AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE ANITORI, AP-CPE-NCD SENATO, SU BACINI IDROGRAFICI E GESTIONE ACQUA

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07967

presentata da

FABIOLA ANITORI
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

ANITORI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

con l'ordinanza protocollo n. 0375916 del 20 luglio 2017, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di fatto bloccava i prelievi dal lago di Bracciano per l'approvvigionamento idrico della capitale, lanciando l'allarme circa l'abbassamento repentino del livello d'acqua del bacino lacustre e del rischio di catastrofe ambientale connesso;

dinanzi all'ordinanza, l'ACEA, la multiutility controllata dal Comune di Roma per l'erogazione del servizio idrico, ha reagito bollinando come "illegittimo" il provvedimento della Regione, spiegando che solo l'8 per cento di tutto il fabbisogno della capitale arriva dal bacino laziale. Il rischio concreto è che la capitale si trovi davanti a un fermo della fornitura a turno in diversi quartieri, con disagi per circa 1,5 milioni di cittadini;

in questa fase emergenziale, aggravata dalla costante siccità, che ha piegato oltre 10 regioni italiane, il Comune di Roma ha messo in atto un piano per combattere l'emergenza idrica a Roma, che prevede la graduale chiusura delle piccole fontane disseminate nel territorio capitolino, per avviare i primi interventi di riparazione delle numerose perdite della rete idrica;

anche il Ministro dell'ambiente, nel corso di un'audizione in Senato, il 27 luglio 2017, ha sottolineato come, nell'ambito dell'emergenza siccità, la situazione di Roma è, allo stato, quella che preoccupa maggiormente. Una parte consistente ed annosa dei problemi della capitale e dei rischi che oggi corre sono da ricollegare alle intollerabili perdite di rete, che caratterizzano la sua infrastrutturazione idrica;

il 28 luglio, un accordo tra il Comune di Roma, il Ministero dell'ambiente e la Regione ha portato alla rivisitazione della precedente ordinanza, stabilendo che non ci sarà nessun razionamento; in ogni caso, i prelievi potranno essere effettuati unicamente in forma ridotta;

paradossale sembra quanto avvenuto, poiché il problema si sta risolvendo autorizzando la violazione di quanto disposto dalla normativa in materia e, in particolare, delle prescrizioni di tutela del lago di Bracciano, che costituivano il fondamento dell'ordinanza di sospensione del presidente Zingaretti;

considerato che:

il presidente della Regione Lazio, paventando un disastro ambientale, aveva procurato un allarme a parere dell'interrogante ingiustificato; purtuttavia, oggi, rivedendo l'ordinanza e autorizzando la continuazione dei prelievi dal lago, si è assunto consapevolmente l'eventuale responsabilità di contribuire ad un disastro ambientale da lui stesso annunciato;

il Ministro dell'ambiente ha ricordato che il 28 luglio, a seguito dell'intesa raggiunta, è stata emanata dalla Regione Lazio un'ordinanza che impone ad Acea Ato 2 di azzerare ogni prelievo dal bacino del lago di Bracciano a partire dal 1° settembre 2017; di limitare il prelievo alla soglia massima di 400 litri al secondo a partire dal giorno 29 luglio fino al 10 agosto; di limitare il prelievo alla soglia massima di 200 litri al secondo a partire dall'11 agosto e fino al 31 agosto; di trasmettere alla competente Direzione regionale i dati giornalieri del livello idrometrico del lago;

anche il Ministro della salute, preoccupato dall'imminente pericolo della razionalizzazione del servizio idrico nella capitale, con sospensioni sino ad 8 ore per utente, ha comunicato di aver scritto personalmente al presidente della Regione Lazio e al sindaco di Roma capitale, evidenziando come un'eventuale sospensione generalizzata dell'erogazione di acqua nella città di Roma, anche a fronte dello straordinario incremento delle temperature registratosi in queste ultime settimane, potrebbe pregiudicare gravemente il livello igienico-sanitario di tutte le strutture ricettive e di ristorazione della capitale e di tutti gli uffici pubblici, ma soprattutto potrebbe comportare gravi pregiudizi per l'erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari essenziali. Infatti, seppur nel pieno di una fase emergenziale, deve essere assicurata una presenza continua e sufficiente di risorse idriche tale da garantire senza interruzioni i servizi sanitari e socio-sanitari essenziali e di verificare che non sia messa a rischio la salute dei pazienti;

