L’84% degli operatori intervistati segnala nei centri di accoglienza gravi criticità. In più di una struttura su 10 si lamenta sovraffollamento, nel 17% strutture decadenti e in un centro su tre l’inadeguatezza degli spazi. Ben il 33% degli operatori oggetto dell’indagine segnalano criticità connesse alla posizione isolata dei centri di accoglienza e alla carenza di collegamenti pubblici per raggiungere i centri abitati e il 19% alla difficoltà di accesso ai servizi territoriali. Nel 39% dei casi viene evidenziata una carenza di organico impiegato in relazione al numero di ospiti accolti. E' quanto evidenzia il dossier "Accoglienza rifugiati: un'ordinaria emergenza" realizzato da In Migrazione. Nel 41% dei casi gli operatori segnalano una scarsa specializzazione nel gruppo di lavoro e nella direzione. Un operatore su tre denuncia una carenza o l’inesistenza di controlli e ispezioni istituzionali sull’operato dei soggetti che gestiscono l’accoglienza. Criticità che interessano, seppur con positive eccezioni, soprattutto i Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) attivati dalle prefetture sul territorio (con oltre 136.000 posti). Migliore, pur con problematiche evidenziate, l’accoglienza SPRAR attivata dagli Enti locali (22.832 posti). Sono questi alcuni dei dati inediti del dossier “Accoglienza rifugiati: un’ordinaria emergenza” realizzato da In Migrazione per fornire una fotografia sull’accoglienza dedicata a richiedenti e beneficiari di protezione internazionale da un punto di vista privilegiato: quello di 333 operatori dell’accoglienza che lavorano sul campo. Coordinatori, operatori sociali, educatori, psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, personal tutor, operatori legali, insegnanti d’italiano, mediatori culturali e amministrativi di tutte le Regioni italiane. Uno spaccato di tutto il sistema di accoglienza italiano fornito da chi lavora nei CAS, nei progetti SPRAR e nei grandi Centri governativi.

“Quella degli sbarchi è un’emergenza anomala – spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico di In Migrazione – che non è connessa all’imprevedibilità del fenomeno né alla carenza di risorse economiche. Anche i numeri – continua Omizzolo - non determinano di per sé un’emergenza”. I posti disponibili per la sola prima accoglienza sono oltre 150 mila a fronte di 71.744 richieste di asilo nei primi sei mesi del 2017. “Quello che trasforma una criticità in emergenza – spiega Omizzolo - è il ritardo del nostro Paese nel costruire un sistema di accoglienza di qualità con una visione che non sia soltanto tesa a tamponare gli sbarchi”. In Italia sono stati complessivamente attivati 175.550 posti per accogliere richiedenti asilo e rifugiati (dato aggiornato al 23/01/2017). Un numero che in termini assoluti può sembrare allarmante ma, se messo in relazione con la popolazione residente, appare più modesto. Infatti vengono accolti poco più di tre richiedenti asilo o rifugiati ogni 1.000 residenti. Se in termini assoluti è la Lombardia ad ospitare più richiedenti e beneficiari di protezione internazionale (23.391), in rapporto ai residenti ospita appena lo 0,23%.

E’ il Molise ad avere una presenza più forte in rapporto ai residenti (più di un rifugiato ogni 100 abitanti). “In Italia deve diventare centrale il tema della qualità dell’accoglienza e di tutta la filiera istituzionale connessa – spiega Omizzolo – unico modo per tutelare i diritti di chi scappa da guerre e violenze, superare l’attuale intasamento dell’accoglienza e ogni speculazione criminale, garantire la positiva convivenza tra persone accolte e territorio ospitante e – conclude Omizzolo- trasformare l’accoglienza in un’opportunità per il nostro Paese”. In Migrazione stima che un sistema di accoglienza di qualità può generare oltre 70.000 posti di lavoro, senza considerare tutto l’indotto connesso alle forniture ed ai servizi, come ad esempio la fornitura del vitto, che da sola può generare oltre 500 milioni di euro l’anno. Importanti occasioni per i territori che l’Italia può cogliere solo trasformando il vecchio binomio Accoglienza = Business in Accoglienza = Mestiere, nel senso più nobile e specialistico del termine. “Avere vicino casa un piccolo centro d’accoglienza ben gestito è un’opportunità – spiega Simone Andreotti, presidente di In Migrazione - averne uno grande dove i rifugiati sono abbandonati a loro stessi diventa evidentemente un problema. E’ ora di smettere di ragionare in termini di accoglienza si e accoglienza no - conclude Andreotti – il vero tema, per i rifugiati e per i cittadini che vivono i territori, è la qualità dell’accoglienza che si mette in campo”.