“Quattro suicidi in una settimana. Trentadue dall’inizio dell’anno. Numeri che non possono non interrogare e che richiedono interventi urgenti volti a migliorare il sistema di prevenzione messo a punto dal ministero della giustizia”. È quanto di legge in una nota del garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

“In attesa della riunione convocata per il 2 agosto dal ministro Orlando con i Capi dei Dipartimenti dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile e di comunità per fare il punto sul piano di prevenzione dei suicidi in carcere, il Garante nazionale ribadisce il proprio impegno a intervenire - in quanto titolare della tutela dei diritti delle persone detenute - come parte offesa nelle indagini relative a tutti i casi di suicidio. Per questo sono già state contattate tutte le competenti Procure per chiedere informazioni sullo stato dei procedimenti relativi ai 32 suicidi del 2017”.

“Colpisce inoltre – prosegue il garante - il fatto che le due persone che si sono tolte la vita nella Casa circondariale Rebibbia di Roma (l’ultimo il 28 luglio) fossero entrambe recluse nel Reparto G9, reparto che è stato oggetto di una visita ad hoc del Garante. Nel corso della visita il reparto G9 era stato trovato in condizioni strutturali e igienico-sanitarie del tutto inaccettabili, con umidità che trasudava dalle pareti e acqua che cadeva dal soffitto, ambienti sporchi e deteriorati, vetri rotti nei corridoi, riscaldamento non funzionante. Condizioni che – come scritto nel Rapporto pubblicato sul sito del Garante nazionale (www.garantenpl.it) - potrebbero essere considerate di per sé violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani (CEDU). Per tale motivo il Garante nazionale ne aveva raccomandato l’immediata chiusura, necessità condivisa peraltro dalla direttrice dell’Istituto e dalla Provveditrice regionale del Lazio”.

“Sono molti e diversi i fattori che spingono una persona a compiere un gesto estremo come quello di togliersi la vita e prevenire tali eventi è certamente difficile. Ma garantire ambienti rispettosi dei diritti e della dignità delle persone è possibile e necessario”.