considerato, inoltre, che:

tra le tante cause che hanno portato all'emergenza idrica attuale, riveste particolare rilievo la mancanza di una manutenzione ordinaria e costante delle reti, che sta provocando perdite d'acqua costanti;

a parere dell'interrogante la crisi idrica non è occasionale, ma è strutturale a causa del sistema di gestione Acea. In particolare, Acea, tramite Ato2, gestisce la risorsa acqua per circa 4 milioni di abitanti e 112 comuni;

in tempi di siccità come questi è impensabile perdere il 40 per cento dell'acqua per tubazioni colabrodo; allo stesso tempo, è inaccettabile che dei 300 miliardi di metri cubi d'acqua piovana di ogni anno si riesca a captarne solo l'11 per cento; è uno spreco che un Paese come il nostro, che deve e dovrà fare ancor di più i conti in futuro con problemi di siccità, non si può permettere;

a parere dell'interrogante l'efficientamento della rete è un passo da affrontare nell'immediato, dopo che altri provvedimenti sono stati sbloccati: ad esempio, la riorganizzazione dei distretti era un provvedimento atteso da 20 anni e si è riusciti a realizzarlo con l'approvazione del collegato ambientale. Oggi serve una forte assunzione di responsabilità istituzionale a tutti i livelli;

nonostante l'attività legislativa costante, risulta imperdonabile l'immobilismo di alcune amministrazioni: ad esempio, è imperdonabile che ci siano ancora Regioni che non hanno istituito gli ambiti territoriali ottimali (Ato) e Comuni che ancora non vi hanno aderito; ci sono Regioni dove, nonostante l'esercizio dei poteri sostitutivi e le numerose diffide inviate da parte del Ministero, non sono stati istituiti enti di ambito o, anche se istituiti, non sono operativi;

c'è bisogno soprattutto di un cambiamento culturale. Capita infatti troppe volte che opere pubbliche fondamentali per l'ambiente, come ad esempio gli invasi, siano osteggiate da comitati locali o da un certo ambientalismo che appartiene al passato e che paradossalmente fa male all'ambiente;

ritenuto, inoltre, che:

nel corso della citata audizione, il Ministro ha confermato lo stanziamento di 21 milioni di euro destinati alla Regione Lazio nel quadro di un più ampio "piano di sostituzione delle reti", previsto dalla programmazione dei fondi di sviluppo e coesione. La somma stanziata dovrà essere un volano per gli investimenti, ai quali i soggetti gestori e le Regioni dovranno concorrere, anche per realizzare nuovi invasi e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica, sia nell'irrigazione che negli usi potabili;

allo stesso tempo, il Ministro ha sottolineato la richiesta indirizzata ai Carabinieri forestali e al Nucleo operativo ecologico di indagare sul fenomeno dei prelievi illeciti dal lago. L'Osservatorio sull'Appennino centrale, chiamato ad affrontare le azioni rivolte alla salvaguardia del lago, ha deciso l'ulteriore diminuzione delle portate emunte dallo stesso lago di Bracciano che sono passate, secondo quanto comunicato da Acea, da 1.300 a circa 1.000 litri al secondo. Il gestore ha evidenziato un recupero di circa 105 litri al secondo dal controllo delle perdite su manufatti idraulici e un recupero di circa 180 litri al secondo dalla ricerca delle perdite occulte di rete;

valutato che:

la querelle tra Regione Lazio ed Acea ha portato nelle ultime ore alla costituzione di una "cabina di regia", per scongiurare il razionamento dell'acqua nella capitale, dopo lo stop ai prelievi dal lago di Bracciano, e per cercare un percorso che sia il meno impattante possibile sui cittadini;

nonostante i fondi già iscritti nei capitoli di bilancio delle diverse istituzioni coinvolte, sembra mancare nell'azione di efficientamento delle infrastrutture idriche un coordinamento e un monitoraggio a livello nazionale; molto spesso, le istituzioni locali si attribuiscono vicendevolmente le colpe per i mancati interventi, senza che si riesca a capire di chi sia la responsabilità effettiva. Manca una visione d'insieme comune, che eviti una dispersione delle risorse pubbliche per interventi parziali, localistici e settoriali che non risolvono le problematiche sistemiche ormai esistenti,

