Durante la riunioni di Tallinn e Tunisi possiamo rintracciare un punto comune e cioè “l’assunzione come Unione europea e come gruppo di contatto dell’idea che la questione dei flussi migratori si gioca in parte fondamentale dall’altra parte del Mediterraneo, in Africa. Non era scontato che avvenisse e da parte italiana c’è stato un lavoro con il MoU firmato dall’Italia e fatto proprio dall’Ue durante il vertice di Malta. Questo fenomeno che ha caratteristiche epocali ha un punto cruciale: se si vogliono governare i processi e non subirli, bisogna intervenire nei punti di partenza e di transito”. Lo ha detto il ministro degli Interni Marco Minniti sulla lotta contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo durante l’intervento nelle commissioni riunite in commissioni Esteri e Difesa del Senato. “A Tallinn la Ue ha fatto proprio un intervento strategico in Africa settentrionale e soprattutto in Libia lungo tre direttrici – ha aggiunto Minniti –. La prima è il rafforzamento del controllo delle acque territoriali libiche che è diventato un progetto europeo”.

Secondo i dati dell’Oim, negli ultimi 2 mesi la guardia costiera libica ha salvato “circa 10mila persone in acque territoriali libiche. Poi nei primi sei mesi del 2017 ci sono stati cinquemila rimpatri volontari ai paesi di provenienza”. Si tratta, ha detto il ministro, di numeri che “per la prima volta ci dicono quello che accade nelle acque territoriali libiche. Lunedì per esempio ci sono stati 620 salvataggi Ong e 280 della Guardia costiera libica”. In questo ambito si colloca la richiesta di cui ha dato notizia il premier Gentiloni pervenuta per iscritto “di valutare l’ipotesi di assetti navali italiani come sostegno alle attività della Guardia costiera libica. Una richiesta molto importante che si sta valutando al ministero della Difesa”. Tuttavia, “non sfugge che questa richiesta rappresenta un salto di qualità”.

DIRITTI UMANI – Il secondo aspetto è l’idea di affrontare il tema del rispetto dei diritti umani in Libia. “Tredici sindaci ci hanno presentato dei piani con la volontà di essere aiutati ad accogliere le persone, ad essere distinte dai trafficanti e per poterle rimpatriare nei paesi di provenienza – ha detto il ministro –. Sappiamo che il traffico di essere umani è uno dei pochi circuiti economici che funzionano e stroncarli vuol dire innescare un circuito positivo. I sindaci nella seconda metà di agosto verranno qui a Roma per vedere come andare avanti su questi progetti”. Il terzo aspetto riguarda il confine sub-sahariano: qui c’è un lavoro molto importante dei paesi di confine come Algeria, Ciad, Niger e Mali che non a caso erano alla conferenza di Tunisi. Il confine vero dell’Europa, quello più a sud, non è l’Italia. Chi lo pensa sbaglia. Ed è cruciale per due aspetti: primo per il traffico di esseri umani, da lì passa il flusso che arriva in Libia. Il secondo riguarda il contro-terrorismo. Nel momento in cui Isis perde a Raqqa il passaggio verso il confine sub-sahariano è di stringente attualità”.

LIBIA – “In questo ambito si colloca un’altra partita. Quella della stabilizzazione della Libia. In questo ambito va l’iniziativa francese di ieri che spero possa essere realizzata. Tutto quello che va verso la stabilizzazione Libia è pratica concreta – ha detto Minniti –. Il fatto che il primo ministro libico sia venuto qui per fare il punto lo considero importante. Non c’è contraddizione concettuale tra stabilizzazione della Libia e contrasto al traffico di esseri umani”. Poi c’è il tema dell’accoglienza e dei rimpatri. “Al momento abbiamo poco più di 94 mila arrivi rispetto all’inizio di quest’anno, il 6,9% in più rispetto allo scorso anno. Il 4 luglio era al 19,38%. Vorrei segnalare due cose: la prima che nei giorni scorsi abbiamo fatto un incontro con l’associazione dei comuni italiani per gestire il flusso migratorio – ha precisato il ministro –. Il secondo è che per quanto riguarda i rimpatri a Tallinn si è decisa una doppia cosa: sui rimpatri ci deve esserer una regia europea che l’Italia ha caldeggiato sempre e l’Ue ha deciso di utilizzare lo strumento dei visti legali. Stabilire che l’intera Ue lo utilizza è importante perchè possono essere congelati e rappresentare uno strumento di pressione significativo e mai assunto. Terza questione c’è un rilancio delle ri-location che stabiliscono che non è possibile sottrarsi unilateralmente. L’Italia al momento ha circa 8000 rilocabili di cui 350 già autorizzati. Un meccasimo che può cominciare a funzionare per alleggerire la pressione”.

CODICE ONG – Infine c’è il tema delle operazioni nel Mediterraneo centrale: “Abbiamo predisposto un codice Ong approvato all’unanimità discutendo in sede Ue, di commissione europea e con i principali stakeholders – ha proseguito il ministro –. Si è aperta una discussione e un dialogo con le ong e ci vedremo di nuovo venerdì prossimo. Ritengo il codice di comportamento essenziale per questioni relative alla sicurezza del nostro paese. Nel momento in cui più del 40% delle persone salvate arriva in Italia con navi Ong, cambiando gli equilibri rispetto alle navi militari, penso sia doveroso da parte del ministero degli Interno garantire i principi di sicurezza”. Infine il rinnovo dell’Operazione Sofia, così come Triton, al “documento nazionale” predisposto dal nostro paese per assicurare un “riequilibrio del peso dei migranti” e il “sostegno alle attività della guardia costiera libica”.