AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE ARRIGONI, LN-AUT SENATO, SU TAVOLO TECNICO INCENDI (ANCHE ALLA LUCE DELL’AVVENUTO ASSORBIMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO NELL’ARMA DEI CARABINIERI)

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07842

presentata da

PAOLO ARRIGONI
martedì 18 luglio 2017, seduta n.861

ARRIGONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in questi giorni l'Italia sta attraversando una vera e propria emergenza di incendi boschivi;

in data 14 luglio 2017 sul sito internet del giornale "il Fatto Quotidiano", rubrica "Ambiente & Veleni", è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo "Incendi, non solo elicotteri fermi: con "l'estinzione" della Forestale non c'è più neanche la prevenzione dei boschi";

il testo dell'articolo è il seguente: «Tra gli effetti della riforma Madia che ha voluto l'accorpamento con carabinieri e vigili del fuoco non ci sono solo i velivoli antincendio bloccati a terra. Ma anche figure professionali dequalificate, presidio del territorio smantellato, pasticci burocratici e Regioni depotenziate. I sindacati: "Rivoluzione? Piuttosto una soppressione affrettata". Direttori operativi dequalificati, presidio sul territorio smantellato, complicazioni burocratiche interminabili e Regioni depotenziate. Mentre l'Italia brucia, tutte le storture e i ritardi della riforma Madia vengono a galla: non riguardano soltanto gli elicotteri dell'antincendio boschivo costretti a restare a terra, che già è paradossale. A distanza di 7 mesi dalla sua entrata in vigore, la "rivoluzione" voluta dalla ministra della Pubblica amministrazione si rivela un sostanziale flop. Causato, soprattutto, dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato. "Una soppressione affrettata, fatta in nome della semplificazione, che non ha tenuto conto delle prevedibili complicazioni che si sarebbero verificate. E che puntualmente sono emerse in tutta la loro evidenza proprio nel momento della verità" commenta Gabriele Pettorelli, coordinatore nazionale dei Forestali per il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco. Il pasticcio della riforma arriva nell'annus horribilis dell'ultimo decennio per le emergenze incendio. Dal primo gennaio ad oggi sono state 764 le richieste di soccorso aereo: nel 2007 erano state 722 nello stesso periodo nel 2007, nel 2012 458. Non è un caso, secondo Pettorelli: "Sopprimendo la Forestale si è notevolmente indebolita quell'opera di presidio sul territorio e di prevenzione che era propria dei nostri uomini". Erano 8mila, fino al 31 dicembre 2016: poi sono stati distribuiti tra i vigili del fuoco (360 appena) e la Pubblica amministrazione (circa 1240). Ma è ai carabinieri che sono stati destinati in modo massiccio: ben 6400. Ed è stato un passaggio che ha lasciato conseguenze pesanti. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei cosiddetti Dos, ovvero i direttori operativi degli spegnimenti: sono coloro che sono in grado di coordinare i lavori in caso di emergenza. La Forestale era particolarmente preparata in questo compito e le ex guardie trasferite tra i pompieri speravano di vedersi riassegnare automaticamente quell'incarico (i carabinieri non operano nell'antincendio). Così non è stato. E così da un lato i vigili del fuoco sono stati costretti a una corsa contro il tempo per formare il proprio personale in questa difficile mansione, dall'altro molti ex forestali specializzati si sono ritrovati relegati in ruoli di minore responsabilità o parcheggiati senza mansioni, nell'attesa di decreti attuativi previsti nella riforma. E nell'attesa, chissà, della prossima emergenza. Poi c'è la storia dei mezzi aerei di soccorso. "Qui il cortocircuito nasce dalle difficoltà legate al passaggio di proprietà dei mezzi della Forestale" racconta il coordinatore del Conapo. Fino all'anno scorso, la Forestale poteva mettere a disposizione dello Stato una flotta di 32 elicotteri, di cui ben 30 in grado di intervenire per spegnere gli incendi. Al primo gennaio 2017 sono transitati tutti sotto la proprietà dei carabinieri. Che ne hanno trattenuti per sé la 13, convertendoli però ad altre finalità. Cinque dei 18 Ab412, velivoli di dimensione media capaci di trasportare fino a 1000 litri d'acqua, e tutti gli 8 nh500, piccoli ma maneggevoli, utilissimi in situazioni critiche. Tredici elicotteri che fino all'anno scorso operavano in casi d'incendio, e quest'anno no. Ma non è finita qui. Perché dei 17 mezzi aerei assegnati ai vigili del fuoco per effettuare operazioni di spegnimento, in questi giorni ne vengono impiegati appena 7. Si tratta dei 4 S-64, enormi "gru volanti" in grado di sganciare fino a 9mila litri per volta, e di 3 Ab412. Solo 3, a fronte dei 13 modelli finiti nella disponibilità dei pompieri. Com'è possibile? Secondo Pettorelli, il motivo è semplice. "La riforma Madia ha provocato tutta una serie di complicanze burocratiche e ora, nel momento della verità, i nodi arrivano al pettine". Da un lato i problemi legati ai protocolli di volo. "Quelli dei forestali erano diversi da quelli adottati dai vigili del fuoco: per cui molti piloti hanno dovuto rivedere le procedure e questo ha prodotto ritardi". Poi c'è il problema della manutenzione. "Sembra assurdo - prosegue Pettorelli - ma si è arrivati a luglio, cioè al mese più critico dell'anno, con vari elicotteri non autorizzati a volare". La prima parte del 2017 ha visto una corsa contro il tempo per riassegnare ruoli e competenze un tempo svolti dai Forestali: così anche la manutenzione è stata ritardata. Risultato? Elicotteri parcheggiati negli hangar, in attesa di un certificato, mentre i boschi sono in fiamme. Quelli che fino al 2016 appartenevano alla Forestale non sono gli unici velivoli di cui dispone lo Stato. La flotta italiana conta anche su 16 Canadair, dislocati su 14 diverse basi sul territorio nazionale, più altri mezzi - privati, talvolta, o messi a disposizione dalle Capitanerie di porto - cui ci si affida attraverso delle convenzioni ad hoc. Ma è evidente che i problemi connessi alla riforma Madia si fanno sentire. Soprattutto per le Regioni, cui compete la gestione dell'antincendio boschivo, per il quale sono obbligate a mettere a punto ogni anno un piano specifico. Alcune - come il Veneto e la Toscana - hanno deciso, nel tempo, di organizzarsi in maniera sempre più autonoma, facendo affidamento sui propri dipendenti o sui volontari della Protezione Civile. La maggior parte, però, continua a scegliere la soluzione più canonica delle convenzioni. Che, fino all'anno scorso, venivano stipulate sempre con la Forestale e i vigili del fuoco. Ora che il primo di questi corpi è stato soppresso e il secondo è costretto a fare i salti mortali per coprire tutti gli interventi, la situazione è molto più complicata. Soprattutto perché a non essere operativi sono appunto i mezzi aerei. Un esempio su tutti riguarda la regione più martoriata dalle fiamme in questi giorni. La Sicilia, fino a tutto il 2016, ha potuto contare su 4 Ab412: li utilizzava praticamente come propri, ma di fatto appartenevano alla Forestale. Non è più così, da quest'anno. E i risultati sono nelle pagine della cronaca»;

da quanto riportato, e al di là del grande impegno e professionalità che gli operatori delle varie forze in campo stanno dimostrando (vigili del fuoco, Dipartimento della protezione civile nazionale, forze di polizia, associazioni di volontari locali), emergerebbero, quindi, diverse discrasie sul sistema dell'antincendio boschivo legate, in parte, anche alla chiusura del Corpo forestale dello Stato e all'assorbimento delle sue delicate funzioni in diverse amministrazioni statali decisa con la cosiddetta legge Madia (legge 7 agosto 2015, n. 124) e con il conseguente decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177;

in data 13 luglio 2017 anche l'associazione ambientalista Legambiente è intervenuta sulla grave emergenza incendi di queste settimane con la pubblicazione del dossier incendi boschivi 2017 nel quale si legge testualmente, alle pagine 7 e 8, «Il Governo, infatti, avrebbe dovuto emanare alcuni decreti molto importanti per rendere pienamente operativo il decreto legislativo di assorbimento del Corpo Forestale dello Stato in altre amministrazioni. Innanzitutto il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, d'intesa con il MEF e altri dicasteri, avrebbe dovuto emanare entro il 14 novembre 2016 un decreto ministeriale per definire le risorse finanziarie, i beni immobili in uso ascritti al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato, gli strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti alle altre amministrazioni tra cui quelle da destinare al Corpo nazionale dei vigili del fuoco per le attività di antincendio boschivo. Ma ancora oggi il decreto attuativo non è arrivato causando difficoltà operative negli interventi. Un'altra azione che sarebbe dovuta arrivare ma che ancora non è stata eseguita riguarda il Ministro dell'Interno che, d'intesa con Pubblica amministrazione e MEF, avrebbe dovuto emanare entro il 13 dicembre 2016 un decreto ministeriale per l'individuazione, nell'ambito del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del servizio antincendio boschivo e la sua articolazione in strutture centrali e territoriali, e l'attività di coordinamento dei Nuclei operativi speciali e dei Centri operativi antincendio boschivo del Corpo forestale dello Stato, trasferita al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tramite le direzioni regionali»,

si chiede di sapere:

se non sia il caso di verificare ed approfondire quanto riportato;

se non si ravveda la necessità di convocare un tavolo tecnico permanente tra Ministero dell'interno, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero della difesa, Dipartimento della protezione civile e Conferenza Stato-Regioni che affronti la questione "incendi" in un quadro di insieme, anche alla luce dell'avvenuto assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei Carabinieri;

se si intenda adottare decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del citato decreto legislativo n. 177 del 2016, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche".

(4-07842)

INTERROGAZIONE VALLASCAS, M5S CAMERA, SU TITOLI PAC (AZIENDE AGRICOLE SARDE)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17387

presentato da

VALLASCAS Andrea

testo di

Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

VALLASCAS. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
con l'entrata in vigore della nuova politica agricola comunitaria (Pac) per il periodo 2014-2020, sono state introdotte numerose novità per gli agricoltori italiani, tra cui acquistano particolare rilevanza i concetti di pagamenti diretti, greening e agricoltore attivo e sostenibile (Regolamento dell'Unione europea n. 1307-2013);
le modalità di funzionamento della Pac prevedono l'obbligo da parte dell'agricoltore di presentare ogni anno, attraverso i centri assistenza agricoli (Caa), una domanda unica alla Agea, nella quale deve essere illustrata in maniera incontrovertibile la situazione dell'azienda al fine di determinare le provvidenze spettanti;
in sede di determinazione dei titoli della Pac, la normativa prevedeva che in condizioni particolari con valori storici molto esigui, in termini di valore di titoli, gli agricoltori avrebbero avuto la possibilità di usufruire, di un immediato adeguamento per mezzo del ricorso alla media nazionale;
nel maggio del 2015, molti Caa della Sardegna, a quanto risulta all'interrogante, hanno inoltrato le domande all'Agea omettendo di spuntare una casella all'interno della procedura informatica, che il programma faceva intendere dovesse essere utilizzata esclusivamente dai giovani agricoltori appena insediati, i cui terreni ricadessero in zone svantaggiate;
la procedura informatica di Agea, gestita dal Sian (sistema informatico agricolo nazionale), avrebbe di fatto – a detta di molti operatori del settore – generato confusione, inducendo a compiere un'erronea valutazione in merito alla corretta predisposizione delle domande;
questa situazione sarebbe stata confermata dal comportamento di molti centri di assistenza agricola che avrebbero interpretato erroneamente la possibilità di barrare la casella ritenendola automatica, per cui quasi nessuna azienda sarda ha effettuato questa specifica richiesta vanificando l'adeguamento e, conseguentemente, non potendo accedere alle provvidente supplementari;
le maggiori organizzazioni di categoria hanno chiesto ad Agea, motivando le ragioni dell'erronea interpretazione, di riconsiderare quella scelta e di poterla rimodulare ed integrare ex post;
è il caso di osservare, a questo proposito, che le procedure comunitarie si devono richiamare a princìpi di semplificazione enunciati nelle istruzioni di Agea n. 33 del 27 settembre 2016, in particolare considerando il Regolamento dell'Unione europea n. 809/2014;
considerate le ragioni esposte al fine di garantire parità di trattamento ed evitare l'insorgere di possibili contenziosi, l'Agea, il 2 dicembre 2016 (protocollo n. 0052080), aveva autorizzato con apposita domanda l'accesso alla riserva nazionale relativamente alla fattispecie D (aziende situate in zona svantaggiata e montana);
successivamente, il 5 giugno 2017, Agea, con la circolare n. 47589 ha fissato i titoli per l'anno 2016, vanificando l'opportunità che si era delineata per molte aziende sarde che rientravano nella casistica (valida solo per le imprese agricole operanti nelle zone svantaggiate e montante), non permettendo la correzione dell'errore formale compiuto nel 2015 in sede di compilazione della domanda e rigettando di fatto le istanze di correzione a suo tempo inoltrate;
questa situazione controversa starebbe penalizzando soprattutto le aziende agricole sarde, in particolare quelle dell'interno dell'isola che, per tutta una serie di motivazioni sono maggiormente danneggiate dalla crisi del comparto;
è il caso di osservare che le provvidenze comunitarie previste dalla media nazionale sono molto superiori alla media dei valori dei titoli riconosciuti alle aziende sarde e, purtroppo, continuano a premiare politiche agricole sostenute da regioni che risulterebbero più determinate nella tutela delle proprie economie in sede di Conferenza Stato-regioni –:
se quanto esposto in premessa trovi conferma;
quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché le procedure di assegnazione dei titoli tengano adeguatamente conto degli errori formali compiuti e, conseguentemente, si possa procedere alla rideterminazione dei titoli da assegnare in modo da soddisfare il principio di equità. (4-17387)