si chiede di sapere:

se non sia il caso di adottare, nel più breve tempo possibile, un programma straordinario di intervento per la riqualificazione delle infrastrutture idriche del territorio italiano, attraverso la nomina di un commissario, che possa garantire in tempi rapidi l'attuazione di interventi di completamento degli schemi idrici relativi alle interconnessioni tra bacini, aventi valenza anche interregionale ed intersettoriale ed al riefficientamento e ripristino delle capacità di invaso dei grandi serbatoi di accumulo, mediante l'uso prioritario delle risorse ancora disponibili sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui al decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, nell'ambito della programmazione 2014-2020;

se non sia il caso di istituire con i Carabinieri forestali e i Nuclei operativi ecologici delle forme più efficaci di cooperazione per indagare sul fenomeno dei prelievi illeciti dal lago e punire efficacemente i colpevoli;

se non sia necessario procedere al commissariamento di quei Comuni che non aderiscono ancora oggi agli enti d'ambito, come nel caso degli enti del lago di Bracciano, per procedere tempestivamente ad un efficientamento delle modalità di gestione della rete idrica;

quali siano i dati relativi all'attuale stato di salute del lago di Bracciano, tali da giustificare il prelievo di 400 litri al secondo (invece di 900), ovvero quali siano stati gli elementi valutati per scongiurare la catastrofe ambientale evocata in un primo momento;

se non sia il caso di accertare le gravi inefficienze di Acea, soprattutto nella manutenzione e nella gestione delle condutture, con ispezioni puntuali e mirate;

considerata la prolungata siccità che ha colpito il territorio nazionale, se non sia il caso di dichiarare lo stato di calamità naturale soprattutto per le Regioni più colpite, in modo tale da dare un sostegno concreto alle attività produttive fortemente danneggiate dagli eventi climatici;

se non sia opportuno chiedere, per quanto di competenza, alla Regione di approvare la legge sui bacini idrografici per attuare la legge regionale del 2014 sull'acqua pubblica e coinvolgere le comunità locali nella gestione dell'acqua.

(4-07967)

RISOLUZIONE VACCARI, PD SENATO, SU EVOLUZIONE DELLA MOBILITÀ VERSO TECNOLOGIE PIÙ INNOVATIVE

Atto Senato

 

