“Dolzedia è una nave scuola. È tante cose insieme. È dedita alla cultura, ma al tempo stesso è una donna del popolo. È una prostituta pacchiana, vintage, che però ha successo con i clienti, anche giovani, perché ha inventato una sorta di gioco erotico, lo ‘gnicche gnacche’, che lei non spiegherà mai, rimarrà un mistero. Incuriosito dalla libidine, un personaggio si chiede nel film ‘ma che cos’è lo gnicche gnacche?’, ma non avrà risposta, neanche quando la figlia di Dolzedia imparerà questa sorta di arte erotica. E questo ‘gnicche gnacche’, secondo me, era un altro titolo possibile”, ad interpretare questo personaggio così particolare è l’attrice catanese Guia Jelo che parla il dialetto (“turpiloquio più che altro”, osserva lei) della sua città nel nuovo film di Aurelio Grimaldi, “La Divina Dolzedia”, che sarà presentato in anteprima al Taormina Film Fest domenica 9 luglio alle ore 18 al Palazzo dei Congressi.

Il film è variopinto come la casa di Dolzedia, piena di ricordi, opere d’arte di raffinata fattura, suppellettili pseudoreligiose e “ferri del mestiere”, dove si alternano numerose figure attratte dalla bizzarra e generosa umanità della proprietaria… Tra questi personaggi ci sono tre gustosi camei, quelli di Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Simona Izzo. Nel cast anche Lucia Sardo e, per la prima volta sullo schermo, Maria Chiara Pappalardo..

Cosa l’ha più colpita della sceneggiatura? “L’unire la cultura al sesso - risponde Guia Jelo -. Dolzedia recita ‘Donna de Paradiso’, nota anche come ‘Pianto della Madonna’, la lauda di Iacopone da Todi, e il canto XVIII dell’Inferno di Dante tradotto in siciliano. Ma non solo. Lei vuole che i suoi clienti abbiano una cultura ed è capace di non farsi pagare purché pensino alla propria istruzione. Sogna di andare da Bruno Vespa a ‘Porta a Porta’ a decantare la sua cultura, una cultura che grazie a lei si sposa al sesso, anche se il sesso non si vede. Ho rifiutato i nudi integrali. Mi mostro però in tutta la verità di una donna che ha qualche ‘acciacchetto’ fisico, magari il braccino non proprio tonico come richiedeva il personaggio… mi sono mangiata un cannolo in più in quel periodo – strizza l’occhio l’attrice -. Ora sono tornata in forma – continua Guia Jelo - grazie al nuoto e perché stimolata dal casting di ‘La chiamavano Maryam’ di Terence Hill. Intanto, Aurelio Grimaldi mi ha regalato un sogno: io sono ‘La Divina Dolzedia’, quindi io sono tutto il film, lui l’ha pensato per me e con me”.