INTERROGAZIONE PARENTELA, M5S CAMERA, SU STATO DI EMERGENZA IN RELAZIONE AGLI INCENDI (CALABRIA)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17351

presentato da

PARENTELA Paolo

testo di

Martedì 18 luglio 2017, seduta n. 836

PARENTELA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
si apprende dal dossier incendi 2017 di Legambiente che in Italia, nell'ultimo mese, sono più di 26 mila gli ettari di boschi bruciati, pari al 98,3 per cento della superficie distrutta dalle fiamme nell'intero 2016 e ci sono già due vittime in Calabria;
l'articolo 3 della legge quadro in materia di incendi boschivi, legge n. 353 del 2000, ha disposto l'approvazione da parte delle regioni dei piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi da sottoporre a revisione annuale. Il presidente Mario Oliverio, ad esempio, in relazione agli incendi che in modo diffuso e preoccupante stanno colpendo, in questi giorni, molte zone della Calabria, ha costituito una unità di crisi con la partecipazione dei dipartimenti regionali interessati, Calabria verde, la protezione civile regionale ed il Comando dei vigili del fuoco; ciononostante, l'azione di contrasto alle fiamme nei boschi del cosentino si è rivelata finora fallimentare;
i danni provocati dagli incendi, come al solito, risultano aggravati dalla scarsa disponibilità di mezzi. Ogni anno migliaia di ettari di bosco vengono distrutti da incendi dolosi e colposi e non è solo la Calabria a farne le spese ma l'Italia tutta. Le stime degli ultimi trenta anni sono spaventose: circa il 12 per cento delle aree forestali italiane sono andate in fumo;
nonostante la palese necessità di incrementare nei numeri la flotta aerea antincendio dello Stato, anche per il 2017, non risultano iniziative che prevedano un aumento della disponibilità di mezzi aerei per far fronte agli incendi boschivi;
una relazione pubblicata in data 24 febbraio 2015 dalla Corte dei conti europea rivela che i fondi dell'Unione europea per la prevenzione di incendi boschivi e la ricostituzione di foreste danneggiate da calamità naturali e incendi non sono stati gestiti in modo sufficientemente adeguato. Nel rapporto la Corte sottolinea, inoltre, che gli interventi di prevenzione, che rappresentavano oltre l'80 per cento degli 1,5 miliardi di euro di fondi disponibili per il periodo 2007-2013, non erano sufficientemente mirati e che agli obiettivi ambientali è stata attribuita scarsa priorità durante la selezione degli interventi e talvolta essi sono stati trascurati durante la fase di attuazione –:
quale sia l'ammontare delle risorse già stanziate, la natura degli interventi finora adottati e se non ritenga che sia diventato improcrastinabile un incremento della flotta aerea antincendio;
se non si ritenga urgente assumere iniziative per rivedere la tabella A del decreto legislativo n. 177 del 2016 al fine di incrementare le dotazioni organiche trasferite dal Corpo forestale dello Stato ai vigili del fuoco; parimenti, se non si intenda trasferire un maggior contingente di mezzi terrestri ed aerei dell'ex Corpo forestale dello Stato ai vigili del fuoco;
se non si intenda dichiarare lo stato di emergenza in relazione agli incendi che, in questi giorni, stanno devastando in particolar modo la Calabria. (4-17351)

ODG COVA, PD CAMERA, SU FONTI DI INQUINAMENTO DA NITRATI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04505-A/013

presentato da

COVA Paolo

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

La Camera,
premesso che:
l'articolo 10, al fine di superare una delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell'ambito del caso EU-Pilot 7304/15/ENVI, integra le disposizioni, dettate dall'articolo 78-sexies del cosiddetto Codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006, relative ai metodi di analisi utilizzati per il monitoraggio dello stato delle acque, garantendo l'intercomparabilità, a livello di distretto idrografico, dei risultati del monitoraggio delle sostanze chimiche e, di conseguenza, dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici superficiali;
tale articolo appare volto a superare solo una delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell'ambito del caso EU Pilot 7304/15/ENVI relativo alla non corretta applicazione, a livello nazionale, della direttiva 2009/90/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque e che, nell'ambito di tale procedura di precontenzioso, la Commissione ha chiesto di ricevere chiarimenti e informazioni anche in merito ad altre questioni, alcune delle quali di interesse per il settore primario e connesse all'uso e ai prezzi dell'acqua in agricoltura ed al tema dell'inquinamento delle acque dovuto ad azoto, fosforo e inquinanti organici nonché a fitofarmaci;
premesso altresì, a tale ultimo proposito, che la Commissione europea chiede chiarimenti sull'eventuale introduzione di nuove misure vincolanti nei Programmi di Misure nel secondo ciclo dei Piani di gestione, relative, in particolare, alla prevenzione e riduzione dell'inquinamento diffuso dovuto a azoto, fosforo e inquinanti organici, fitofarmaci;
ricordato, a tale proposito, che la Commissione Agricoltura, il 27 novembre 2014 ha approvato la risoluzione 8-00088 Zanin, Caon, Gagnarli, Franco Bordo ed altri «Sul processo di revisione della direttiva n. 91/676/CEE, in materia di inquinamento da nitrati» con la quale si impegnava il Governo, tra l'altro, a promuovere e sostenere il processo di revisione della «direttiva Nitrati» n. 91/676/CEE sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati puntualmente negli ultimi dieci anni, distinguendo i limiti in funzione delle macro regioni agricole europee in ragione anche dei fattori climatici e favorendo lo stoccaggio in armonizzazione con la gestione dell'attività produttiva; ad assicurare rapidamente, tramite lo studio condotto dall'ISPRA al fine di accertare – previo monitoraggio completo del territorio italiano – le fonti di inquinamento da nitrati, una chiara analisi delle fonti di inquinamento da nitrati, distinguendo la responsabilità del sistema agricolo rispetto a quelle dei sistemi civili ed industriali e per conseguenza a provvedere ad una revisione delle modalità di calcolo degli apporti di azoto di derivazione agricola, definendo le riduzioni percentuali da applicare in caso di accertata concorrenza di altri fattori inquinanti; ad assumere ogni iniziativa di competenza per la tempestiva revisione delle aree vulnerabili basata su dati scientifici aggiornati, promuovendo una modifica normativa in modo da inserire, tra i criteri di riferimento per la perimetrazione delle zone vulnerabili, l'obbligo di valutazione, da parte delle regioni, delle concorrenti fonti di inquinamento; a sostenere una mediazione con la Commissione europea per il superamento del regime delle deroghe individuali per la definizione di una deroga a validità generale per gli allevatori che presentano ed attuano un Piano di Utilizzazione Agronomica che dimostri di adottare le buone pratiche per innalzare l'efficienza dell'azoto e di somministrare quantitativi di azoto efficiente commisurati al fabbisogno delle colture, consentendo loro di andare oltre i 170 kg di azoto/ha;
ricordato, tuttavia, che, alla revisione delle «zone cosiddette vulnerabili» non si è potuti addivenire né in sede di attuazione dell'articolo 36, comma 7-ter, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, né a seguito dell'approvazione del decreto interministeriale n. 5046 del 25 febbraio 2016 (recante criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue di cui all'articolo 113 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, nonché per la produzione e l'utilizzazione agronomica del digestato di cui all'articolo 52, comma 2-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012 n. 134) che, all'articolo 46, comma 3, stabilisce che i criteri per l'individuazione delle zone vulnerabili devono «essere definiti tenendo conto anche dei carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare lo stato di contaminazione» e, al medesimo articolo, stabilisce che tale definizione debba essere oggetto di apposito decreto interministeriale da adottarsi, previa intesa della Conferenza Stato Regioni, entro novanta giorni dalla pubblicazione del suddetto decreto interministeriale e preso atto che tale ulteriore decreto interministeriale non è stato ancora adottato,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di chiarire, in sede europea nell'ambito del caso EU Pilot 7304/15/ENVI, che appare necessario distinguere la responsabilità del sistema agricolo rispetto a quelle dei sistemi civili ed industriali, avvalendosi dello studio al riguardo dall'ISPRA, con riferimento alle fonti di inquinamento da nitrati nonché a specificare che le zone vulnerabili debbono essere individuate tenendo conto dei carichi derivanti anche da eventuali fonti di pressione di origine non agricola (quali il livello di inquinamento esistente; la tipologia e consistenza delle attività svolte nelle aree che risultano compromesse; le possibili fonti di pressione; eventuali elementi e fonti naturali di inquinamento, preesistenti o indipendenti da quello antropico; il rapporto di causa ed effetto tra i diversi fattori, vale a dire, l'individuazione di quanto ciascuno degli elementi naturali o antropici incide sull'inquinamento esistente o rischia di aggravarlo e, quindi, la tipologia ed il livello di inquinamento che ogni fonte di pressione è in grado di causare).
9/4505-A/13. (Testo modificato nel corso della seduta)  Cova, Zanin, Romanini, Venittelli, Prina, Carra, Palese.

INTERROGAZIONE GALGANO, MISTO CAMERA, SU INDENNIZZO PER CESSAZIONE DEFINITIVA DELL’ATTIVITÀ COMMERCIALE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11892

presentato da

GALGANO Adriana

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

GALGANO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
l'indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività commerciale è stato introdotto con il decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, e per finanziarlo è stato istituito presso l'Inps il «Fondo degli interventi per la razionalizzazione della rete commerciale» che opera mediante contabilità separata nell'ambito della gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali;
inizialmente previsto per il biennio 1996-1997, con successivi interventi normativi ne è stata più volte prorogata la scadenza;
con la legge di stabilità 2014 è stato disposto che «l'indennizzo di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è concesso, nella misura e secondo le modalità ivi previste, anche ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all'articolo 2 del medesimo decreto legislativo nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016»;
ai sensi di tale normativa, l'indennizzo spetta pertanto ai soggetti che nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016: abbiano cessato definitivamente l'attività commerciale riconsegnando al comune la licenza e richiedendo la cancellazione dal registro di appartenenza presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura; al momento della domanda abbiano compiuto almeno 62 anni di età per gli uomini e almeno 57 per le donne; risultino iscritti, al momento della cessazione, per almeno cinque anni, in qualità di titolari o coadiutori nella gestione speciale commercianti;
sono potenziali destinatari di tale beneficio: i titolari o coadiutori di attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; i titolari o coadiutori di attività commerciale su aree pubbliche; gli esercenti attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; gli agenti e i rappresentanti di commercio;
l'importo dell'indennizzo è pari al trattamento minimo di pensione previsto per gli iscritti alla gestione speciale commercianti e l'erogazione viene effettuata con le stesse modalità e cadenze stabilite per le prestazioni pensionistiche agli esercenti attività commerciali. L'indennizzo cessa al compimento dell'età pensionabile prevista per la vecchiaia nella gestione commercianti;
con l'ultimo proroga al 31 dicembre 2016, prevista dalla legge di stabilità del 2014, l'indennizzo per la cessazione definitiva di attività commerciale viene meno nell'anno 2017. Tuttavia, la pesante crisi economica che ha colpito il nostro Paese ha causato la chiusura di migliaia di negozi e botteghe artigiane, i cui titolari, sprovvisti dell'indennizzo in questione, si trovano in condizioni di profondo disagio economico;
stando alle previsioni dell'Unione piccoli proprietari immobiliari, soltanto in Umbria, a fine 2017, dovrebbero essere circa 1.200 le attività commerciali che chiuderanno, mentre a livello nazionale si dovrebbe andare ben oltre le 20 mila serrate. In media, negli ultimi 5 anni, il saldo giornaliero negativo è stato pari a 76 attività –:
quali iniziative si intendano adottare per prorogare l'erogazione di tale indennizzo anche per l'anno in corso, facendo fronte alle esigenze di migliaia di commercianti che, non essendo ancora beneficiari di alcun trattamento pensionistico, rischiano di trovarsi privi di qualsiasi forma di sostentamento. (5-11892)

INTERROGAZIONE MANNINO, MISTO CAMERA, SU COMMISSARIO PER IL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN CALABRIA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17410

presentato da

MANNINO Claudia

testo di

Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

MANNINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 10 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, disciplina «misure straordinarie per accelerare l'utilizzo delle risorse e l'esecuzione degli interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale e per lo svolgimento delle indagini sui terreni della Regione Campania destinati all'agricoltura»;
il comma 2-ter del citato articolo 10 dispone che «per l'espletamento delle attività previste nel presente Articolo, il Presidente della Regione può delegare apposito soggetto attuatore il quale opera sulla base di specifiche indicazioni ricevute dal presidente della Regione e senza alcun onere aggiuntivo per la finanza pubblica. Il soggetto attuatore, se dipendente di società a totale capitale pubblico o di società dalle stesse controllate, anche in deroga ai contratti collettivi nazionali di lavoro delle società di appartenenza, è collocato in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell'anzianità di servizio dalla data del provvedimento del conferimento dell'incarico e per tutto il periodo di svolgimento dello stesso. Dall'attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica»;
in ragione di quanto previsto dal citato articolo 10, a far data dal 23 novembre 2014, il presidente della giunta regionale della Calabria, Gerardo Mario Oliverio, è subentrato nelle funzioni di commissario;
con decreto commissariale n. 127 del 9 marzo 2015, il presidente della regione Calabria, in qualità di commissario per il dissesto idrogeologico, ha nominato soggetto attuatore l'ingegner Carmelo Gallo, libero professionista;
il decreto di nomina prevede che al soggetto attuatore venga riconosciuto un compenso annuo fissato in 110.000 euro, oltre oneri e ritenute, e che tali oneri sono posti a carico dei quadri economici degli interventi, nell'ambito delle somme di cui al comma 4 dell'articolo 10 della citata legge n. 116 del 2014, vale a dire gli importi di cui al comma 5 dell'articolo 92 della legge n. 163 del 2006;
sul sito istituzionale del commissario per il dissesto idrogeologico in Calabria (www.dissestocalabria.it) sono pubblicati i decreti con i quali il soggetto attuatore dispone la liquidazione e il pagamento dei compensi relativi ai mesi di gennaio, febbraio e marzo 2017 pari a 34.891,94 euro, iva e oneri inclusi spettanti al medesimo soggetto attuatore, ingegner Carmelo Gallo –:
di quali elementi disponga in merito alla legittimità della nomina dell'ingegner Carmelo Gallo, ingegnere libero professionista non dipendente della pubblica amministrazione, quale soggetto attuatore per la mitigazione del rischio idrogeologico in Calabria e quale sia stata la procedura utilizzata per la selezione del suddetto professionista esterno;
se ritenga coerente con il quadro normativo che al soggetto attuatore sia riconosciuto il compenso di cui al decreto commissariale n. 127 del 9 marzo 2015, posto che i relativi oneri sono a carico della finanza pubblica;
se non intenda chiarire se il soggetto attuatore possa adottare atti aventi natura finanziaria e, in particolare, atti riguardanti la determinazione e liquidazione dei propri compensi;
se sussistano altri casi di soggetti attuatori non dipendenti della pubblica amministrazione. (4-17410)

INTERROGAZIONE FATTORI, M5S SENATO, SU PREVENZIONE INCENDI

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07844

presentata da

ELENA FATTORI
mercoledì 19 luglio 2017, seduta n.862

FATTORI, PAGLINI, PUGLIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il ripetersi degli incendi che recentemente si stanno verificando in tante regioni d'Italia, e in particolare all'interno di parchi e di aree protette, a parere degli interroganti sta evidenziando una gravissima mancanza di prevenzione ed evidenti ritardi nelle attività di spegnimento;

il reato di incendio boschivo, introdotto dal decreto-legge n. 220 del 2000, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 275 del 2000, e in seguito previsto nel codice penale all'articolo 423-bis, prevede sanzioni penali particolarmente dure, soprattutto grazie alle aggravanti previste per i roghi appiccati in aree protette;

a parere degli interroganti, occorre sostenere le attività di indagine e garantire la condanna dei responsabili degli incendi, potenziando mezzi e personale del Nucleo investigativo antincendio boschivi (NIAB) dell'ex Corpo forestale dello Stato;

considerato che:

le numerose petizioni popolari promosse sul web con la dicitura "stopIncendi" hanno già raccolto migliaia di firme; vengono chiesti interventi decisi per l'individuazione e la condanna dei responsabili, ma anche impegni chiari per l'aumento dei mezzi antincendio e un'efficace prevenzione con barriere frangifuoco, droni per video e termovigilanza, sostegno alle attività agro-silvopastorali sostenibili che, con la multifunzionalità, introdotta nel 2001, possono essere investite di compiti di presidio del territorio;

infine, a livello europeo, l'impiego dei mezzi a disposizione dei vari corpi di protezione civile dei Paesi membri non sempre sarebbe a pieno regime, sia per il miglior controllo del territorio che per ragioni climatiche, e conseguentemente, a parere degli interroganti, tali mezzi non utilizzati potrebbero essere messi a disposizione dei Paesi con maggiore necessità e urgenza,

si chiede di sapere:

quali interventi siano stati intrapresi, al fine di migliorare l'efficienza legata alla prevenzione e all'intervento di tutta l'attività antincendio, soprattutto a seguito dell'accorpamento del Corpo forestale dello Stato all'Arma dei Carabinieri;

quali iniziative intenda adottare il Governo per rafforzare le attività di indagine atte a prevenire e individuare gli incendiari, nonché prevedere forme efficaci di prevenzione, quali le barriere frangifuoco, i droni e il presidio agro-silvopastorale del territorio;

quali siano le risorse stanziate per rafforzare la flotta dei mezzi antincendio e se esista uno studio di efficienza, che metta in rapporto stanziamenti con modalità di utilizzo.

