Si lavora a Roma alacremente per evitare il minacciato razionamento dell’acqua. A fronteggiarsi nella trattativa sono i tecnici della Regione e Acea, la multiutility della quale il Comune di Roma è socio al 51 per cento. Tutto com’è ben noto è scaturito dallo stop al prelievo di acqua dal lago di Bracciano deciso dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti. A cui Acea ha risposto minacciando di chiudere i rubinetti per otto ore. La Regione sta lavorando per scongiurare tale chiusura. L’ipotesi è quella di innalzare i prelievi dalle altre quattro fonti che forniscono la Capitale. In attesa dell'esodo estivo e dunque del calo del consumo e magari dell'arrivo delle precipitazioni. Si attende ora la risposta di Acea. Ma quanto sta succedendo a Roma sta avendo echi profondi nel resto dell’Italia. Pare infatti che almeno 10 amministrazioni regionali, data l’emergenza siccità, abbiano già avviato le verifiche e stiano per inoltrare la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole per attivare il Fondo di solidarietà nazionale.