azione promozionale verso località e siti interessati da produzioni di successo) muovendo intorno ad essi il clima di accoglienza e collaborazione che ha consentito un netto incremento del numero di film per cinema e fiction televisiva, in tutto o in parte girati in Campania. Le nuove iniziative per il cinema, la legge regionale 30/2016, l’avviso pubblico per l'erogazione di contributi a sportello, il piano triennale che riordina e offre risorse ai prodotti cinematografici, alle sale, ai cineclub e ai festival, le risorse Poc dedicate pongono al centro di questa nuova visione strategica il cinema. Non a caso la nostra Film Commission è diventata una fondazione in-house, e sarà dotata di nuove risorse. A breve traslocherà nel museo regionale dell’eccellenza del tessile e della moda. Il triennio 2018-2020 sarà dunque caratterizzato dall'avvio di un processo di Riorganizzazione”.

Ai numeri Maurizio Gemma, direttore generale della Campania Film Commission, ha affiancato una visione d’insieme. “Occorre sfatare alcuni luoghi comuni – ha osservato -. Il primo luogo comune da sfatare, sul versante della creazione dell’offerta, ad esempio, è che il potenziale promozionale di un film sia legato e limitato, in maniera didascalica, all’‘immagine positiva’ di un luogo, criterio peraltro discutibile per le diverse interpretazioni, anche di segno opposto, che se ne possono dare, oltre che per la visione monolitica del turista che ne è all’origine. Per fare un esempio concreto: sempre più spesso si sentono autori e produttori che nel pitch del loro prodotto affermano di rappresentare una Napoli diversa da quella di ‘Gomorra’, come se questo bastasse a nobilitare le inerenti caratteristiche dell’opera ed attestarne il potenziale promozionale. Il fatto che ‘Gomorra’ domini a tal punto il discorso dell’immaginario costruito intorno alla città di Napoli, tanto da essere diventato quasi misura delle tante possibili rappresentazioni del territorio, è già di per sé interessante. Considerare poi che il vastissimo successo internazionale della serie non sembra aver affatto danneggiato l’attrattività turistica della città che, invece, continua a far registrare incrementi dei flussi nazionali ed internazionali, è un dato ancor più interessante che suggerisce una possibilità non scontata. È possibile che l’‘effetto Gomorra’, e la ribalta internazionale che soprattutto la serie televisiva si è meritata, abbiano addirittura in qualche modo contribuito allo straordinario rilancio dell’attrattività turistica di Napoli a cui assistiamo da qualche anno? Nel gennaio 2015, mentre a Napoli infuocavano le polemiche fra amministrazioni locali pro o contro le riprese della seconda stagione, Beppe Severgnini scriveva sul New York Times che mentre con gli elevatissimi standard di scrittura e realizzazione, la serie conferma la capacità degli italiani di creare e produrre televisione di altissima qualità, le immagini di brutale squallore e degrado, lontane dall’idealizzazione romantica dell’Italia, dall’immaginario idillico di un paese eternamente cristallizzato in un epoca lontana dal presente, lasciano comunque intravedere una dimensione di grande metropoli europea e contemporanea, con uno dei più grandi porti del mondo per traffico passeggeri, la quarta realtà economica urbana d’Italia, periferie sconfinate intorno alla città che vanta il Centro Storico più vasto d’Europa. In questo senso la Napoli di Gomorra, non diversamente dalla New York di Taxi Dirver o, per citare un esempio più recente, della serie tv The Night of e non diversamente dalla Baltimora di The Wire, è un luogo di suggestioni e di atmosfere. Si tratta di metropoli attraversate da contrasti e abitate da un lato oscuro, le cui stesse contraddizioni sono oggetto di fascinazione. Da questo punto di vista, è chiaro che in questa fascinazione giochino un ruolo fondamentale l’efficacia del racconto, la mediazione dello sguardo dell’autore, la fotografia, la colonna sonora in altre parole lo stile della rappresentazione dei luoghi. La Napoli dei Bastardi di Pizzofalcone ha colpito gli spettatori soprattutto per la sontuosità e l’ampiezza degli interni, caratteristiche individuate sulla base di una precisa scelta registica, accentuate e spettacolarizzate da una fotografia dai colori saturi e dal ricorrente utilizzo di dolly e grandangolo. E passando ad altro esempio, cosa vorranno visitare i cineturisti che speriamo saranno numerosi, attratti dalla serie Neapolitan Novels, adattata dai romanzi di Elena Ferrante e di prossima realizzazione? E cosa sapremo proporgli? I luoghi delle ricostruzioni scenografiche del Rione Luzzatti negli anni ’50 o più probabilmente il Rione Luzzatti di oggi e il centro città ormai trasformato come già avviene per i literary tour lanciati dal successo dei romanzi? Quanto