(4-07844)

INTERROGAZIONE MAESTRI, SI-SEL-POS CAMERA, SU MISURE ANTINCENDIO BOSCHIVO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17356

presentato da

MAESTRI Andrea

testo di

Martedì 18 luglio 2017, seduta n. 836

ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 13 luglio 2017 è stato pubblicato il dossier incendi 2017 di Legambiente dal quale emerge che da metà giugno ad oggi, 26.024 ettari di superfici boschive sono state distrutti dagli incendi, pari al 93,8 per cento del totale della superficie bruciata in tutto il 2016;
l'incremento degli incendi nella stagione 2017 appare giustificato anche per effetto delle trasformazioni organizzative seguite all'emanazione del decreto legislativo n. 177 del 2016 che ha determinato l'assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei carabinieri e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
il decreto, infatti, ha suddiviso tra i due Corpi le funzioni dell'ex Corpo forestale dello Stato, assegnando quelle investigative e repressive ai carabinieri e le attività di contrasto degli incendi boschivi e il coordinamento degli spegnimenti ai vigili del fuoco;
purtroppo, però, le nuove funzioni assegnate al Corpo dei vigili del fuoco – finora dislocato soprattutto nei principali centri urbani, con pochi distaccamenti nelle aree montane – non sono state accompagnate da un incremento di personale specializzato e dalla dotazione idonea e adeguata di mezzi in grado di intervenire nelle aree montane;
per questo motivo e considerando che già nei primi mesi del 2017 le richieste di intervento per incendi avevano raggiunto il record decennale, la situazione doveva essere affrontata per tempo e con risorse adeguate;
invece, soltanto a metà giugno 2017 il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato e trasmesso alle regioni l'annuale direttiva per le «Attività antincendio boschivo per la stagione estiva 2017. Individuazione dei tempi di svolgimento e raccomandazioni per un più efficace contrasto agli incendi boschivi, di interfaccia e ai rischi conseguenti» (Gazzetta Ufficiale n. 137 del 15 giugno 2017). Un'azione che, soprattutto in questo anno di modifiche normative e di incremento degli incendi, per essere efficace, avrebbe dovuto essere accompagnata da altri interventi a livello nazionale che ancora non sono stati messi in campo;
per rendere pienamente operativo il decreto legislativo n. 177 del 2016 mancano infatti:
un decreto ministeriale – che avrebbe dovuto essere adottato entro il 14 novembre 2016 – del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, per definire le risorse finanziarie, i beni immobili, gli strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti alle altre amministrazioni, tra cui quelle da destinare ai vigili del fuoco per le attività di antincendio boschivo;
un decreto ministeriale – che avrebbe dovuto essere adottato entro il 13 dicembre 2016 – del Ministero dell'interno, d'intesa con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con il Ministero dell'economia e delle finanze, per l'individuazione, nell'ambito dei vigili del fuoco, del servizio antincendio boschivo e la sua articolazione in strutture centrali e territoriali, e l'attività di coordinamento dei nuclei operativi speciali e dei centri operativi antincendio boschivo del Corpo forestale dello Stato, trasferita ai vigili del fuoco –:
se il Governo non ritenga urgente completare, con l'adozione dei decreti attuativi necessari, il passaggio di competenze del Corpo forestale dello Stato, del personale, degli strumenti e dei mezzi riguardanti l'antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio l'adeguata gestione dell'emergenza e svolgere l'attività di prevenzione;
se il Governo non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza per concertare con la Conferenza delle regioni l'elaborazione di una convenzione quadro che permetta al Corpo nazionale dei vigili del fuoco di semplificare la stipula, regione per regione, di specifiche convenzioni, al fine di poter svolgere al meglio, per tempo e in piena efficienza, i nuovi compiti assegnati, anche attivando personale ausiliario nei periodi critici. (4-17356)

INTERROGAZIONE PELLEGRINO, SI-SEL-POS CAMERA, SU DEFINIZIONE DI UNO O PIÙ PIANI NAZIONALI DI POLITICHE DI MITIGAZIONE E ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11888

presentato da

PELLEGRINO Serena

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

PELLEGRINO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
l'area del Mediterraneo sta subendo notevoli cambiamenti climatici evidenziati da innalzamento delle temperature e da una forte riduzione delle piogge;
la primavera 2017 dal punto di vista meteorologico, è stata in Italia, secondo il Cnr la seconda più calda dal 1800, con un'anomalia di +1,9 gradi, ma a giugno lo scarto è stato addirittura di +3,2 gradi;
il clima particolarmente asciutto ha creato le condizioni per favorire il divampare degli incendi provocati spesso da atti criminali, almeno 2.500 ettari di terreno a pascolo, vigneti e uliveti sono andati a fuoco nell'ultimo mese sparsi lungo tutta la Penisola;
l'Italia appare interessata da cambiamenti climatici che stanno determinando fenomeni di siccità e il rischio che aree siano interessate da processi di desertificazione; infatti, tra il 15 giugno e il 12 luglio l'Italia è stata oggetto di incendi che hanno interessato oltre 26.000 ettari di superfici boschive, ovvero circa il 94 per cento del totale delle superfici bruciate nel 2016;
le regioni maggiormente percorse da incendi sono state: la Sicilia con oltre 13.000 ettari, la Calabria con 5.826 ettari, la Campania con 2.461 ettari, il Lazio con 1.635 ettari e la Puglia con 1.541 ettari;
si riscontrano effetti tangibili della siccità con rilevanti danni all'agricoltura, tenuto conto che i bacini idrogeografici fondamentali, come quello del Po, ma anche laghi e fiumi, uniformemente sull'intero territorio nazionale, vedono ridursi anche del 70 per cento la loro portata;
i cambiamenti climatici e i conseguenti processi di siccità e di desertificazione vanno affrontati in maniera strutturale e strategica attraverso l'elaborazione di uno o più piani che intervengano sulle principali criticità: dall'utilizzo sostenibile e razionale dell'acqua al contrasto degli sprechi negli acquedotti, e in particolare, nelle attività produttive e agricole, dalla riforestazione alla decarbonizzazione; occorrono piani che definiscano i programmi e tempi certi per la piena attuazione dell'accordo di Parigi sul clima (COP21) del dicembre 2015, e della Convenzione contro la desertificazione UNCCD, fatta a Parigi il 14 ottobre 1994 ed entrata in vigore il 29 dicembre 1996 –:
se non intenda assumere iniziative per procedere alla definizione in tempi brevi di uno o più piani nazionali di politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, che siano incentrati sul contrasto della siccità e della desertificazione, e nelle more, per operare un rilancio, in tempi brevi, del processo di decarbonizzazione e di ulteriore riduzione delle emissioni di gas serra. (5-11888)

ODG MANDELLI, FI PDL SENATO, SU COINVOLGIMENTO PROFESSIONISTI SANITARI NELL’AMBITO DEI SERVIZI DI RISTORAZIONE COLLETTIVA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2037/10/09

presentato da

ANDREA MANDELLI
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 268

Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva",
premesso che:
nella comunità internazionale è ormai comunemente condiviso il convincimento in base al quale la salute costituisce un vero e proprio stile di vita da promuovere sin dall'infanzia e perseguire e potenziare durante tutte le fasi di sviluppo della vita dell'individuo;
numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l'incidenza di molte patologie è legata all'adozione di stili di vita sani, anche sotto il profilo alimentare;
un regime alimentare corretto rappresenta, infatti, uno dei fattori fondamentali per mantenere un buono stato di salute. Una dieta varia ed equilibrata è alla base del buon funzionamento dell'organismo ed è determinante per un sano sviluppo fisico e mentale; al contrario, un'alimentazione scorretta è uno dei fattori di rischio modificabili responsabile delle principali malattie croniche;
rilevato, altresì, che:
risulta fondamentale attivare ampie sinergie capaci di coinvolgere diversi operatori, univocamente finalizzate alla promozione del benessere, anche alimentare, come indispensabile elemento di crescita comune;
i professionisti sanitari sono in possesso delle specifiche competenze culturali e scientifiche per concorrere allo sviluppo e alla diffusione di una corretta cultura alimentare e, nell'ambito della loro attività, sono in grado di fornire le indicazioni necessarie per seguire regimi alimentari adeguati, anche nell'ambito dei servizi di ristorazione collettiva;
in tal modo, si promuove la capacità dell'individuo di sviluppare capacità critiche e di scelta consapevole sulla propria alimentazione,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di coinvolgere i professionisti sanitari nell'ambito dei servizi di ristorazione collettiva di cui al presente disegno di legge, per la definizione, lo sviluppo ed il monito raggio del regime alimentare dei cittadini che usufruiscono degli stessi.
(0/2037/10/9)
MANDELLI

INTERROGAZIONE VOLPI, LN-AUT SENATO, SU CONTAMINANTI PIÙ DIFFUSI NEI GRANI DI PROVENIENZA DAL CANADA

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07837

presentata da

RAFFAELE VOLPI
martedì 18 luglio 2017, seduta n.861

VOLPI - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il valore salutistico del grano duro italiano è una risorsa inestimabile. Al contrario, l'arrivo in Europa di materie prime di pessima qualità, che vengono miscelate con i grani incontaminati del Sud, danneggia la salute, mette fuori mercato le aziende agricole del Mezzogiorno e avvantaggia solo i bilanci degli importatori e dell'industria di trasformazione;

il traffico internazionale di grano duro tossico di provenienza extracomunitaria, oltre a causare gravi problemi di salute pubblica, presenta pesanti risvolti sul bilancio sanitario dello Stato italiano a seguito delle crescenti intolleranze;

connessa al tema della qualità è la questione relativa alla sicurezza alimentare, per la quale la normativa europea vigente stabilisce alcuni dei requisiti minimi di produzione nel mondo, anche se non sono tra i più rigorosi al mondo, ed indica alcuni divieti disattesi dai nostri organismi di controllo;

nel mese di giugno 2017 è arrivata a Bari una nave canadese portarinfuse carica di circa 600.000 quintali di grano duro proveniente da Vancouver che è stata oggetto di varie contestazioni. I mancati controlli analitici sulla nave da parte degli uffici di sanità marittima (USMAF), preposti alla vigilanza sanitaria per conto del Ministero della salute, hanno causato un sequestro da parte della Procura di Bari a seguito di un controllo disposto dal Corpo forestale dello Stato che avrebbe trovato fuori limite la vomitossina, una pericolosa micotossina (detta anche DON, deossinivalenolo), che provoca sintomi acuti quali nausea, vomito, mal di pancia, profondi disturbi gastrointestinali, diarrea, vertigini e mal di testa, oltre ad interferire sul sistema ormonale, con valori quasi doppi rispetto alle norme in vigore, che risultano tra le più alte al mondo;

la nave, in un secondo momento, è stata dissequestrata a seguito di un riesame della Procura, perché gli industriali Italmopa avrebbero affermato che il laboratorio scelto dal Corpo forestale, su indicazione della Procura, non era accreditato; sul punto nessuna controreplica è pervenuta da parte del Corpo;

la presenza di tali micotossine nelle derrate alimentari è stata oggetto, negli ultimi anni, di regolamentazioni diversificate in molti Paesi del mondo e ciò ha avuto importanti riflessi sugli scambi commerciali e sulla collocabilità delle derrate; la maggior parte dei Paesi ha un limite per uso alimentare inferiore a 1.000 parti per miliardo mentre l'Europa nel tempo ha innalzato il suo limite portandolo a 1.750 parti per miliardo con il regolamento (CE) n. 1881/2006;

non è dato conoscere quali contaminanti siano stati ricercati sulla nave canadese e quali siano i limiti. Il diritto all'informazione è stato riconosciuto anche da un'ordinanza del Tribunale di Roma che ha fatto luce sui contaminanti nella pasta;

oltre al DON, i grani duri provenienti dal Canada presentano tracce di glifosato, un erbicida definito probabile cancerogeno dalla IARC e recentemente bandito in California. Il glifosato viene ampiamente usato in preraccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto, nelle semole e nelle paste che ne derivano;

al contrario, la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud Italia è priva di questo erbicida, grazie alle condizioni climatiche che fanno maturare naturalmente il grano;

non è dato sapere se sulle navi che attraccano sui porti italiani, in particolare a Bari e nel resto della Puglia, dove viene sdoganato circa il 70 per cento del grano extraeuropeo, le analisi dell'USMAF sul glifosato siano obbligatorie oppure no. I laboratori pubblici pugliesi non sono accreditati per analizzare i residui di glifosato; ciò costituirebbe un ulteriore limite alla sua rilevazione da parte dell'USMAF, benché l'Istituto superiore di sanità sia sicuramente accreditato;

la legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l'uso di glifosato in preraccolta per il grano duro, ma dai vari test emerge la presenza di glifosato nella pasta, a dimostrazione che il divieto operante in Italia viene aggirato dai pastifici ricorrendo alla miscelazione con grani contaminati extraeuropei, che di fatto non sono assoggettati allo stesso divieto;

di recente tracce di glifosato sono state trovate nelle urine di 14 donne in stato di gravidanza in un testpubblicato dalla rivista "Il Salvagente";

il principio di precauzione e le pratiche di buona prassi agricola previste dalla UE vietano l'uso di questa sostanza in prossimità della raccolta. Tale impiego è invece consentito in Canada. Tuttavia, allorché una partita di grano viene sdoganata e circola sul territorio nazionale, al fine di evitare una disparità di trattamento, dovrebbe sottostare ai divieti vigenti in Italia e in Europa;

l'associazione "GranoSalus", dopo aver trovato residui di glifosato, ed altri contaminanti, in 8 marche di pasta, ha denunciato ai NAS di Bari e segnalato al dipartimento di prevenzione della ASL Bari il divieto previsto alla luce della normativa vigente, al fine di controllare tempestivamente i camion in uscita dal porto di Bari. L'associazione, dopo aver trovato residui di glifosato, ed altri contaminanti, in diversi campioni di grano canadese, analizzati presso laboratori accreditati, ha denunciato a varie autorità nazionali ed europee la presenza di questa sostanza;

nel 2016 sono arrivate nel porto di Bari 739.000 tonnellate di grano canadese pari a circa 12 navi, una nave al mese. Il 63 per cento del grano canadese è stato dichiarato di bassa qualità (terza, quarta e quinta categoria). Il 66 per cento del grano duro estero che arriva al porto di Bari proviene dal Canada. Il rischio di un effetto additivo e sinergico di tutti questi contaminanti deve essere noto ai consumatori non solo sul prodotto finito, cioè la pasta, ma ogni volta che una nave di grano extraeuropeo attracca nei nostri porti;

a seguito delle predette segnalazioni a molte autorità, il divieto sul glifosato continua a non essere rispettato;

considerato inoltre che:

la dieta mediterranea è basata sul consumo di prodotti a base di cereali (pane e pasta), di cui l'Italia è il primo consumatore europeo;

diversi test sulla pasta hanno dimostrato la presenza di contaminanti dannosi (DON, glifosato e cadmio), in particolare per i bambini. Secondo una recente ordinanza del Tribunale di Roma: "è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei contaminanti previsti per tale categoria "debole" della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita, posto che - notoriamente - non tutte le famiglie sono solite differenziare l'alimentazione degli ultimi nati da quella riservata agli altri componenti del nucleo familiare, anche in ragione dei maggiori costi che generalmente presentano i prodotti per la prima infanzia",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali urgenti iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare al fine di garantire la sicurezza degli alimenti e la salubrità delle merci importate;

se siano a conoscenza dei destinatari delle merci, dei laboratori utilizzati, degli esiti delle analisi, dei divieti d'uso del glifosato nel territorio italiano;

quali urgenti misure di competenza intendano adottare per favorire un'armonizzazione delle norme internazionali, al fine di impedire che prodotti importati dal Canada e destinati in quel Paese ad altri usi, come ad esempio quello zootecnico, vengano fraudolentemente utilizzati per funzioni alimentari nell'Unione europea grazie ai compiacenti limiti economici e non biologici imposti dalle lobby industriali;

come il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali intenda affrontare le gravi distorsioni concorrenziali che si verificano sul mercato del grano duro a seguito delle massicce importazioni di grano a prezzi molto più bassi rispetto a quelli pagati ai nostri produttori (dumping);

se, al fine di garantire una migliore tutela della salute del consumatore, non ritengano opportuno procedere con la massima sollecitudine all'attivazione di controlli sistematici da parte dell'USMAF su tutte le navi provenienti dal Canada, mettendo nelle condizioni tutti i laboratori pubblici in Puglia di analizzare i contaminanti più diffusi sui grani di provenienza dal Canada (DON, glifosato e cadmio);

come il Ministro della salute intenda affrontare l'"effetto cocktail" di questi contaminanti, presenti nel grano, nelle semole, nella pasta e su tutti i derivati del grano, sia pur a basso dosaggio, alla luce del principio di precauzione comunitario e dei test effettuati da associazioni private e testate giornalistiche on line;

se, al fine di garantire una migliore tutela del diritto all'informazione, intenda mettere a conoscenza delle associazioni di produttori e consumatori la documentazione sanitaria di tutte le navi che attraccano nei porti italiani.

(4-07837)

ODG DONNO, M5S SENATO, SU BANDI DI GARA RISTORAZIONE COLLETTIVA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2037/4/09

presentato da

DANIELA DONNO
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 268

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva (A.S. 2037);
premesso che:
il comma 5 dell'articolo 5 del disegno di legge in esame stabilisce che le procedure di selezione dell'offerta devono essere fondate su parametri di qualità;
lo stesso comma 5 individua, altresì, alcuni ambiti cui i parametri di qualità possono essere riferibili, quali, per esempio gli indici di valorizzazione di offerte di alimenti a filiera corta, l'utilizzo di prodotti alimentari a ridotto impatto ambientale quali alimenti provenienti da produzione biologica e da produzione integrata, la valorizzazione delle imprese agricole che dispongono di autonome piattaforme alimentari, la formazione del personale, avendo riguardo ai progetti di promozione della salute, il monitoraggio dei cibi prodotti in eccesso e non utilizzati, etc...;
il successivo comma 6 dispone che almeno il 60 per cento dei parametri di cui al comma 5 deve essere espresso in forma univocamente qualitativa e secondo criteri di valorizzazione oggettivamente stabiliti nel bando di gara;
considerato che:
sull'argomento alcune associazioni di categoria hanno evidenziato - coerentemente con la proposta di legge in esame - che la ristorazione collettiva appartiene a quell'area di servizi alla persona in cui il solo elemento prezzo è inidoneo ad individuare l'offerta che meglio soddisfa l'interesse pubblico;
tuttavia nonostante il comma 3 dell'articolo 95 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 imponga per i servizi in esame l'obbligo di utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) nella prassi, si sarebbero verificati numerosi casi in cui è di fatto premiato il minore prezzo, pur applicando, la stazione appaltante, nominalmente il criterio dell'OEPV, ciò a causa dell'attribuzione del punteggio economico sulla base della formula cosiddetta dell'interpolazione lineare che può attribuire differenze di punteggio notevoli anche in presenza di minime differenze nei ribassi;
anche le formule descritte nelle Linee Guida n. 2 sull'OEPV, approvate dal Consiglio dell'ANAC con delibera n. 1005, del 21 settembre 2016, rischierebbero, ad avviso di questi, di annullare le innovazioni introdotte con il Codice,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di porre in essere, nell'ambito delle proprie competenze, in sinergia con l'ANAC, un atto di regolazione a carattere generale finalizzato a illustrare le principali criticità che possono interessare le procedure di selezione del contraente nel settore della ristorazione collettiva, al fine di individuare gli strumenti utilizzabili dalle stazioni appaltanti per gestire efficacemente tali procedure e raggiungere gli obiettivi prefissati nonché a fornire indicazioni alle stazioni appaltanti per distinguere i requisiti di ammissione alla gara dai requisiti il cui possesso è richiesto ai fini della valutazione del progetto tecnico, individuandoli in modo che essi possano portare ad un miglioramento effettivo del servizio offerto, nonché, infine, per inserire nei bandi di gara elementi necessari a definire in modo obiettivo e puntuale il contenuto dei requisiti richiesti e consentire una efficace verifica del possesso degli stessi.
(0/2037/4/9)
DONNO, MORONESE, SERRA

INTERPELLANZA MONGIELLO, PD CAMERA, SU PROPOSTA DI MODIFICA DEL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP

Atto Camera

 

Interpellanza urgente 2-01897

presentato da

MONGIELLO Colomba

testo presentato

Mercoledì 19 luglio 2017

modificato

Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   Il Mattino di Caserta del 24 aprile 2017 annunciava come il 4 maggio 2017 l'Assemblea del Consorzio per la tutela del formaggio mozzarella di bufala campana DOP, avrebbe deliberato una nuova proposta di modifica al disciplinare della predetta mozzarella, allo scopo, tra l'altro, di prevedere il condizionamento della mozzarella a temperature negative di –18 Co (mozzarella frozen congelata);
la novità parrebbe motivata dalla volontà dell'industria casearia di diversificare il prodotto per il canale Ho.Re.Ca. cui destinare un formaggio destinato alla trasformazione;
la proposta di modifica del disciplinare prevederebbe anche la realizzazione dei cosiddetti «Filoni» da 1 chilogrammo, che nulla hanno a che vedere con la mozzarella di bufala DOP;
la mozzarella di bufala campana Dop è un formaggio prodotto secondo un antico disciplinare, registrato ai sensi del Reg. (CE) n. 103/2008;
il regolamento (CE) n. 510/2006 sulla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari intende prioritariamente favorire la diversificazione della produzione agricola per conseguire un migliore equilibrio tra offerta e domanda sul mercato con la promozione di prodotti di qualità;
i prodotti a Dop possono rappresentare una carta vincente per il mondo rurale, in particolare nelle zone svantaggiate o periferiche, in quanto garantiscono il miglioramento dei redditi degli agricoltori e favoriscono la permanenza della popolazione rurale nelle zone suddette;
si è constatato che i consumatori tendono a privilegiare, nella loro alimentazione, la qualità anziché la quantità. Tale ricerca di prodotti specifici comporta una domanda sempre più consistente di prodotti agricoli e alimentari aventi un'origine geografica determinata;
« l'Espresso» del 29 ottobre 2012 pubblicava uno sconcertante articolo che riportava stralci dell'ordinanza del tribunale di Napoli. Vi si chiariva come da parte di alcuni titolari di caseifici della Campania oggetto di indagine da parte della cura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, quasi nessuno ottemperasse alle regole scritte che venivano continuamente violate;
la preoccupazione di tutti gli indagati, di fronte ai controlli sempre più stringenti dei Nas, era quella di «uscire dall'illegalità». Ma non certo utilizzando solo latte prodotto nell'area Dop: «bisogna modificare il disciplinare e consentire ai caseifici di utilizzare una percentuale di latte congelato o cagliata congelata – si legge in un'intercettazione – sono 20 anni che lo facciamo tutti quanti. Questa è la posizione. E la stessa posizione l'avrà Assolatte, l'avrà l'Unione industriali, l'avranno tutti quanti»;
contestualmente, fu avanzata dal Consorzio di tutela della mozzarella di bufala Dop una proposta di modifica del disciplinare che prevedeva il congelamento del latte e della cagliata della Mozzarella Dop;
oggi, la questione si ripropone con l'introduzione della surgelazione della mozzarella fresca;
industrializzare questo raro prodotto rurale del Mezzogiorno, oltre a favorire le frodi, lo banalizzerebbe danneggiando soprattutto gli allevatori che producono il latte dell'areale della Dop;
se si concretizzasse la suddetta modifica del disciplinare, gli allevatori bufalini correrebbero il pericolo di vedersi applicati prezzi più bassi per il loro latte, già oggi irrisorio, rendendo possibile la pratica d'inaccettabili forzature del normale andamento del mercato del latte bufalino;
le innovazioni ipotizzate farebbero perdere al prodotto la sua caratteristica di formaggio fresco tipicamente stagionale volgarizzandone e dequalificandone le specificità originarie –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della proposta di modifica del disciplinare di produzione della mozzarella di bufala campana Dop che prevede il congelamento della mozzarella e, ad ogni modo, quale sia la sua posizione al riguardo;
se, al fine di migliorare effettivamente e lealmente le prestazioni ed il reddito degli allevatori di bufale dell'area Dop, non ritenga utile adottare iniziative per l'incentivo della tecnica della destagionalizzazione dei parti.
(2-01897) «Mongiello, Sgambato, Ginefra, Boccia, De Mita, Binetti, Amoddio, Baruffi, Fusilli, Meta, Greco, Cuomo, Marchetti, Piccione, Michele Bordo, Grassi, Ventricelli, Massa, Losacco, Capone, Vico, Cera, Di Gioia, Paris, Carella, Luciano Agostini, Carra, Romanini, Manfredi, D'Ottavio, Cova, Prina, Terrosi, Ferrari, Ferro, Gadda, Fiano, Fiorio, Pilozzi, Piazzoni, Minnucci, Tidei, Capodicasa, Famiglietti, Sannicandro, Blazina, Battaglia, Donati, Castricone, Taranto, Fucci, Camani, Venittelli, Cenni».

