"Difendere gli interessi delle categorie che si rappresentano, oggi è un compito difficile e impegnativo. Ci si muove in un contesto molto più volatile che nel passato, un mercato globale che segue regole non controllabili, una competitività senza frontiere, una accentuata sensibilità sociale e una comunicazione 'senza regole' che influenza i cittadini molto più di prima". Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti nel corso della relazione "Coltiviamo l'Italia" in corso a Roma all'Auditorium Parco della Musica. "Domani scoccano i primi cento giorni della nuova governance di Confagricoltura - ha aggiunto Giansanti -. Sono successe tante cose: alcuni assetti sono cambiati, come è nostro dovere ci siamo confrontati e ci confrontiamo con il governo su alcune proposte normative, stiamo lavorando sulla macchina organizzativa e iniziato a realizzare il progetto che nella fase elettorale avevo illustrato. Ci eravamo detto che saremmo ripartiti dai territori e così è stato". 

Giansanti ha quindi ricordato "quanto c'è da fare" e "come il coinvolgimento del territorio possa arricchire le elaborazioni e giovare alla costruzione delle posizioni della Confederazione - ha ammesso il presidente -. Nove gruppi di lavoro, guidati da altrettanti membri di giunta che si confronteranno con frequenza, è questo il mio auspicio. Avranno il compito di supportare me e la mia giunta nel poderoso lavoro che abbiamo davanti".

Cinque le parole d'ordine della kermesse: Agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio. L'Agribusiness è ormai una realtà, ha rammentato Giansanti, sottolineando come il settore incida per il 2% del il globale, il 4% dell'occupazione, il 9,2% sull'export complessivo. In Italia il giro d'affari si traduce in un 17% del pil nazionale che produce un valore aggiunto complessivo di 280 miliardi di euro ogni anno. 

"Dobbiamo convivere con la volatilità dei mercati - ha detto Giansanti -.Dobbiamo chiederci se gli strumenti delle politiche che abbiamo messo in atto sono adeguati a questo scenario che cambia". Sulla competitivià, invece, c'è ancora molto da fare: nel 2016 l'export agroalimentare è contato per 39 miliardi di euro pari al 9% delle esportazioni nazionali  e ha contribuito a ridire il deficit da oltre 7 miliardi a 4,5 miliardi di euro.  Qui, sottolineato Confagricoltura, serve un fisco che garantisca sviluppo, che premi le filiere intelligenti cioè quelle che ridistribuiscono reddito fra i vari attori. Poi un credito che elimini il principale scoglio rappresentanti dai sistemi di valutazione delle imprese da parte delle banche: "Sulle garanzie dirette di Ismea, sulla garanzia sussidiaria e sul fondo di garanzia per le Pmi riteniamo si debba aprire uno o più tavoli di lavoro con il fine di agevolare l'uso di strumenti da parte degli agricoltori". 

Poi la semplificazione: la sfida qui secondo il presidente di Confagricoltura è l'innovazione tecnologica ma anche le forti frammentazioni amministrative: "Come ad esempio il riordino dell'Agea e dall'Aia per ciò che concerne la disciplina della riproduzione animale, la famosa legge 30. Si tratta di interventi di sistema, che condizionano, in modo significativo il contesto in cui deve svilupparsi l'attività di impresa e che deve agevolare la competitività dell'azienda per vincere le sfide del mercato. In particolare dalla riforma di Agea ci aspettiamo che crei le condizioni affinché non si ripetano i ritardi, le difficoltà burocratiche e gestionali che mettono a rischio il diritto degli agricoltori a percepire i premi comunitari". 

Quindi la Pac: "Per noi rinazionalizzare la Pac non è un'opzione. Però c'è bisogno di una Pac diversa da quella in vigore". Alcuni punti, ha precisato Giansanti, "per noi sono ineludibili: non si può in alcun modo parlare di ridimensionamento del budget dedicato all'agricoltura europea. È in gioco l'avvenire stesso del nostro settore e dei nostri territori; un passaggio questo forse stretto, ma con cui politicamente occorre fare i conti. Abbiamo bisogno di una Pac efficiente che affronti le sfide sempre maggiori alle quali è chiamata l'agricoltura di oggi: cibo sicuro per tutti in un mercato stabile, gestione del territorio, adattamento ai cambiamenti climatici. Non abbiamo invece bisogno di vincoli burocratici ma servono strumenti che aiutino gli imprenditori a superare le difficoltà del mercato. Infine serve un regolamento sullo sviluppo rurale che aiuti davvero le imprese agricole a quell'ammodernamento strutturale senza il quale il sistema produttivo non cresce in termini competitivi e non è adeguato ai mercati". Inoltre "chiediamo che il bilancio agricolo venga messo al riparo dagli effetti determinati dall'uscita del Regno Unito dall'Unione". 

Sul lavoro Confagricoltura chiede infine la riduzione del carico contributivo "a partire dalla revisione delle aliquote INAIL, soprattutto in favore delle aziende che stabilizzando i rapporti di lavoro e aumentano il numero di giornate denunciate". Mentre sul territorio è soprattutto il cambiamento climatico il problema: "Per accompagnare gli agricoltori nel processo di efficientemente dei sistemi irrigui è necessario rafforzare la rete di formazione e assistenza sulle tecniche e sui metodi di risparmio. E soprattutto occorre accelerare il più possibile la realizzazione delle nuove opere, soprattutto invasi come superare le difficoltà relative alla condizionalità ex ante sulle risorse idriche attivando rapidamente un piano di investimenti regionale.  Infine sulla salute Giansanti ha ricordato le 'Smart farm' con le nuove tecnologie che "permettono di migliorare la competitività delle imprese contribuendo nello stesso tempo all'aumento dell'occupazione giovanile in agricoltura".