L’Aula della Camera inizia la discussione sulla proposta del deputato Pd Emanuele Fiano (Pd) di introdurre il reato di propaganda del regime fascista e neonazista e subito scoppiano le polemiche tra gli schieramenti politici. Il M5S definisce il provvedimento “liberticida” perché se entrasse in vigore, rilevano i grillini, “violerebbe gli articoli 21, 25 comma 2 e 117 della Costituzione e in particolare la libera manifestazione del pensiero”. A rispondere ai pentastellati è il segretario Pd Matteo Renzi che scrive su twitter: “Liberticida era il fascismo non la legge sull’apologia del fascismo. Bisogna dirlo al M5s: era il fascismo liberticida. Almeno la storia!”. Nello scontro si inserisce anche il centrodestra. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta twitta: “#DdlAntifascimo @matteorenzi Perché non introdurre in legge Fiano anche apologia comunismo? Storia va letta a 360gradi, non in unica direzione”. E il leader della Lega Nord Matteo Salvini attacca: Nel 2017 non ha senso il reato di opinione. Un conto sono le minacce, gli insulti o l’istigazione al terrorismo, altra cosa sono le idee, belle o brutte, che si possono confutare ma non arrestare. Le idee non si processano, via la Legge Mancino.

Nel dettaglio la proposta di legge Fiano, composta da un unico articolo, introduce nel codice penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista punibile con la reclusione da 6 mesi a 2 anni. Le condotte penalmente rilevanti sono individuate nella propaganda di immagini o contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco o delle relative ideologie, anche solo con la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni che raffigurino persone, immagini o simboli chiaramente riferiti a questi partiti o ideologie; nel richiamare pubblicamente la simbologia o la gestualità del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco ovvero delle relative ideologie. Costituisce aggravante del delitto la propaganda del regime fascista e nazifascista commessa con strumenti telematici o informatici. L’aggravante riguarda quindi sia i siti Internet con contenuti di propaganda delle ideologie fasciste e nazifasciste sia il merchandising online dei gadgets e degli altri beni chiaramente riferiti al partito e all’ideologia fascista o nazifascista.