INTERROGAZIONE CIRIELLI, FDI-AN CAMERA, SU TAVOLO TECNICO QUESTIONE INCENDI (CORPO FORESTALE)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17393

presentato da

CIRIELLI Edmondo

testo di

Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

CIRIELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
in queste settimane l'Italia sta attraversando una vera e propria emergenza di incendi boschivi soprattutto nei territori del centro-sud;
il 13 luglio 2017 l'associazione Legambiente è intervenuta su questa grave questione con la pubblicazione del dossier «Incendi 2017» nel quale si legge testualmente: «Il 15 giugno 2017, il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato e trasmesso alle Regioni l'annuale direttiva per le attività antincendio boschivo relativa all'Individuazione dei tempi di svolgimento e raccomandazioni per un più efficace contrasto agli incendi boschivi, di interfaccia e ai rischi conseguenti; azione che per essere del tutto efficace sarebbe dovuta essere accompagnata da altri interventi a livello nazionale che però ancora non sono stati messi in campo»;
il Governo, infatti, avrebbe dovuto emanare alcuni decreti molto importanti per rendere pienamente operativo il decreto legislativo di assorbimento del Corpo forestale dello Stato in altre amministrazioni;
innanzitutto, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e altri Ministri, avrebbe dovuto emanare entro il 14 novembre 2016 un decreto ministeriale per definire le risorse finanziarie, i beni immobili in uso ascritti al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato, gli strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti alle altre amministrazioni, tra cui quelle da destinare al Corpo nazionale dei vigili del fuoco per le attività di antincendio boschivo; il decreto attuativo tuttavia non è arrivato causando difficoltà operative negli interventi;
un altro adempimento che avrebbe dovuto essere assicurato ma che ancora non è stato assolto riguarda il Ministro dell'interno che, d'intesa con pubblica amministrazione e il Ministero dell'economia e delle finanze, avrebbe dovuto emanare entro il 13 dicembre 2016 un decreto ministeriale per l'individuazione, nell'ambito del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del servizio antincendio boschivo disciplinando la sua articolazione in strutture centrali e territoriali e l'attività di coordinamento dei nuclei operativi speciali e dei centri operativi antincendio boschivo del Corpo forestale dello Stato, trasferita al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tramite le direzioni regionali;
ed ancora: «Ma i ritardi più gravi si registrano a livello territoriale, considerando che le Regioni sono le istituzioni centrali che devono redigere l'annuale Piano AIB, coordinare e gestire tutte le operazioni e gli enti coinvolti nelle azioni di prevenzione e contrasto, con mezzi di terra e aerei, agli incendi boschivi, attivare la Sala Operativa Unificata Permanente per tutto il periodo di maggiore criticità e dei Centri Operativi Provinciali per gestire il servizio di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi in ambito provinciale, oltre a quello di raccordarsi con la stessa SOUP per gli eventi che richiedono un supporto interprovinciale» –:
se non ritengano di approfondire quanto riportato in premessa e, considerata la gravità dei fatti, se non si intenda convocare un tavolo tecnico tra Ministero dell'interno, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della difesa, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dipartimento della protezione civile e Conferenza delle regioni che affronti la questione incendi nel suo insieme, anche alla luce dell'avvenuto assorbimento del Corpo forestale dello Stato;
se il Governo intenda assumere le iniziative di competenza per l'adozione dei decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 177 del 2016, «Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche», così come previsto dalla richiamata legge n. 124 del 2015. (4-17393)

ODG LANGELLA, ALA-SCCLP SENATO, SU AUTOTRASPORTATORI

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2085-B/9/10

presentato da

PIETRO LANGELLA
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 349

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge A.S. 2085-B recante "Legge annuale per il mercato e la concorrenza", approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati,
premesso che:
il suddetto provvedimento rafforza l'ammodernamento del mercato dei beni e dei servizi e contiene norme relative a vari settori dell'economia, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell'Unione europea;
il provvedimento introduce all'articolo 1 commi 189 e 190 un sistema nazionale di monitoraggio del trasporto delle merci e prevede che siano definiti standard di protocolli di comunicazione e di trasmissione dei dati, nonché i requisiti per l'identificazione e l'accesso veloce degli autotrasportatori ai nodi;
in materia di autotrasporto il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284 disciplina il Comitato Centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori che opera in posizione di autonomia contabile e finanziaria nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
tra i componenti effettivi del suddetto Comitato sono presenti un rappresentante per ciascuna delle associazioni di categoria degli autotrasportatori nonché un rappresentante per ciascuna delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente che abbiano dei precisi requisiti;
considerato che:
ai fini dell'implementazione dei nuovo sistema di monitoraggio del trasporto merci risulta indispensabile un'attività di coordinamento a livello territoriale tra il più ampio numero di associazioni di categoria degli autotrasportatori, nonché di associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente,
che dimostrino un alto grado di rappresentatività direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono;
l'articolo 10 comma 1 lettera f) n. 5) del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284, stabilisce che le associazioni di categoria e le associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente per far parte del Comitato Centrale dell'Albo devono avere un'organizzazione periferica con proprie sedi in almeno 20 circoscrizioni provinciali;
è opportuno che il suddetto requisito di rappresentanza territoriale possa essere fatto valere in alternativa anche attraverso la rappresentanza in almeno il 50 per cento delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura presenti sul territorio nazionale, direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono le Associazioni di categoria dell'autotrasporto;
impegna il Governo:
a valutare le opportune iniziative affinché l'articolo 10 comma 1), lettera f), n. 5) del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284 preveda che le associazioni di categoria dell'autotrasporto e le associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente debbano avere un'organizzazione periferica con proprie sedi in almeno 20 circoscrizioni provinciali, ovvero in alternativa debbano essere presenti, direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono, in almeno il 50 per cento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura del territorio nazionale.
(0/2085-B/9/10)
LANGELLA, GAMBARO

ODG MATARRELLI, MDP CAMERA, SU CHIARA ANALISI DELLE FONTI DI INQUINAMENTO DA NITRATI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04505-A/004

presentato da

MATARRELLI Toni

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

La Camera,
premesso che:
il disegno di legge C. 4505 Governo, recante: «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – Legge europea 2017» per le parti di competenza delle politiche agricole individua importanti modifiche e recepimenti legislativi;
in considerazione della sempre minore disponibilità di acque viene ritenuta l'opportunità di introdurre – anche – misure che consentano di assicurare forme di riduzione del consumo dell'acqua in agricoltura, al tal fine favorendo la diffusione di meccanica e tecnologia di precisione che consenta di monitorare l'uso di acque reflue e di irrigazione;
viene reputato necessario procedere alla definizione di un quadro orientato a quantificare costi e benefici, sotto il profilo economico, sociale ed ambientale, derivanti dall'impiego della risorsa idrica in agricoltura, nonché i volumi delle restituzioni e dei rilasci;
la Commissione Agricoltura, il 27 novembre 2014 ha approvato la risoluzione n. 8-00088 Zanin, Caon, Gagnarli, Franco Bordo ed altri «Sul processo di revisione della direttiva n. 91/676/CEE. in materia di inquinamento da nitrati»;
il legislatore europeo si è dotato di una normativa di settore con cui proteggere la qualità delle acque in Europa e, nel 1991 ha emanato la direttiva 91/676/CEE del Consiglio, conosciuta come «Direttiva Nitrati»;
la «direttiva nitrati» venne emanata anche perché il contenuto di nitrati nell'acqua era in aumento esponenziale ed era già elevato rispetto alle norme fissate nella Direttiva 75/440/CEE del Consiglio, concernente la qualità delle acque superficiali destinate al consumo umano; la direttiva 91/676/CEE del Consiglio, recepita dal decreto legislativo n. 152 del 2006 a cui è seguito il decreto ministeriale del 7 aprile 2006 che fissa i criteri e le norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, obbliga gli Stati membri a individuare le cosiddette «zone vulnerabili da nitrati», ZVN, di origine agricola, le quali zone sono caratterizzate da acque già inquinate o che potrebbero diventare tali in assenza di interventi adeguati. In queste zone le misure devono garantire che, per ciascuna azienda agro-zootecnica, il quantitativo di effluente zootecnico distribuito sul terreno all'anno, compreso quello depositato dagli animali stessi, non superi un apporto pari a 170 kg di azoto per ettaro. Il limite per le zone non vulnerabili è di 340 kg di azoto per ettaro. Inoltre, gli Stati devono definire e applicare nelle zone vulnerabili appositi «Programmi d'Azione» che regolamentino l'utilizzazione agronomica degli effluenti d'allevamento e l'impiego dei fertilizzanti minerali e organici contenenti azoto; dal 2005 le misure previste dalla «direttiva nitrati» costituiscono parte integrante di uno dei criteri di gestione obbligatori, CGO, della «condizionalità», principio secondo il quale le aziende agricole possono beneficiare degli aiuti comunitari derivanti dalla politica agricola comune, PAC, a condizione appunto che rispettino una serie di impegni come: la corretta gestione agronomica dei terreni, la salvaguardia dell'ambiente, la sanità pubblica, la salute degli animali e delle piante e il benessere degli animali,

impegna il Governo

   a promuovere e sostenere il processo di revisione della «direttiva Nitrati» n. 91/676/CEE sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati puntualmente negli ultimi dieci anni, distinguendo i limiti in funzione delle macro regioni agricole europee in ragione anche dei fattori climatici e favorendo lo stoccaggio in armonizzazione con la gestione dell'attività produttiva; ad assicurare rapidamente, tramite lo studio condotto dall'ISPRA al fine di accertare – previo monitoraggio completo del territorio italiano – le fonti di inquinamento da nitrati, una chiara analisi delle fonti di inquinamento da nitrati, distinguendo la responsabilità del sistema agricolo rispetto a quelle dei sistemi civili ed industriali e per conseguenza a provvedere ad una revisione delle modalità di calcolo degli apporti di azoto di derivazione agricola;
ad esercitare il potere sostitutivo, secondo quanto previsto dall'articolo 8 della legge n. 131 del 2003, al fine di aggiornare il quadro complessivo delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola.
9/4505-A/4. Matarrelli, Palese.

INTERROGAZIONE CIRIELLI, FDI-AN CAMERA, SU CRISI SETTORE IPPICO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17374

presentato da

CIRIELLI Edmondo

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

CIRIELLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
è noto a tutti che il settore ippico soffre una crisi dovuta alle fallimentari gestioni pubbliche degli ultimi vent'anni aspettando una riforma che non arriva mai;
proprietari, allevatori, allenatori, guidatori, fantini e tutti gli addetti diretti ed indiretti sono arrivati alla disperazione per quella che l'interrogante giudica l'incapacità del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di effettuare i pagamenti; molti dei 42 ippodromi rischiano la chiusura a causa di clausole vessatorie senza senso imposte da un decreto, a parere dell'interrogante assurdo, che li ha penalizzati oltre misura;
la morsa della malavita sta soggiogando il settore ogni giorno sempre di più; l'ippodromo di Palermo è da mesi chiuso per infiltrazioni mafiose;
la gestione attuale, ad avviso dell'interrogante, non garantisce alcuna trasparenza né le più elementari regole morali richieste ad un settore così complesso;
il sistema di giustizia sportiva e di controllo delle sostanze proibite costa 15 milioni di euro all'anno e non produce alcun effetto; la maggioranza delle corse sono irregolari;
l'allevamento, in passato fiore all'occhiello per qualità e per risultati nel mondo, è in forte crisi e ha visto la chiusura degli impianti storici più importanti e il crollo degli investimenti;
per l'incapacità e l'immobilismo del gestore, le scommesse perdono il 20 per cento ogni anno;
la gestione da parte del Ministero ha portato alla riduzione di tutti i valori economici: meno spettatori, meno mercato, meno trasparenza, meno cavalli, meno proprietari, meno scommesse e soprattutto meno legalità;
il Ministro, a quanto risulta all'interrogante, non ha mai incontrato direttamente le rappresentanze del settore;
sono trascorsi 12 mesi dal varo del «collegato agricolo» e il Governo non ha ancora esercitato la delega; se si considera anche la delega fiscale che si ispirava agli stessi princìpi del collegato, sono più di mille i giorni avuti a disposizione per approvare i necessari decreti;
tutta, l'ippica che lavora e che investe chiede la riforma; solo una associazione, l'Anact, a cui per legge spetta un prelievo forzoso del 5 per cento dai premi degli allevatori sembra battersi per mantenere lo status quo –:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza, per far uscire il settore ippico dalla grave crisi in cui versa, ridando al comparto una dignità, un'autonomia e nuove prospettive di sviluppo;
come mai ad oggi non si sia ancora provveduto all'esercizio della delega di cui in premessa. (4-17374)

INTERROGAZIONE FANTINATI, M5S CAMERA, SU PFAS IN VENETO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17353

presentato da

FANTINATI Mattia

testo di

Martedì 18 luglio 2017, seduta n. 836

FANTINATI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi, un articolo di stampa riferiva che ad un quindicenne di Montagnana, comune in provincia di Padova, nel corso di un esame del sangue sono stati riscontrati 294,7 nanogrammi Pfoa per millilitro di sangue contro il limite fissato tra 1,15 e 8;
le analisi del ragazzo, uno dei 76 soggetti tra i 14 e i 65 anni sottoposti allo screening regionale, hanno mostrato uno sforamento di oltre 35 volte il limite consentito dalla legge;
questo è solo l'ultimo, in ordine di tempo, dei tanti casi di ragazzini esposti alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto;
il 12 luglio 2017, una delegazione delle famiglie che hanno fondato il «Comitato Zero Pfas Montagnana», ha portato le analisi del sangue dei loro figli alla sede di Treviso dei carabinieri del Noe;
la caratteristica che rende pericolose queste sostanze è il fatto che si accumulano non nel grasso, ma nel sangue e nel fegato, rendendosi così biologicamente più disponibili, con lunghi tempi di escrezione dall'organismo; ciò favorisce l'insorgenza di neoplasie renali, al testicolo, oltre al diabete, alle malattie cardiovascolari e all'Alzheimer, e rappresenta un grave rischio anche per le gestanti;
l'attuale direttiva 1998/83/CE sull'acqua potabile è oggetto di valutazione e in Italia il Ministero della salute ha stabilito un livello massimo di Pfas nelle acque ad uso umano di 500 nanogrammi/litro, mentre in altri Paesi esso è decisamente inferiore: in Germania, ad esempio, è di 100ng/l, in New Jersey (USA) 40ng/l. Sono allarmanti i dati emersi dai biomonitoraggi sui residenti dell'area contaminata in Veneto, con valori preoccupanti soprattutto nei ragazzi quattordicenni rispetto ai loro coetanei residenti in altre aree;
sono trenta i comuni distribuiti tra le province di Vicenza, Verona e Padova interessati dall'inquinamento delle acque superficiali e delle falde acquifere, alcune di queste destinate anche alla produzione agroalimentare e zootecnica –:
quali iniziative di competenza si intendano adottare, anche di concerto con la regione Veneto, per affrontare questa emergenza e favorire una soluzione strutturale del problema, localizzando e vietando tutti gli scarichi di Pfas nelle aree colpite da fenomeni di contaminazione, nonché individuando, contestualmente, altre fonti di approvvigionamento idrico potabile. (4-17353)

ODG BLUNDO, M5S SENATO, SU EDUCAZIONE AD UNA ALIMENTAZIONE SANA E SOSTENIBILE PER L’AMBIENTE CHE VALORIZZI LE TRADIZIONI AGROALIMENTARI LOCALI

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2037/7/09

presentato da

ROSETTA ENZA BLUNDO
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 268

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva (A.S. 2037);
premesso che:
l'articolo 3 del disegno di legge in esame prevede la definizione di linee guida per la ristorazione collettiva, al fine di definire, tra l'altro, il contributo nutrizionale degli alimenti e dei pasti, le indicazioni dietetiche atte a contrastare patologie quali sovrappeso, obesità, diabete, ipertensione, allergie e intolleranze alimentari;
considerato che:
un'alimentazione corretta è fondamentale per la salute e la qualità della vita e l'educazione alimentare rappresenta un elemento indispensabile per la promozione di comportamenti alimentari corretti e per la crescita di una coscienza critica che favorisca l'emancipazione delle giovani generazioni dai condizionamenti esterni a cui sono continuamente sottoposte, rendendole protagoniste delle proprie scelte alimentari;
l'educazione alimentare e al consumo consapevole, inoltre, non può prescindere da un'analisi e da un approfondimento delle relazioni tra cibo, territorio e ambiente;
in un mondo in cui le distanze tra contesto urbano e vita rurale appaiono sempre maggiori, è necessario che la scuola rappresenti il luogo principale in cui poter sviluppare conoscenze e sensibilità ad un uso più consapevole e attento del cibo e delle risorse, valorizzando il patrimonio nazionale di tradizioni agroalimentari e promuovendo i sistemi locali del cibo,
impegna il Governo:
a porre in essere, nell'ambito delle proprie competenze, appositi atti di carattere normativo al fine di:
a) definire percorsi e spazi curriculari specifici di educazione ad una alimentazione sana, corretta, sostenibile per l'ambiente, che valorizzi le tradizioni agroalimentari locali;
b) prevedere l'introduzione di percorsi formativi rivolti al personale scolastico e alle famiglie al fine di rendere le azioni educative rivolte e agli studenti più efficaci e di favorire l'adozione di scelte alimentari familiari e collettive coerenti.
(0/2037/7/9)
BLUNDO, MONTEVECCHI, MORONESE

