Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato questa mattina ad Aquilone (So) alla cerimonia per il trentesimo anniversario dell’alluvione in Valtellina. Il capo dello Stato nel suo discorso ha voluto ricordare tutti coloro che “portano dentro di sé il ricordo dei terribili giorni dell'alluvione, ma anche - certamente - l'orgoglio di aver saputo ricostruire la vita sociale, di aver dato un futuro alle loro comunità in questi luoghi, tornati alla loro straordinaria bellezza”. Mattarella ha rivolto il suo pensiero alle 53 vittime. “Le vite spezzate furono numerose, soprattutto in Valtellina, ma purtroppo anche altre valli vicine divennero, nel luglio del 1987, teatro di devastazioni e di tragedie. La memoria di quegli eventi non può non soffermarsi sulla valanga di fango e detriti che il giorno 18 colpì il condominio ‘La Quiete’ e l'albergo ‘La Gran Baita’ di Tartano, uccidendo e sottraendo persino alcuni corpi all'affetto dei propri cari. Fu l'inizio di una catena di lutti e sofferenze. Eventi metereologici straordinari – ha ricordato il Capo dello Stato - sconvolsero un territorio vasto, paralizzando per settimane la vita dei suoi abitanti, colpendo e distruggendo ciò che nel tempo era stato costruito. Ne facciamo memoria qui, nel borgo di Aquilone, perché dieci giorni più tardi dalla prima inondazione, proprio su questa terra venne pagato il tributo umano più pesante, il più spaventoso: si lacerò la montagna e una parte di essa precipitò a valle cancellando ogni cosa. Tanto immane fu la valanga da risalire persino sul versante opposto, seminando ancora morte”.

“Non possiamo - né dobbiamo - dimenticare e, del resto – ha detto ancora Mattarella -, le foto delle vittime di Aquilone ci ricordano quanto avvenuto e commuovono soprattutto quelle dei bambini. Un Paese, una società solidale, non dimentica chi ha perso la vita in circostanze così sconvolgenti, in giornate che resteranno per sempre cerchiate nella propria storia civile. Siamo vicini ai familiari, agli amici, a tutti coloro che hanno visto la loro casa distrutta, i loro beni svaniti o danneggiati dalla furia degli elementi, il lavoro perduto o comunque da reinventare. Quando un cataclisma si abbatte su un territorio, anche il più distante, la solidarietà non è un atteggiamento esteriore, ma la condizione stessa dell'essere nazione, cioè del costituire una vera comunità”. Non può esserci periferia in una società davvero coesa. Periferia è ciascuno dei luoghi in cui si vive insieme, si possono esprimere i talenti, manifestare le libertà, esercitare i diritti e i doveri dei cittadini. Il centro non è un luogo separato, o sovraordinato, ma è il nostro stare insieme, è il bene comune dell'intera Italia”.