Ordine di scuderia al Senato: non presentate emendamenti per modificare l’articolo 2, c.3, del Dl Mezzogiorno bis, approvato dal CdM e di prossima pubblicazione in G.U., modifica la disciplina dei consorzi agrari e stabilisce che i consorzi possono svolgere la propria attività “anche mediante la partecipazione a società di capitali in cui i consorzi dispongano della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria” e che “le attività esercitate dalle predette società partecipate a favore dei soci dei consorzi agrari che ne detengono la partecipazione hanno natura mutualistica ad ogni effetto di legge”. Da quanto apprende AGRICOLAE sembrerebbe che la maggioranza di governo intenda rendere ‘intoccabile’ il provvedimento per renderebbe i consorzi agrari al pari delle società normali. In pratica una misura rocambolesca che estende il concetto della mutualità prevalente - tipica del mondo della cooperazione – ai consorzi che sembra presentare un paradosso giuridico: la cooperazione nel suo statuto non fa utili perché tutto viene redistribuito tra i soci, le società a capitale fa invece utili. Come si fa dunque a estendere la mutualità prevalente a chi fa utili?

Da quanto apprende AGRICOLAE sembrerebbe anche che sia volontà del governo presentare in seconda battuta alcuni emendamenti “delucidatori” in merito.

Ma Roberto Ruta gioca il ruolo di battitore libero: “io l’ho presentato. Quell’estensione fatta non mi sembra congrua”.

Qui di seguito Agricolae riporta il testo dell’emendamento

  1. 2860

 

Emendamento

Art. 2

Sopprimere il comma 3.

 

RUTA

 

NOTA:

Il comma 3 dell’articolo 2 introduce nuovamente un regime agevolato a favore dei consorzi agrari che non trova alcuna giustificazione nella materia oggetto del decreto-legge in esame: la relazione governativa si limita a indicare una erogazione di “un novero più ampio di servizi a favore dei consorziati”, mentre la relazione tecnica, semplicemente, non ascrive effetti negativi per la finanza pubblica. I consorzi agrari, che avevano già goduto di un riconoscimento ex lege del requisito della mutualità prevalente (art. 9, legge n. 99 del 2009), che ogni cooperativa agricola deve “guadagnarsi sul campo”, attraverso una rigorosa dimostrazione dei requisiti fissati dalla normativa civilistica (artt. 2512 e 2513 c.c.), si vedono destinatari di un ulteriore intervento normativo di favore che, ancora una volta, lede il principio di libera concorrenza. Con il provvedimento governativo si dà un’applicazione originale del principio di “contaminazione” per cui tutto ciò che “toccano” i consorzi agrari acquista natura mutualistica.  Invero, si afferma che le attività esercitate dalle società partecipate dai consorzi agrari a favore dei soci degli stessi consorzi agrari che ne detengono la partecipazione, “hanno natura mutualistica ad ogni effetto di legge”. In tal modo una società a responsabilità limitata partecipata dai consorzi agrari, pur configurandosi come tipica organizzazione collettiva a scopo di lucro, acquista natura mutualistica, contraddicendo con ciò lo schema giuridico naturale adottato. In sostanza, si attua una sorta di confusione tra scopo di lucro e scopo mutualistico con tutte le implicazioni sul piano della operatività della società stessa. E ciò a prescindere dal fatto che le altre società di capitali che non vedono la partecipazione dei consorzi agrari, non beneficiano di questa particolare condizione, che li avvantaggerebbe sul piano fiscale e delle possibili agevolazioni creditizie. Di qui la irragionevolezza della norma introdotta, stante il differente trattamento normativo che si riserva a soggetti aventi la stessa configurazione e natura giuridica. La materia è stata oggetto di interventi “spot” che prescindono da un esame complessivo ed organico della stessa, affidata a scelte normative “dell’ultima ora”, destrutturanti il sistema dell’organizzazione societaria  dell’attività di impresa. Dopo l’emendamento su Federconsorzi, ritirato dal Governo in sede di conversione del decreto-legge n. 50 del 2017, viene introdotto nuovamente un regime agevolato a favore dei consorzi agrari, che non trova alcuna giustificazione anche di natura costituzionale. Si propone, pertanto, la soppressione della disposizione.