ODG ZOLEZZI, M5S CAMERA, SU ESCLUSIONE SFALCI E POTATURE PROVENIENTI DA MANUTENZIONE VERDE URBANO DALLA FILIERA DEI RIFIUTI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04505-A/008

presentato da

ZOLEZZI Alberto

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

La Camera,
premesso che:
l'articolo 41 del collegato agricoltura ha novellato l'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 nella direzione di escludere gli sfalci e le potature provenienti dall'attività di manutenzione del verde urbano dalla filiera dei rifiuti così come avviene per tali frazioni laddove provenienti dall'agricoltura se riutilizzati in agricoltura o per fini energetici;
tale novella risulta in apparente contrasto con l'articolo 3, n. 4) della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti che include tali frazioni nella nozione di rifiuto organico così come indicato anche dal Commissario europeo Vella in risposta ad una interrogazione depositata in Parlamento europeo ad opera dell'eurodeputato Dario Tamburrano;
risulta contro il nostro Paese che sia stata aperta una procedura Pilot 9180/17/ ENVI per contrasto con la direttiva sui rifiuti;
il Sottosegretario Gozi ha anticipato in Aula nella seduta di lunedì scorso 10 luglio 2017 che il nuovo orientamento della Commissione europea sarà quello di diminuire sempre di più i casi di EU Pilot, per passare direttamente all'avvio del contenzioso con gli Stati membri;
premesso, infine, che:
la classificazione degli sfalci e delle potature provenienti dai centri urbani nel novero dei rifiuti ha, da sempre, consentito, fino all'entrata in vigore del predetto collegato agricoltura, che tali materiali fossero opportunamente trattati negli impianti di compostaggio per ricavare fertilizzante naturale per i nostri suoli,

impegna il Governo

ad assumere ogni iniziativa utile a chiudere tempestivamente la procedura EU/Pilot in oggetto, anche in ragione dell'apparente insanabile contrasto tra la disciplina italiana vigente e la direttiva 2008/98/CE sui rifiuti.
9/4505-A/8. (Testo modificato nel corso della seduta)  Zolezzi, Daga, Vignaroli, Battelli, Palese.

RISOLUZIONE SANI, PD CAMERA, SU RIPARTO NAZIONALE QUOTE PESCE SPADA (DATI DI CATTURA 2010-2014)

Atto Camera

 

Risoluzione in commissione 7-01314

presentato da

SANI Luca

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

La XIII Commissione,
premesso che:
al meeting annuale ICCAT tenutosi tra il 14 e il 21 novembre 2016, con la raccomandazione 16-051, le parti contraenti hanno adottato un nuovo piano pluriennale di gestione e tutela dello stockMediterraneo del pesce spada, che prevede l'introduzione del TAC (10.500 tonnellate), a partire dal 2017 e la progressiva riduzione del medesimo, per un 3 per cento annuo, nel quinquennio 2018-2022, venendo rimandata ad un momento successivo la ripartizione del TAC;
già in quella sede, l'Italia aveva palesato evidenti criticità rispetto alla mancata fissazione dei criteri di distribuzione del contingente internazionale di cattura, almeno tra le Parti contraenti interessate;
nella successiva riunione del 20-22 febbraio 2017 del gruppo di lavoro intermedio Iccat, le Parti contraenti Iccat hanno adottato lo schema di ripartizione del TAC assumendo, quale base di calcolo, la media dei livelli di cattura maturati per il periodo 2010-2014 con qualche aggiustamento per garantire i livelli minimi di cattura ad alcuni piccoli Paesi;
in tale circostanza, l'Italia è stato l'unico Stato membro dell'Unione europea ad opporsi, in maniera chiara ed inequivocabile, al compromesso avallato dalla Commissione europea e dagli altri Stati membri interessati, atteso che la percentuale spettante alla stessa Unione europea veniva già così ridotta di ben 5 punti, a vantaggio di altri Paesi del Mediterraneo (Algeria, Marocco e soprattutto Turchia);
il 6 marzo 2017, in sede di riunione del Consiglio dell'Unione europea, il Governo italiano ha lamentato gli esiti del negoziato tecnico in sede Iccat che hanno portato a una riduzione della quota dell'Unione europea dal 75 per cento al 70 per cento del TAC complessivo. In tale sede, il Governo italiano, rivendicando che l'Italia e il Paese con la più grande flotta dedicata al pesce spada in seno all'Unione, ha chiesto al commissario la giusta attenzione al nostro Paese;
il 15 marzo 2017, nell'ambito di incontri tecnici a Bruxelles, tenutosi su iniziativa italiana, è stata sottolinea l'importanza della pesca del pesce spada per l'Italia e si è richiesta la giusta attenzione agli interessi italiani;
il 21 marzo 2017, nell'ambito di un incontro tecnico, la Commissione europea ha accettato la proposta spagnola di applicare, a livello europeo, una base di calcolo tale da escludere le annualità 2010-2011, considerando il solo periodo 2012-2015;
tale proposta si basava sull'assunto che, nel biennio 2010-2011, le statistiche fossero viziate dalle pratiche illegali di pesca con le reti derivanti;
l'assunto è del tutto privo di attendibilità, in quanto tutti i dati di cattura trasmessi in quegli anni ai vari organismi internazionali (Commissione europea, Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo-CGPM e convenzione internazionale per la protezione dei tonni di nel Mediterraneo Iccat e altri) non sono mai stati oggetto di contestazione e ad oggi nessuna procedura di infrazione con l'Unione europea è in corso;
inoltre, il biennio 2010-2011 risulta essere quello più positivo per l'Italia ed è dunque palese che ogni modifica della serie storica 2010-2014 comporterebbe un danno non indifferente alla flotta italiana;
lo scarto temporale tra le due diverse serie storiche prese in considerazione dall'Iccat e dalla Commissione europea appare, infatti, particolarmente rilevante per l'Italia, che nel biennio 2010-2011 (esclusi in sede europea), ha realizzato, rispettivamente, un pescato di 6.022 e 5.274 tonnellate;
nell'ambito dell'incontro tecnico del 21 marzo 2017 da ultimo richiamato, la delegazione italiana, ivi presente, ha manifestato il proprio dissenso, ma è rimasta del tutto isolata, risultando favorite da tale decisione la Spagna e la Grecia, mentre gli Stati membri interessati più piccoli sono rimasti comunque soddisfatti dalla ripartizione attuata senza contraddittorio;
in data 11 aprile 2017, lo Stato italiano ha formalizzato ai più alti livelli amministrativi non solo le preoccupazioni per la pesca italiana, ma anche la pretestuosità dei presupposti su cui si è basata la Commissione europea nella sua bozza di proposta, oltre al proprio dissenso agli esiti, ritenuti inaccettabili, di quello che, ad oggi, rimane l'unico incontro tecnico tenutosi, in ambito di Unione europea, sulla delicata vicenda;
in data 18 aprile 2017, le Parti contraenti Iccat hanno approvato formalmente la suddivisone del TAC adottata due mesi prima a Madrid: il TAC dell'Unione europea per il 2017 è, quindi, ufficializzato a circa 7.418 tonnellate, pari cioè a circa il 70 per cento di quello internazionale;
in data 20 aprile 2017, si è svolta una sorta di bilaterale tecnica a Bruxelles, nel corso della quale la Commissione europea, dopo aver formulato riscontri di rito alle doglianze del nostro Paese, ha aperto ad un ulteriore momento di dialogo, nella misura in cui è stata ipotizzata la concreta possibilità di riaprire il tavolo tecnico, prospettando la formulazione di nuovi scenari che, in un certo qual modo, potessero risultare meno penalizzanti per l'Italia;
tale dialogo non ha poi avuto luogo, non avendo la Commissione proceduto alla convocazione di un ulteriore momento di confronto tecnico con gli Stati membri, ed avendo poi provveduto alla formalizzazione della propria proposta;
il 18 maggio del 2017, ai margini di un incontro tecnico sul tonno rosso, su suggerimento della Commissione europea, la delegazione italiana ha incontrato gli omologhi spagnoli e greci in cerca di un compromesso. Sia la Spagna che la Grecia hanno chiesto in cambio di modifiche della proposta della Commissione cessioni di quota italiana per il tonno rosso in quantitativi e con modalità che non sono stati ritenuti accettabili;
il 3 luglio 2017, la Commissione ha presentato formalmente la propria proposta per la discussione, che si è tradotta nella proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/127 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca, la quale è stata inserita in un provvedimento di modifica al vigente regolamento (UE) sui TAC, contenente anche altri stock che interessano numerosi Stati membri, la cui approvazione non ha la medesima urgenza della quota per il pesce spada;
come si legge nella relazione di accompagnamento, «i contingenti assegnati agli Stati membri» sono definiti «sulla base delle loro catture storiche nel periodo di riferimento 2012-2015, che è stato ritenuto affidabile»;
il riferimento a tale serie storica determina l'assegnazione al nostro Paese di una quota ancora più bassa di quella risultante dalle catture medie rilevate nel periodo preso in considerazione dall'Iccat (anni 2010-2014);
tale riduzione della quota italiana per il pesce spada rappresenta un duro colpo alle produzioni e alle imprese nazionali con ricadute anche sugli aspetti occupazionali ed un assist per l’importproveniente dal nord Africa, dall'Atlantico e dal Pacifico e potrebbe mettere ulteriormente in crisi un settore già prostrato dalla concorrenza e da un mercato non sempre favorevole. La riduzione delle tonnellate pescabili rischia quindi di provocare una lotta tra i singoli pescherecci che dovranno poi dividersi la quota nazionale attribuita all'Italia;
va ricordato, infine, che il 14 giugno 2017, la Commissione XIII ha approvato la risoluzione n. 8-00245 Luciano Agostini, Catanoso ed altri, nella quale, dopo aver dato conto del fatto che «durante lo svolgimento dei sopraddetti negoziati europei, la delegazione spagnola avrebbe chiesto alla Commissione europea di modificare la serie storica utilizzata in sede Iccat (2010-2014) per poi indurre l'esecutivo comunitario a prendere in considerazione la serie storica 2012-2014, (...) basandosi sull'assunto che l'Italia tra il 2010 e il 2011 avrebbe trasmesso dati di cattura provenienti dalla pesca illegale praticata con reti derivanti (...) – assunto del tutto privo di attendibilità – e che il biennio 2010-2011 risulta essere quello più positivo per l'Italia ed è dunque palese che ogni modifica della serie storica 2010-2014 comporterebbe un danno non indifferente alla flotta italiana», la medesima Commissione ha impegnato il Governo: «ad adoperarsi, con determinazione, in tutte le sedi competenti, per la tutela della quota di pesca italiana del pesce spada basata sulla chiave di ripartizione già utilizzata dall'Iccat per il riparto tra le Parti contraenti e, cioè, sui dati di cattura del periodo 2010-2014»,

impegna il Governo

ad attenersi, in sede di riparto nazionale delle quote del pesce spada, alla serie storica, basata sui dati di cattura del periodo 2010-2014, ritenuta valida dall'Iccat in sede di ripartizione del totale ammissibile di cattura del pesce spada e posta alla base dell'accordo di Madrid del 20-22 febbraio 2017 sulla ripartizione del contingente per il 2017.
(7-01314) «Sani, Luciano Agostini, Oliverio, Venittelli, Zaccagnini, Russo, Placido, Benedetti».

INTERROGAZIONE OLIVERIO, PD CAMERA, SU AUMENTO CAPACITÀ DI EROGAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE IRRIGUE CONNESSE ALL’ATTIVITÀ AGRICOLA (CALABRIA)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11898

presentato da

OLIVERIO Nicodemo Nazzareno

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

OLIVERIO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
i cambiamenti climatici e, in particolare, la siccità che colpisce vaste aree del Paese, stanno producendo gravi danni all'agricoltura; secondo i dati dell'unità di ricerca per la climatologia e la meteorologia applicate all'agricoltura (Ucea) le piogge sono diminuite in tutta Italia del 47,4 per cento, soprattutto durante i mesi invernali;
nel settore agricolo, e in particolare in quello olivicolo, la siccità e le alte temperature hanno contribuito a una maggiore diffusione delle malattie delle piante; tale situazione si è molto aggravata in conseguenza degli inverni più miti, che hanno determinato una maggiore possibilità di sopravvivenza di molti parassiti, quali batteri, funghi e insetti le cui spore e uova non sono state decimate dal gelo;
in Calabria l'olivicoltura rappresenta il principale comparto produttivo, sia per le quantità sia per la qualità dell'olio extravergine d'oliva prodotto, e svolge anche un ruolo di primo piano per il presidio del territorio, la valorizzazione paesaggistica e la difesa idrogeologica della regione;
nella regione la siccità si è molto aggravata; le anomalie climatiche della prima parte del 2017 hanno già provocato molti danni alla produzione olivicola calabrese, con perdite nella produzione di oltre il 40 per cento a causa di fenomeni di scarsa allegazione, aborto dell'ovario e cascola precoce delle olive appena allegate;
l'approvvigionamento idrico della regione Calabria è assicurato da venticinque invasi la cui gestione è ripartita fra i consorzi di bonifica, cui fanno capo nove dighe, Enel e Sorical, alle quali è demandata la distribuzione dell'acqua a uso potabile, per una capacità complessiva di 898 milioni di metri cubi d'acqua ma, a causa della prolungata siccità, le riserve sono ormai sottodimensionate;
ai danni da siccità si aggiunge la diffusione del Tripide dell'olivo (Liotrips oleae), un insetto dannoso che si alimenta succhiando la linfa dalle foglie tenere e inoculando una sostanza che provoca lesioni e deformazioni fogliari e attacca anche i piccioli delle foglie, i bottoni fiorali, i fiori e i frutti piccoli provocandone la caduta prematura, rendendo le piante improduttive per la prossima campagna olearia e pregiudicando anche quelle future;
la Coldiretti Calabria mette in evidenza che il calo in termini di produzione di olive è di circa 30 mila tonnellate (circa il 40 per cento della produttività media), pari a circa 3,5 mila tonnellate di olio, oltre al 53 per cento. La provincia di Crotone registra un calo di produzione dell'80 per cento;
nel comparto agrumicolo, pari a 32 mila ettari (il 24 per cento del territorio nazionale), si rileva una cascola significativa per effetto delle alte temperature e della siccità, associate ai forti venti –:
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di proteggere le colture e difendere la redditività delle imprese, scongiurando una grave crisi del settore olivicolo-oleario calabrese;
se intenda mettere in campo un piano di interventi per sostenere gli agricoltori calabresi attraverso l'attivazione delle misure previste dal fondo di solidarietà nazionale, con particolare riguardo agli interventi compensativi finalizzati alla ripresa economica e produttiva delle imprese agricole che hanno subìto danni conseguenti alla siccità;
se intenda assumere iniziative per intervenire con le risorse del fondo di solidarietà nazionale, per sostenere azioni finalizzate all'aumento della capacità di erogazione delle infrastrutture irrigue connesse all'attività agricola, da parte dei soggetti preposti alla gestione delle acque, affinché si pervenga urgentemente al ripristino delle riserve idriche e alla salvaguardia delle produzioni agricole calabresi;
se intenda attivarsi in sede europea affinché siano aggiornati gli strumenti di contrasto alle sempre più incombenti mutazioni del clima. (5-11898)

