“Il progetto è stato stilato sulla base dei dettami della normativa che affida al Crea il piano di ricerca straordinario, anche per chiudere il rilancio dell’Ente come coordinatore su ambiti ritenuti cruciali quali bioinformatica, biotecnologie e agricoltura digitale”. Lo ha detto Salvatore Parlato, presidente del Crea, durante l’audizione nell’ambito dell’esame dello schema di decreto ministeriale di approvazione al piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dallo stesso Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria. “Il Crea nel definire progetto ha individuato punti di forza e di eccellenza degli ambiti confrontandosi con i portatori di interesse – ha aggiunto Parlato –. Esiste una parte di attività ‘trasversale’, funzionale a dispiegare effetti sulle diverse filiere e attività di ricerca idonee a garantire risultati nei tre anni o a sviluppare risultati consistenti per il settore agroalimentare. L’impatto finanziario è pari a 21 milioni nel triennio e dovrebbe consentire di garantire quel minimo di infrastrutturazione”.



Parlato si è comunque detto “contento che il legislatore abbia intrapreso questa iniziativa perché secondo l’intera comunità scientifica è su questi temi che si misurerà la competitività dei sistemi agroalimentari nei prossimi 20 anni”. Per quanto riguarda il personale, quest’ultimo “verrà reclutato in base alle competenze necessarie ai fini della ricerca. Con molta probabilità verrà coinvolto del personale precario ma non si potrà procedere in nessun modo alla stabilizzazione perché le risorse riguardano il progetto. Come risolvere il precariato nell’ente? Il problema ce lo stiamo ponendo ma è chiaro che siamo favorevoli alla stabilizzazione essendo personale di qualità”. La sinergia con il gruppo degli economisti agrari “non è perfetta” ha invece chiarito il presidente del Crea e “mi dispiace non si intraveda nel progetto ma la volontà è stata quella di inserirla in Agridigit e biotecnologie per far sì che eventuali scoperte possano avere ricadute economiche. Magari non è scritto bene ma questa sinergia per noi è molto importante”.



Infine, sull’adeguamento del cronoprogramma per le biotecnologie “il problema è che noi come scienziati dobbiamo fare riferimento a quanto dice la comunità scientifica sull’argomento, ma a mia conoscenza non credo esista a livello mondiale un parere che associ queste tecniche agli ogm – ha precisato Parlato –. Comunque durante il progetto non ci scosteremo dalla normativa vigente. Svilupperemo tecniche e sfrutteremo questi anni per fare la ricerca che ci consenta di stare sul pezzo una volta che si sia chiarita la questione. Nei tre anni costruiremo l’attività scientifica per avere materiali da sperimentare ritenendo questo periodo congruo. Se ritardassimo potremmo ritrovarci in una posizione di gap rispetto ai nostri partner internazionali” , ha concluso Parlato.