 

  1. 2860

Emendamento

 

Art. 2

Al comma 3, capoverso 2-bis, sopprimere il secondo periodo.

RUTA

NOTA:

Stessa motivazione del precedente

Per saperne di più:

DL MEZZOGIORNO, ECCO IL TESTO. ALLARGATA NOZIONE SOCIETA STRUMENTALE. CONSORZI AGRARI ORA NON POSSONO PIU FALLIRE

All’articolo 2 del Dl Mezzogiorno si parla nuovamente di consorzi agrari – che partecipano come soggetti nella filiera - con l’obiettivo di rafforzare i contratti di filiera e promuovere filiere italiane nella produzione di grano e olio. Seguendo il trend dettato dal fondo grano istituito all’epoca della crisi del prezzo e delle speculazioni.

Nello specifico, l’art. 3, c.3, del Dl Mezzogiorno bis, approvato dal CdM e di prossima pubblicazione in G.U., modifica la disciplina dei consorzi agrari e stabilisce che i consorzi possono svolgere la propria attività “anche mediante la partecipazione a società di capitali in cui i consorzi dispongano della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria” e che “le attività esercitate dalle predette società partecipate a favore dei soci dei consorzi agrari che ne detengono la partecipazione hanno natura mutualistica ad ogni effetto di legge”.

Sembra evidente, data la formulazione letterale, che la disposizione risponda a problemi interpretativi o applicativi “specifici”, molto probabilmente occasionati da un’ispezione.

Quanto al probabile significato giuridico della norma, sembra siano da escludere gli effetti tributari quali l’applicazione alle società strumentali non cooperative del regime fiscale tipico delle cooperative. Tale regime, infatti, presuppone l’applicazione di istituti giuridici peculiari delle cooperative (ad es. le riserve indivisibili) non rinvenibili nell’ordinamento delle società strumentali non aventi forma cooperativa.

Neppure dovrebbe avere incidenza sulla disciplina della mutualità, come noto godendo i consorzi agrari della cd “mutualità prevalente di diritto”: in altri termini i consorzi agrari sono considerati a mutualità prevalente pur avendo nei fatti una mutualità prossima allo zero virgola.

Sembrerebbe potersi altresì escludere che la norma abbia lo scopo di rendere lecita la creazione di società strumentali, perché non risulta che tale possibilità sia in astratto vietata.

È invece probabile che la disposizione intenda allargare la nozione di società “strumentale”, considerando coerente con la struttura mutualistica del consorzio e lecita anche l’attività della società strumentale che non renda servizi al consorzio ma anche direttamente ai consorziati.

Insomma, sembra non sia la replica di quanto presentato negli anni scorsi da alcuni deputati e senatori per trasferire in toto il concetto di mutualità prevalente ai consorzi agrari. Ma ora non possono più fallire a causa dell’estensione della norma adottata finora dalle cooperative.

Si aspetta ora che il DL Mezzogiorno arrivi in aula. Si lavorerà – da quanto apprende AGRICOLAE – in sinergia con la Camera. I lavori dovrebbero partire dal Senato ma i senatori dovranno prendere accordi con i ‘colleghi’ di Montecitorio competenti in materia.

Qui di seguito AGRICOLAE riporta il testo della bozza:

bozzadlmezzogiorno.

Per saperne di più:

FEDERCONSORZI, BILANCI ALLA MANO I NUMERI DEI ‘GRANDI’: 989,3 MLN DI DEBITO E 20 MLN DI EURO DI INTERESSI PASSIVI ANNUI