INTERROGAZIONE RICCIATTI, MDP CAMERA, SU EFFICIENZA INFRASTRUTTURE DESTINATE A RACCOLTA E DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE IDRICHE PER USO AGRICOLO (MARCHE)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11896

presentato da

RICCIATTI Lara

testo di

Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

RICCIATTI, STUMPO, LACQUANITI, FRANCO BORDO, MELILLA, ZARATTI, SCOTTO, SANNICANDRO, NICCHI, DURANTI, MARTELLI, PIRAS e QUARANTA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto emerge dal dossier Coldiretti sull'impatto dell'eccezionale situazione climatica, ammontano a circa 30 milioni di euro i danni causati all'agricoltura nelle Marche dal caldo torrido degli ultimi mesi, con massime superiori ai 3,8 gradi rispetto alle medie stagionali, e dalla siccità;
le zone della regione a maggior rischio siccità sono la provincia di Pesaro e quella di Macerata;
molti comuni della regione, per far fronte all'ondata di siccità di questi mesi, hanno emesso ordinanze al fine di razionare le risorse idriche anche per i cittadini;
a causa di tale razionamento è sempre più difficile il ricorso all'irrigazione di soccorso per salvare colture come ortaggi, frutta, mais, girasole e fieno per l'alimentazione degli animali;
in molti casi gli agricoltori sono riusciti ad effettuare regolarmente un solo raccolto dei tre previsti;
le alte temperature stanno determinando, inoltre, un aumento dei costi di irrigazione delle colture, che arrivano a toccare anche i 60 euro per ettaro, come nel caso del mais;
le alte temperature registrate questo anno non sono purtroppo una eccezione e richiederebbero iniziative volte a migliorare l'efficienza della raccolta delle acque, potenziando la rete di invasi sui territori e la riduzione delle dispersioni del sistema idrico;
le Marche quest'anno sono state particolarmente colpite dagli eventi atmosferici, passando dai danni causati dalla neve e dalle temperature rigide dello scorso inverno a quelli causati dal caldo torrido e dalla siccità –:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per far fronte agli ingenti danni causati, al comparto dell'agricoltura nelle Marche, dalle avverse condizioni climatiche e dalla siccità;
se non ritenga opportuno assumere iniziative per potenziare e rendere maggiormente efficienti le infrastrutture destinate alla raccolta e alla distribuzione delle risorse idriche per uso agricolo. (5-11896)

ODG FAVERO, PD SENATO, SU ADEGUATA DOTAZIONE DI RISORSE FINANZIARIE E DI PERSONALE NEI PROGRAMMI DI RISTORAZIONE COLLETTIVA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2037/11/09

presentato da

NICOLETTA FAVERO
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 268

Il Senato;
in sede di esame del disegno di legge n. 2037, recante disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva,
premesso che:
l'articolo 3 del disegno di legge A.S. 2037 prevede che il Ministro della salute, con proprio decreto, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentite le principali associazioni rappresentative della filiera agroalimentare e l'Associazione nazionale dei comuni italiani, elabora ogni due anni le linee guida per la ristorazione collettiva, al fine di definire i requisiti di qualità minimi necessari, il contributo nutrizionale degli alimenti e dei pasti, le indicazioni dietetiche atte a contrastare patologie quali sovrappeso, obesità, diabete, ipertensione, allergie e intolleranze alimentari, nonché i criteri standard minimi per il corretto svolgimento del servizio di ristorazione collettiva;
considerato che:
presso il Ministero della salute, Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, con decreto dirigenziale del 13 luglio 2015 e successive modificazioni e integrazioni, è stato istituito un Tavolo tecnico composto dai rappresentanti del Ministero della salute, del Coordinamento delle Regioni e delle Società scientifiche;
partendo dalla considerazione dell'acclarato rapporto tra alimentazione e salute, e quindi della necessità di predisporre politiche nutrizionali idonee a contrastare l'incidenza crescente di malattie croniche non trasmissibili, il Tavolo ha individuato le criticità in nutrizione clinica e preventiva e fornito all'Amministrazione proposte per la pianificazione dell'intervento pubblico nel settore della nutrizione, soprattutto al fine di contrastare le patologie croniche e il loro impatto sulla popolazione italiana;
le criticità analizzate e le azioni da intraprendere sono state elaborate nel documento denominato "Valutazione delle criticità nazionali in ambito nutrizionale e strategie d'intervento 2016-2019", approvato con l'Accordo del 24 novembre 2016 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;
nel paragrafo II e relativo allegato del documento, si prevede, tra gli interventi previsti per il superamento delle criticità nutrizionali, l'organizzazione di un'efficace rete pubblica d'intervento nell'ambito sia della Nutrizione Clinica sia della Nutrizione Preventiva con relativa copertura organizzativa a livello ospedaliero e territoriale ASL;
tra le strutture/azioni da realizzare si prevedono programmi per la ristorazione collettiva attraverso linee di attività per la promozione della sana alimentazione con la collaborazione dei SIAN (Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione) e delle Aziende di ristorazione collettiva,
impegna il Governo:
a tenere conto, nella fase di elaborazione delle linee guida di cui all'articolo 3 dell'Atto Senato n. 2037, di quanto previsto nel documento denominato "Valutazione delle criticità nazionali in ambito nutrizionale e strategie d'intervento 2016 - 2019", approvato con l'Accordo del 24 novembre 2016 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, in modo da realizzare, attraverso linee di attività operative per la promozione di alimenti salutari, programmi per la ristorazione collettiva con la collaborazione dei SIAN, fornendoli di una adeguata dotazione di risorse finanziarie e di personale.
(0/2037/11/9)
FAVERO

ODG FATTORI, M5S SENATO, SU PANE PER LA REFEZIONE SCOLASTICA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2037/3/09

presentato da

ELENA FATTORI
martedì 18 luglio 2017, seduta n. 268

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva (A.S. 2037);
premesso che:
l'articolo 4 del disegno di legge in esame stabilisce che:
a) il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero della salute e con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche che gestiscono le mense scolastiche, promuove l'educazione alimentare, definendo con proprio decreto princìpi e messaggi uniformi su tutto il territorio nazionale volti a favorire l'adozione di una corretta alimentazione, la riduzione degli sprechi alimentari e il rispetto per il cibo, anche nell'ottica di promuovere la produzione agroalimentare nazionale;
b) nella definizione dei bandi di gara dei contratti relativi alla ristorazione collettiva, in riferimento ai beni alimentari provenienti dal sistema produttivo locale, le regioni coadiuvano le pubbliche amministrazioni aggiudicatrici nella definizione dei criteri da osservare nei capitolati di appalto al fine di garantire il rispetto delle norme in materia di libera circolazione delle merci, i requisiti di qualità, di quantità e di prezzo in relazione alle derrate alimentari richieste;
c) le regioni promuovono la creazione di piattaforme interregionali per la distribuzione di prodotti agroalimentari, al fine di favorirne la diffusione a livello nazionale, agevolandone altresì l'acquisto da parte delle aziende della ristorazione collettiva;
inoltre l'articolo 5, comma 5, del disegno di legge in esame stabilisce che le procedure di selezione dell'offerta sono fondate su parametri di qualità, che possono essere riferibili, tra l'altro, ad indici di valorizzazione di offerte di alimenti a filiera corta (lettera b);
considerato che:
la refezione scolastica è prima di tutto un momento educativo, durante il quale si concretizzano il diritto ad un'istruzione di qualità e alla salute;
in quest'ottica assume particolare importanza il pane il quale costituisce uno degli alimenti di base nella tradizione alimentare italiana;
il pane casereccio di Genzano è stato il primo pane a marchio di indicazione geografica protetta (I.G.P.) in Europa, cui sono seguiti la coppia ferrarese, la focaccia di Recco, il pane di Matera e la piadina romagnola nonché i prodotti a denominazione di origine protetta quali, il pane di Altamura, il pane toscano e la pagnotta del Dittaino;
la concessione dell'I.G.P. da parte dell'Unione Europea ha comportato per i panificatori della zona l'osservanza del disciplinare di produzione molto restrittivo che va a garantire le caratteristiche del prodotto sia dal punto di vista esteriore che, soprattutto, della qualità degli ingredienti e del metodo di produzione;
proprio per vigilare sull'osservanza del disciplinare, è stato creato un apposito Consorzio volontario dei produttori che ha come obiettivo principale quello di tutelare e promuovere il Pane Casareccio di Genzano, garantendo in questo modo anche la sopravvivenza dell'antico metodo di produzione con i forni a legna,
impegna il Governo:
a porre in essere, nell'ambito delle proprie competenze, azioni concrete volte a favorire l'implementazione delle disposizioni di cui in premessa con particolare riferimento al settore della panificazione, anche favorendo il coinvolgimento a tutti i livelli interessati dei consorzi di produzione certificati.
(0/2037/3/9)
FATTORI, MORONESE, SERRA

RISOLUZIONE SANI, PD CAMERA, SUI MASSIMALI DI CATTURA DEL PESCE SPADA NEL MEDITERRANEO

Atto Camera

 

Risoluzione conclusiva 8-00248

presentato da

SANI Luca

testo di

Giovedì 20 luglio 2017 in Commissione XIII (Agricoltura)

7-01314 Sani: Iniziative per la tutela della quota di pesca italiana del pesce spada.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

  La XIII Commissione,
premesso che:
al meeting annuale ICCAT tenutosi tra il 14 e il 21 novembre 2016, con la raccomandazione 16-051, le parti contraenti hanno adottato un nuovo piano pluriennale di gestione e tutela dello stockMediterraneo del pesce spada, che prevede l'introduzione del TAC (10.500 tonnellate), a partire dal 2017 e la progressiva riduzione del medesimo, per un 3 per cento annuo, nel quinquennio 2018-2022, venendo rimandata ad un momento successivo la ripartizione del TAC;
già in quella sede, l'Italia aveva palesato evidenti criticità rispetto alla mancata fissazione dei criteri di distribuzione del contingente internazionale di cattura, almeno tra le Parti contraenti interessate;
nella successiva riunione del 20-22 febbraio 2017 del gruppo di lavoro intermedio Iccat, le Parti contraenti Iccat hanno adottato lo schema di ripartizione del TAC assumendo, quale base di calcolo, la media dei livelli di cattura maturati per il periodo 2010-2014 con qualche aggiustamento per garantire i livelli minimi di cattura ad alcuni piccoli Paesi;
in tale circostanza, l'Italia è stato l'unico Stato membro dell'Unione europea ad opporsi, in maniera chiara ed inequivocabile, al compromesso avallato dalla Commissione europea e dagli altri Stati membri interessati, atteso che la percentuale spettante alla stessa Unione europea veniva già così ridotta di ben 5 punti, a vantaggio di altri Paesi del Mediterraneo (Algeria, Marocco e soprattutto Turchia);
il 6 marzo 2017, in sede di riunione del Consiglio dell'Unione europea, il Governo italiano ha lamentato gli esiti del negoziato tecnico in sede Iccat che hanno portato a una riduzione della quota dell'Unione europea dal 75 per cento al 70 per cento del TAC complessivo. In tale sede, il Governo italiano, rivendicando che l'Italia e il Paese con la più grande flotta dedicata al pesce spada in seno all'Unione, ha chiesto al commissario la giusta attenzione al nostro Paese;
il 15 marzo 2017, nell'ambito di incontri tecnici a Bruxelles, tenutosi su iniziativa italiana, è stata sottolinea l'importanza della pesca del pesce spada per l'Italia e si è richiesta la giusta attenzione agli interessi italiani;
il 21 marzo 2017, nell'ambito di un incontro tecnico, la Commissione europea ha accettato la proposta spagnola di applicare, a livello europeo, una base di calcolo tale da escludere le annualità 2010-2011, considerando il solo periodo 2012-2015;
tale proposta si basava sull'assunto che, nel biennio 2010-2011, le statistiche fossero viziate dalle pratiche illegali di pesca con le reti derivanti;
l'assunto è del tutto privo di attendibilità, in quanto tutti i dati di cattura trasmessi in quegli anni ai vari organismi internazionali (Commissione europea, Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo-CGPM e ICCAT) non sono mai stati oggetto di contestazione e ad oggi nessuna procedura di infrazione con l'Unione europea è in corso;
inoltre, il biennio 2010-2011 risulta essere quello più positivo per l'Italia ed è dunque palese che ogni modifica della serie storica 2010-2014 comporterebbe un danno non indifferente alla flotta italiana;
lo scarto temporale tra le due diverse serie storiche prese in considerazione dall'Iccat e dalla Commissione europea appare, infatti, particolarmente rilevante per l'Italia, che nel biennio 2010-2011 (esclusi in sede europea), ha realizzato, rispettivamente, un pescato di 6.022 e 5.274 tonnellate;
nell'ambito dell'incontro tecnico del 21 marzo 2017 da ultimo richiamato, la delegazione italiana, ivi presente, ha manifestato il proprio dissenso, ma è rimasta del tutto isolata, risultando favorite da tale decisione la Spagna e la Grecia, mentre gli Stati membri interessati più piccoli sono rimasti comunque soddisfatti dalla ripartizione attuata senza contraddittorio;
in data 11 aprile 2017, lo Stato italiano ha formalizzato ai più alti livelli amministrativi non solo le preoccupazioni per la pesca italiana, ma anche la pretestuosità dei presupposti su cui si è basata la Commissione europea nella sua bozza di proposta, oltre al proprio dissenso agli esiti, ritenuti inaccettabili, di quello che, ad oggi, rimane l'unico incontro tecnico tenutosi, in ambito di Unione europea, sulla delicata vicenda;
in data 18 aprile 2017, le Parti contraenti Iccat hanno approvato formalmente la suddivisone del TAC adottata due mesi prima a Madrid: il TAC dell'Unione europea per il 2017 è, quindi, ufficializzato a circa 7.418 tonnellate, pari cioè a circa il 70 per cento di quello internazionale;
in data 20 aprile 2017, si è svolta una sorta di bilaterale tecnica a Bruxelles, nel corso della quale la Commissione europea, dopo aver formulato riscontri di rito alle doglianze del nostro Paese, ha aperto ad un ulteriore momento di dialogo, nella misura in cui è stata ipotizzata la concreta possibilità di riaprire il tavolo tecnico, prospettando la formulazione di nuovi scenari che, in un certo qual modo, potessero risultare meno penalizzanti per l'Italia;
tale dialogo non ha poi avuto luogo, non avendo la Commissione proceduto alla convocazione di un ulteriore momento di confronto tecnico con gli Stati membri, ed avendo poi provveduto alla formalizzazione della propria proposta;
il 18 maggio del 2017, ai margini di un incontro tecnico sul tonno rosso, su suggerimento della Commissione europea, la delegazione italiana ha incontrato gli omologhi spagnoli e greci in cerca di un compromesso. Sia la Spagna che la Grecia hanno chiesto in cambio di modifiche della proposta della Commissione cessioni di quota italiana per il tonno rosso in quantitativi e con modalità che non sono stati ritenuti accettabili;
il 3 luglio 2017, la Commissione ha presentato formalmente la propria proposta per la discussione, che si è tradotta nella proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/127 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca, la quale è stata inserita in un provvedimento di modifica al vigente regolamento (UE) sui TAC, contenente anche altri stock che interessano numerosi Stati membri, la cui approvazione non ha la medesima urgenza della quota per il pesce spada;
come si legge nella relazione di accompagnamento, «i contingenti assegnati agli Stati membri» sono definiti «sulla base delle loro catture storiche nel periodo di riferimento 2012-2015, che è stato ritenuto affidabile»;
il riferimento a tale serie storica determina l'assegnazione al nostro Paese di una quota ancora più bassa di quella risultante dalle catture medie rilevate nel periodo preso in considerazione dall'Iccat (anni 2010-2014);
tale riduzione della quota italiana per il pesce spada rappresenta un duro colpo alle produzioni e alle imprese nazionali con ricadute anche sugli aspetti occupazionali ed un assist per l'import proveniente dal nord Africa, dall'Atlantico e dal Pacifico e potrebbe mettere ulteriormente in crisi un settore già prostrato dalla concorrenza e da un mercato non sempre favorevole. La riduzione delle tonnellate pescabili rischia quindi di provocare una lotta tra i singoli pescherecci che dovranno poi dividersi la quota nazionale attribuita all'Italia;
va ricordato, infine, che il 14 giugno 2017, la Commissione XIII ha approvato la risoluzione n. 8-00245 Luciano Agostini, Catanoso ed altri, nella quale, dopo aver dato conto del fatto che «durante lo svolgimento dei sopraddetti negoziati europei, la delegazione spagnola avrebbe chiesto alla Commissione europea di modificare la serie storica utilizzata in sede Iccat (2010-2014) per poi indurre l'esecutivo comunitario a prendere in considerazione la serie storica 2012-2014, (...) basandosi sull'assunto che l'Italia tra il 2010 e il 2011 avrebbe trasmesso dati di cattura provenienti dalla pesca illegale praticata con reti derivanti (...) – assunto del tutto privo di attendibilità – e che il biennio 2010-2011 risulta essere quello più positivo per l'Italia ed è dunque palese che ogni modifica della serie storica 2010-2014 comporterebbe un danno non indifferente alla flotta italiana», la medesima Commissione ha impegnato il Governo: «ad adoperarsi, con determinazione, in tutte le sedi competenti, per la tutela della quota di pesca italiana del pesce spada basata sulla chiave di ripartizione già utilizzata dall'Iccat per il riparto tra le Parti contraenti e, cioè, sui dati di cattura del periodo 2010-2014»,

