Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, torna in Palamento a dieci giorni di distanza, e tra gli argomenti trattati c’è ancora il fenomeno (in continua espansione) dei pensionati italiani che si trasferiscono all'estero, in primis in Portogallo e isole Canarie. Paesi in cui il basso costo della vita e i bonus fiscali costituiscono una grande attrattiva. Boeri, in audizione al Senato davanti al Comitato per le questioni degli italiani all'estero, ha ribadito come sia “un’anomalia esportare prestazioni di natura assistenziale” come le integrazioni al minimo e la cosiddetta quattordicesima. “Un’anomalia” che “ci porta ad alleggerire i conti di altri Stati”, quando, tra l'altro, “il nostro Paese non è ancora dotato di un sistema di assistenza sociale di base adeguato, universale”. Quindi un’importante sottolineatura: sarebbe utile che il nostro Paese “si rendesse appetibile ai pensionati che vengono da altri Paesi per aumentare la domanda interna e anche le entrate fiscali”.

Poi una bacchettata agli onorevoli e senatori. A margine dell’audizione, parlando della riforma dei vitalizi dei parlamentari, Boeri ha ribadito come l’Inps abbia chiesto alle Camere di conoscere i dati sui contributi previdenziali versati dagli eletti. Domanda rimasta senza risposta. La mancata pubblicazione “è un regalo all'anti-parlamentarismo”, ha tuonato il presidente Inps, e “una presa in giro nei confronti degli italiani: sul sito della Camera è pubblicato il totale dei contributi versati, ma non è questa l'informazione necessaria”. Senza dati di dettaglio – ha spiegato – “non è possibile valutare l'impatto delle misure sui vitalizi”.

Ma il 19 luglio questi argomenti Boeri li aveva già largamente trattati alla Camera. “Le pensioni pagate all’estero dall’Inps, su 160 Paesi, nel 2016 sono state oltre 373 mila”, per un valore – aveva sottolineato - “di poco superiore al miliardo di euro”. E “più di un terzo delle pensioni pagate a giugno del 2017 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori a 3 anni, il 70% è inferiore ai 6 anni e l’83% è inferiore ai 10 anni”. Durate contributive “molto basse”. Prestazioni assistenziali pagate all’estero che vanno “a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri senza avere un ritorno in consumi”. “Un'anomalia” in assenza “di reciprocità”. Il presidente dell’Inps si era quindi soffermato sulle quattordicesime percepite all’estero quasi raddoppiate. Un fenomeno che preoccupa e che si è dimostrato “in aumento sul 2017, a seguito degli interventi fatti”. “La legge di Bilancio per il 2017 ha elevato il limite di reddito previsto per tale prestazione – aveva spiegato Boeri - incrementando la platea dei destinatari, e ne ha aumentato l’importo. Complessivamente, nel 2017 sono state erogate all'estero un totale di 35,6 milioni per la quattordicesima, incrementando ulteriormente di circa 20 milioni i pagamenti non contributivi erogati all'estero dall’Istituto, un aumento del 131% rispetto all'anno precedente”. “Il nostro paese con le quattordicesime erogate a residenti di questi paesi – aveva concluso Boeri - sta di fatto riducendo gli oneri per spesa assistenziale di altri paesi”.