I prossimi dieci mesi saranno tutti di campagna elettorale e Matteo Renzi affila le armi in vista di quella che sarà una lunga volata verso la scadenza delle politiche della primavera del 2018. La direzione del Partito democratico è stata l’occasione per il segretario di ricordare quali fossero i veri obiettivi. Rapporti con l’Europa, Ius Soli e crescita economica con un occhio necessario agli equilibri interni al partito sono stati i punti su cui si è svolta la sua relazione. Una direzione, che per la prima volta non ha visto la diretta streaming e che per coglierne i contenuti ci si è affidati alle poche parole trapelate dalla riunione del Nazzareno. Nella prossima legislatura l’Italia dovrà chiarirsi con i partner europei, ha detto Renzi. Serve un approccio diverso sul deficit e va posto il veto sul fiscal compact nei Trattati. “Abbiamo vinto la battaglia sulla flessibilità - ha detto Renzi - perché in Europa, dopo le europee, abbiamo messo un diktat”. Sul tema dello Ius soli Renzi si gioca molto: “è un principio di civiltà. È giusto andare avanti”, ha detto. Ma anche l’immigrazione “sarà al centro della prossima campagna elettorale e di quelle dei prossimi 20 anni. L’immigrazione è al quarto posto tra le preoccupazioni degli italiani”. “Servono politiche di cooperazione. Minniti ieri è stato bravo, in Europa su questi temi siamo divisi”, aggiunge.

Sul dibattito interno al partito Renzi tira diritto: “In due milioni hanno votato alle primarie. La base costitutiva del Pd non è l’accordo di qualche capocorrente ma il voto dei cittadini alle primarie. Sia chiaro, io rispondo a loro, non ai capicorrente”. E sull’esito delle elezioni amministrative ritenuto dalla minoranza interna “deludente” Renzi rimanda al mittente le accuse: a Genova, ha detto il leader del Partito democratico, il Pd ha perso con una coalizione “larga, ampia” mentre si è vinto a Padova dove si era perso nel 2014 quando ci fu, invece, il successo alle europee. “Utilizziamo il Pd come una finestra, non come uno specchio per riflettere noi stessi”, ha sottolineato. "La discussione interna al Pd interessa solo 3 o 300 persone, ma se parliamo di alleanze i cittadini non si accorgono degli effetti delle riforme", ha detto rivolto a chi nel partito, come Dario Franceschini, crede in un percorso di dialogo interno alle varie anime della sinistra. Immediata la reazione del ministro dei Beni culturali, uno dei più critici esponenti interni al Pd. "Io sono fra i 350 soldati che parla anche di alleanze. Il tema delle alleanze dobbiamo porcelo", ha detto Franceschini, che ha poi annunciato che voterà la relazione del segretario. "Chi ha detto che abbiamo perso le amministrative perché non c'erano le coalizioni? Non io. Il problema è opposto, che non abbiamo vinto neanche avendo le coalizioni. A Taranto abbiamo vinto ma il Pd ha preso il 13 per cento: siamo un po' lontani dal poter vincere da soli. Servono le proposte, serve la forza leader, serve l'azione di governo, serve l'organizzazione, ma servono gli altri, servono le alleanze", ha detto Franceschini.