impegna il Governo

ad attenersi, in sede di determinazione nazionale dei massimali di cattura del pesce spada nel Mediterraneo, ai criteri formalmente ed ufficialmente adottati ed approvati in seno all'ICCAT per la ripartizione del contingente per il 2017, così come posti alla base dell'accordo di Madrid del 20-22 febbraio 2017.
(8-00248) Sani, Luciano Agostini, Oliverio, Venittelli, Zaccagnini, Russo, Placido, Benedetti.

ODG MANGILI, M5S SENATO, SU ESTENSIONE MISURA “RESTO AL SUD” A TUTTE LE IMPRESE AGRICOLE

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 0/2860/76/05

presentato da

GIOVANNA MANGILI
giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 784

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno (AS 2860);
premesso che:
L'articolo 2 mira a favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura nelle regioni del Mezzogiorno. Ciò avviene estendendo la misura "Resto al Sud" alle imprese agricole, mediante una specifica destinazione di 50 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) e creando così le condizioni per erogare un novero più ampio di servizi a favore dei consorziati, anche di natura creditizia.
impegna il governo:
ad adottare ogni iniziativa necessaria al fine di estendere la misura agevolativa di cui all'articolo 2 a tutte le imprese agricole, ivi comprese quelle del settore agroalimentare, del settore ittico, della mitilicoltura e dell'acquacoltura.
(0/2860/76/5)
MANGILI, LEZZI, BULGARELLI

INTERPELLANZA ORELLANA, AUT-PSI-MAIE SENATO, SU AGEVOLAZIONE FISCALE PER GLI OLI MINERALI IMPIEGATI NEI LAVORI AGRICOLI (REGIONE LOMBARDIA)

Atto Senato

 

Interpellanza 2-00475

presentata da

LUIS ALBERTO ORELLANA
mercoledì 19 luglio 2017, seduta n.862

ORELLANA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il decreto interministeriale 14 dicembre 2001, n. 454, del Ministero dell'economia e delle finanze, regolamenta le modalità di gestione dell'agevolazione fiscale per gli oli minerali impiegati nei lavori agricoli e orticoli, in allevamento, nella silvicoltura e piscicoltura e nella florovivaistica;

all'articolo 2, comma 1, lettera e), l'agevolazione compete anche alle imprese agromeccaniche iscritte nel registro delle imprese, ovvero compete in relazione alle prestazioni, rese in favore delle imprese agricole iscritte e registrate nell'anagrafe delle aziende agricole, in relazione alle attività agricole di cui all'articolo 29 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;

il decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, all'articolo 5, definisce "attività agromeccanica quella fornita a favore di terzi con mezzi meccanici per effettuare le operazioni colturali dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, la sistemazione e la manutenzione dei fondi agro-forestali, la manutenzione del verde, nonché tutte le operazioni successive alla raccolta dei prodotti per garantirne la messa in sicurezza. Sono altresì ricomprese nell'attività agromeccanica le operazioni relative al conferimento dei prodotti agricoli ai centri di stoccaggio e all'industria di trasformazione quando eseguite dallo stesso soggetto che ne ha effettuato la raccolta";

la legge della Regione Lombardia 5 dicembre 2008, n. 31, recante "Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale", all'articolo 13-bis, chiarisce ulteriormente come imprese agromeccaniche "soggetti, individui o società, ivi incluse le cooperative ed i consorzi di imprese, che svolgono in forma autonoma e con caratteristiche di prevalenza economica una delle attività di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99";

inoltre, nel promuovere la qualificazione della professionalità di tali imprese è stato istituito presso la Giunta regionale un apposito albo, stabilendo modalità e requisiti necessari per l'iscrizione: in particolare, con decreto n. 1132 del 17 febbraio 2015, al punto 4, lettera b), la Regione riconosce la facoltà di presentare domanda a "imprese che svolgono diverse attività produttive tra cui l'attività agromeccanica in forma autonoma ed in regime di prevalenza economica rispetto alle attività di carattere extra agricolo, regolarmente iscritte in CCIAA con le attività (identificate tramite codici ATECO A. 01.61.00) previste dall'art. 5 del D. lgs. 99/2004";

tenuto conto che:

dopo 16 anni di conforme applicazione della normativa citata, l'Assessorato per l'agricoltura della Regione Lombardia il 13 marzo 2017 ha formulato un'interpretazione restrittiva delle disposizioni riguardo all'assegnazione di carburante agricolo agevolato da utilizzare per prestazioni di servizi rese con macchine agricole ad imprese agricole iscritte nel registro delle imprese della Camera di commercio;

da questa interpretazione risulta che le imprese individuali associate non sono riconosciute come imprese agromeccaniche se svolgono due attività di cui la principale sia quella agricola e la secondaria quella agromeccanica e, pertanto, viene concesso il carburante solo per l'attività agricola;

la Regione ha posticipato l'entrata di questa nuova interpretazione al 31 dicembre 2017. Purtuttavia, se entro tale data non si riuscirà a separare l'attività agromeccanica da quella agricola per la stessa impresa, non si potrà ottenere il carburante agricolo per le due attività come si è sempre ottenuto fin dal 2001con due distinte assegnazioni: una per conto proprio (impresa agricola) e una per conto terzi (impresa agromeccanica);

considerato che:

a parere dell'interrogante, una futura e definitiva interpretazione del decreto interministeriale n. 454 del 2001 così come disposta dalla Regione Lombardia comporterebbe notevoli danni economici agli operatori interessati;

in particolare, le imprese associate che si trovano ad esercitare più attività, tra cui quella agromeccanica in regime di non prevalenza, non ricevendo più il gasolio agricolo agevolato vedranno compromettere la loro posizione di competitività nel mercato fino ad una chiusura degli impianti perché non più concorrenziali;

le Regioni confinanti continuano ad applicare regolarmente le disposizioni previste per legge, erogando quindi carburante con accisa ridotta ad imprese che secondo la Regione Lombardia non dovrebbero essere destinatarie delle agevolazioni,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di assicurare una conforme, giusta e regolare attuazione delle disposizioni normative vigenti in materia;

se non ritengano, per quanto di propria competenza, di chiedere chiarimenti alla Regione Lombardia circa la possibilità di reinterpretare il decreto interministeriale n. 454 così come applicato dal 2001 fino a marzo 2017.

(2-00475)

INTERROGAZIONE ROSTELLATO, PD CAMERA, SU INDENNITÀ GIORNALIERA LAVORATORE PESCA MARITTIMA

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11918

presentato da

ROSTELLATO Gessica

testo di

Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

ROSTELLATO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il comma 346 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, dispone che per l'anno 2017 e nel limite di spesa di 11 milioni di euro per il medesimo anno, sia riconosciuta per ciascun lavoratore dipendente da imprese adibite alla pesca marittima, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca, un'indennità giornaliera onnicomprensiva pari a 30 euro al fine di garantire un sostegno al reddito nel periodo di sospensione dell'attività lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo obbligatorio;
il comma 347 della stessa legge dispone che le modalità relative al pagamento dell'indennità di cui sopra, vengano disciplinate attraverso decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell'economia e delle finanze;
attualmente non risulta emanato alcun provvedimento per la suddetta disposizione, né alcuna circolare esplicativa che ne disciplini l'erogazione e, nonostante le sollecitazioni delle parti sociali, non risultano ad oggi atti ufficiali in merito;
a breve, il 29 luglio 2017, è previsto il periodo di arresto temporaneo obbligatorio, cosiddetto fermo pesca 2017 –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della problematica esposta in premessa e se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, al fine di rendere al più presto operativa la disposizione contenuta nel comma 346 dell'articolo 1 della legge n. 232 del 2016, visto l'imminente periodo di fermo pesca previsto. (5-11918)

INTERROGAZIONE ALBANO, PD SENATO, SUGLI STANDARD PROFESSIONALI E FORMATIVI SPECIFICI DEL MANUTENTORE DEL VERDE

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03888

presentata da

DONATELLA ALBANO
martedì 18 luglio 2017, seduta n.860

ALBANO, CHITI, GIACOBBE, MATTESINI, FASIOLO, PUPPATO, SUSTA, MORGONI, ANGIONI, LAI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

i giardini pubblici e privati costituiscono una componente paesaggistica importante nel contesto urbano, così come i viali alberati e tutte le altre forme di spazio verde;

la manutenzione del verde pubblico e privato è affidata spesso ad operatori privi di requisiti minimi di idoneità professionale, non consentendo, pertanto, la possibilità di fornire garanzie circa il risultato del lavoro svolto;

all'interno del settore del florovivaismo, la manutenzione del verde rappresenta una componente molto importante ed in forte crescita, in un comparto che in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro, con ben 30.000 aziende e oltre 180.000 addetti impiegati;

l'art. 12 della legge 28 luglio 2016, n. 154, recante "Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale", prevede che l'attività di manutenzione del verde, pubblico o privato, affidata a terzi, possa essere svolta esclusivamente dagli iscritti nel registro ufficiale dei produttori (RUP), da imprese agricole, artigiane o industriali o in forma cooperativa iscritte al registro delle imprese e che abbiano conseguito un attestato di idoneità per il possesso di determinate competenze fitosanitarie;

considerato che:

l'intervento normativo nasce dalla necessità da parte di tutti gli operatori del settore di disporre di una normativa omogenea sul territorio nazionale, definendo in tal modo i requisiti minimi valevoli ai fini dell'ottenimento dell'idoneità professionale;

la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione dell'8 giugno 2017, ha predisposto alcune linee guida concernenti gli standard professionali e formativi del manutentore del verde;

il Coordinamento nazionale filiera florovivaistica e del paesaggio (CNFFP) chiede di essere coinvolto nella definizione delle norme di attuazione e dei contenuti di attuazione dell'articolo 12 citato, nella parte relativa all'attività di "manutenzione del verde, pubblico o privato, affidata a terzi", al fine di contribuire, con la propria esperienza, a definire il quadro normativo più appropriato;

rilevato che:

nelle ultime riunioni del tavolo tecnico del settore florovivaistico presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è emersa la necessità di approfondire le tematiche ricollegabili all'attuazione dell'articolo 12, soprattutto per quanto concerne gli standard professionali e formativi del manutentore del verde;

il più alto coinvolgimento delle rappresentanze, sia pubbliche che private, garantisce la possibilità di una visione d'insieme dello stato dell'arte del settore, garantendo un lavoro più puntuale e specifico da parte del Ministero, nell'attuazione del citato articolo 12,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare un tavolo di lavoro in sinergia con il mondo imprenditoriale del settore florovivaistico e del Coordinamento nazionale filiera florovivaistica e del paesaggio per definire gli standard professionali e formativi specifici del "manutentore del verde", come previsto dall'articolo 12 della legge 28 luglio 2016, n. 154.

(3-03888)