il successo della serie aggiungerà, in termini di numeri ed interesse specifico all’offerta turistica già collegata ai libri di Elena Ferrante, dipenderà senz’altro, come già argomentato a proposito de I Bastardi di Pizzofalcone dallo stile, dalle atmosfere, delle suggestioni del racconto visivo. Sul versante della domanda, altro luogo comune da sfatare è che la domanda del cineturista sia necessariamente motivata da valori e stimoli riconosciuti come universalmente positivi: la bellezza del paesaggio, l’interesse culturale del patrimonio, l’autenticità ed antichità della tradizione locale. Tornando sull’esempio della serie Gomorra, molti commentatori hanno osservato come le musiche, le sonorità del dialetto, i volti e la gestualità dei personaggi suggeriscano una specificità locale irriducibile alle omogenizzazioni ed al contempo coinvolgano lo spettatore nella trasversalità di un immaginario ‘pop’ seducente, globale, attuale. Se, quanto e come la serie Tv Gomorra possa aver contribuito al boom turistico che ha interessato Napoli negli ultimi anni potrà essere senz’altro oggetto di indagini di mercato ben più sofisticate di queste veloci osservazioni. La sovrapposizione dell’immaginario ‘pop’, con tutte le sue derivazioni trash, modaiole, all’immaginario tradizionale è già oggetto di un acceso dibattito culturale, ma intanto, forse non è azzardato affermare che il fenomeno ha detonato un’attenzione mediatica ed un effetto moltiplicatore tale da generare l’esplosione di una primavera creativa e produttiva in tutta la Campania che ha pochi precedenti, per il proliferare di racconti, diversificazione e contaminazione di generi, appeal popolare e importanza della componente autoriale. Infine, un altro luogo comune è che il cineturista si presti sempre e comunque ad essere intercetttato e manipolato anche dal più sofisticato location placement. A quale turista può rivolgersi la sollecitazione cineturistica? Al turista di massa che segue i trend dei ‘must see places’ dettati da operazioni di co-marketing più o meno indovinate al traino di grandi successi cinematografici e televisivi? Oppure si rivolge al turista / viaggiatore, che vorrebbe essere sempre un passo avanti o un passo di lato alla colonizzazione commerciale dei sentimenti e delle emozioni, vorrebbe sfuggire alla trasformazione del suo desiderio in consumo, vorrebbe scoprire i luoghi e non essere scoperto dal marketing territoriale? Probabilmente ad entrambi e a molti altri turisti diversi per età, fascia sociale, grado di istruzione. Per questo il location placement da solo non basta a creare la domanda ed al contempo il movie tour non è l’unica risposta alla domanda del cineturista. Su quali e quanti segmenti di domanda sia più proficuo concentrare investimenti e definizione dell’offerta è un altro quesito da cui ripartire per arrivare finalmente a quella pianificazione sinergica che può vedere coinvolte le Film Commission a fianco delle istituzioni locali, degli enti di promozione turistica, degli operatori privati”.

Eppure, la Basilicata ha ideato un vero e proprio “Basilicata Movie Tourism”. Patrizia Minardi, della Presidenza della Giunta regionale della Basilicata, ha evidenziato come si sia centrata la propria azione specifica nello sviluppo di un prodotto turistico virato su luoghi ed atmosfere del cinema. Tra i principali film girati in Basilicata e di forte richiamo ci sono: “Il Vangelo Secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, “The Nativity Story” di Catherine Hardwicke, “The Passion” di Mel Gibson, “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores, “Cristo si è fermato ad Eboli” di Francesco Rosi, “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo, “Christ che Lord: Out of Egypt” diretto da Cyrus Nowrasteh, e poi il remake di “Ben-Hur”, “Noi e la Giulia” e “Un Paese quasi perfetto” con Silvio Orlando e Fabio Volo. Il rilevante sviluppo della mobilità verso la Basilicata, del suo appeal turistico, è evidentemente frutto di due fattori: la forza trainante di immagine generata da ‘Matera 2019’, i cui effetti maggiori si percepiranno nei prossimi anni; e l’attenzione riservata dai grandi media per le produzioni cinematografiche nazionali ed internazionali che si vanno realizzando in Basilicata, con ricadute immediate sulla filiera di ospitalità e con la capacità, nel tempo, di poter dar vita a forme organizzate di cineturismo. Il progetto ‘Basilicata Movie Tourism’ (approvato con DGR n. 1249 dell’8 novembre 2016, dell’importo complessivo di € 332. 374,71) è suddiviso in quattro linee di intervento: Analisi delle best practices sul cineturismo a livello internazionale; Progettazione e realizzazione di itinerari/percorsi sul cinema; Promozione, Commercializzazione e Marketing; e Coinvolgimento territorio ed operatori.

Davide Mancini, Content advisor per Ivipro, ha evidenziato come negli ultimi tempi non solo le grandi major videoludiche internazionali sembrano aver riscoperto il nostro Paese, ma anche i nostri sviluppatori: tra la fine del 2015 e la fine del 2016 si contano ben otto titoli made in Italy legati alla cultura e al territorio italiano. “La tendenza rappresenta un segnale importante di una presa di coscienza ormai conclamata: i tempi sono maturi per iniziare a raccontare il nostro Paese anche attraverso i videogiochi – ha osservato -. Le opportunità da questo punto di vista sono molteplici: il videogioco può essere veicolo di storia e tradizioni, delle bellezze artistiche e paesaggistiche, ma non solo. Si tratta di un medium che permette di ricostruire in digitale luoghi che non esistono più, o che sono stati modificati dal tempo e dalla natura. Uno strumento in grado di affrontare il tema della memoria con risultati notevoli e con una forza comunicativa estremamente efficace. Un potenziale che può essere declinato in chiave contemporanea, per riflettere su eventi tragici che di recente hanno toccato il Paese”.

Ma per fare tutto questo c’è bisogno di guardare alla realtà, a quello che un luogo è diventato. È il caso delle Marche, regione violata dal sisma e che negli spot in onda viene reclamizzata in un modo che non corrisponde all’attuale situazione di terra in sofferenza. Per far prendere consapevolezza del nuovo scenario c’è Anna Olivucci, responsabile Marche Film Commission-Fondazione Marche Cultura. “Nessuna seria riprogrammazione turistica dell’economia e del turismo di questi territori dovrebbe essere impostata senza avere contezza di questi mutamenti: scosse, crepe, fenditure, sommovimenti di faglia sociali oltreché geologici, hanno gravemente compromesso l’impalcatura identitaria di persone e luoghi. Sarà necessario ripartire da questo sguardo diverso, profondo sul reale - senza ammiccamenti e rassicurazioni facili - ascoltare le comunità, o quel che ne resta, esserci e presidiare i luoghi, come molti già ‘si ostinano’ a fare, comprensibilmente e sin dall'inizio. E mettere in campo reali opportunità di ristrutturare l'identità degli abitanti, unitamente a quelle dei luoghi”. Quest’anno il Marche Landscape Cinefund ha focalizzato la propria attenzione sui giovani autori, “nella convinzione che motivare adeguatamente le nuove generazioni di autori (registi, sceneggiatori, scenografi, produttori) alle tematiche del paesaggio, sia la garanzia migliore – ha osservato Olivucci - per creare e diffondere nuova e più partecipata attenzione, in particolare utilizzando le opportunità del racconto filmico, capace di creare emozione, immedesimazione, senso di appartenenza, affiliazione. Abbiamo così destinato il Fondo suddividendolo tra: CSC, saggi di diploma degli allievi formati dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Scuola Nazionale di Cinema; Bando Under 35 dedicato ai giovani autori. Così, e nonostante le grosse difficoltà - perché girare in ‘zone rosse’ è un grosso problema dal punto di vista organizzativo, produttivo, di permessi e persino di sicurezza – ora sono in produzione tre corti che saranno girati e ambientati in zone come Acquasanta Terme, Visso, Sloerravalle del Chienti ed altri ancora. Si è cercata da subito una più ampia collaborazione con la gente del luogo (oltreché con le autorità preposte). Perché uno sguardo esterno non fosse indiscreto né indelicato, ma rispettoso e inclusivo. I filmati orgogliosamente parleranno la lingua dei luoghi, da questi si impregneranno di atmosfera, luci, volti, impegno, comunicando così davvero ed efficacemente la voglia di ricominciare ancora una volta ad ‘esserci’, ad essere presenza viva, e visibile”.