Risoluzione in Commissione 7-00350

presentata da

STEFANO VACCARI
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.040

Le Commissioni riunite 8a Lavori pubblici, comunicazioni, e 13a Ambiente, territorio, beni ambientali, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 2 del Regolamento, dell'affare assegnato sui temi della mobilità sostenibile,
premesso che:
le Commissioni riunite hanno condotto, nell'ambito dell'affare assegnato sulla mobilità sostenibile (n. 1015) una istruttoria volta a definire una risoluzione di indirizzo al Governo per la definizione dei contenuti del disegno di legge di bilancio per il 2018;
l'istruttoria delle Commissioni riunite si è avvalsa di un articolato ciclo di audizioni nell'ambito del quale sono state raccolte le indicazioni e vagliate le istanze dei principali portatori di interesse e dei soggetti istituzionalmente competenti e ha tenuto conto del documento "Elementi per una Road map della mobilità", definito nell'ambito del tavolo tecnico sulla mobilità sostenibile già istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
le politiche per la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile rappresentano, a livello mondiale, una leva strategica utile per perseguire la riduzione delle emissioni climalteranti finalizzate al contenimento del surriscaldamento globale, in linea con gli obiettivi stabiliti con l'Accordo di Parigi - COP 21;
esse rappresentano altresì un elemento determinante per la qualità della vita, sia sotto il profilo del soddisfacimento delle esigenze di mobilità di persone e merci in condizioni di sicurezza, sia sotto il profilo della tutela della salute umana, in considerazione delle ricadute che la soddisfazione di tali esigenze di mobilità ha sulle diverse matrici ambientali;
sia la Conferenza ONU di Parigi 2015 sul cambiamento climatico sia il Quadro per il clima e l'energia 2030 dell'Unione europea hanno posto l'accento sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il settore dei trasporti attualmente contribuisce per il 25 per cento alle emissioni di CO2 in Europa (considerando il trasporto su strada, quello marittimo e quello aereo) e rappresenta il secondo settore per emissioni di gas serra dopo quello della produzione energetica;
la III Conferenza Mondiale HABITAT sullo sviluppo urbano sostenibile che si è tenuta dal 17 al 20 ottobre 2016 a Quito (Ecuador) ha elaborato la nuova Agenda urbana delle Nazioni Unite per i prossimi venti anni;
il 31 maggio 2017 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte legislative volte a realizzare, entro il 2025, un sistema di trasporti pulito, competitivo e interconnesso. La comunicazione "L'Europa in movimento" (COM (2017) 283), che accompagna le proposte, definisce un programma per il futuro della mobilità nell'Unione europea;
anche se le prime otto proposte presentate dalla Commissione europea si concentrano in particolare sul trasporto stradale di merci, gli obiettivi dell'agenda sono assai ampi: promuovere la sostenibilità; modificare il comportamento dei consumatori e i modelli di domanda; garantire la sicurezza stradale; migliorare il quadro sociale e le condizioni di lavoro nel settore dei trasporti su strada; ridurre le emissioni di CO2, l'inquinamento atmosferico e la congestione del traffico; incoraggiare l'adozione di sistemi di pedaggio più equi; ridurre gli oneri burocratici per le imprese;
la Commissione ha evidenziato come l'importanza della mobilità in generale si rifletta in molti altri quadri strategici dell'Unione europea, fra cui l'Unione dell'energia, il mercato unico digitale e l'agenda per l'occupazione, la crescita e gli investimenti;
disporre di un sistema di mobilità moderno è una condizione indispensabile per garantire il successo della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in Europa e per invertire la tendenza all'aumento delle emissioni di gas a effetto serra e dell'inquinamento atmosferico derivanti dai trasporti, pur tenendo conto della crescente necessità di servizi di trasporto; inoltre, occorre ricordare che il settore della mobilità riveste un ruolo fondamentale per l'economia e la società dell'UE in quanto, oltre a essere di per sé un importante datore di lavoro, è un elemento indispensabile per la competitività dell'economia nel suo insieme;
la Commissione 8a ha esaminato in fase ascendente le prime otto proposte legislative adottate dalla Commissione europea, svolgendo un'ampia istruttoria e approvando infine, il 26 luglio 2017, una risoluzione (Doc. XVIII, n. 213);
in tale risoluzione, si evidenzia tra l'altro l'importanza di utilizzare la tassazione degli autoveicoli (non solo di quelli pesanti, ma anche di quelli leggeri) come strumento di politica economico-fiscale finalizzato alla riduzione sia dell'inquinamento acustico e ambientale e della congestione da traffico, sia del consumo delle infrastrutture, in ottemperanza ai principi "chi inquina paga" e "chi utilizza paga";
l'intento è quello di intervenire sul sistema dei pedaggi e dei diritti di utenza, prevedendo il graduale passaggio dall'imposizione basata sulla durata a quella fondata sull'effettivo utilizzo delle infrastrutture stradali e autostradali, così da ridurre le esternalità negative ed orientare i flussi di traffico dei veicoli (in particolare dei mezzi pesanti adibiti al trasporto merci) verso modalità e percorsi meno impattanti;
in tale contesto, la Commissione ha annunciato che, in aggiunta a questa prima serie di proposte contenute nel pacchetto europeo sulla mobilità sostenibile, vi saranno nei prossimi dodici mesi ulteriori iniziative, quali una nuova normativa in materia di emissioni per le autovetture, i veicoli commerciali leggeri e i veicoli pesanti;
i Piani urbani della mobilità sostenibile (PUMS) sono strumenti di pianificazione integrata, di medio-lungo periodo, del sistema della mobilità urbana e periurbana, promossi dalla Commissione europea per superare le criticità che penalizzano il settore. La Comunicazione della Commissione europea 913/2013 che nell'allegato "Idee per i piani di mobilità urbana sostenibile" ha, di fatto, avviato i lavori per la redazione dei PUMS, afferma che "un piano di mobilità urbana sostenibile ha come obiettivo principale il miglioramento dell'accessibilità alle aree urbane e l'esistenza di mobilità e trasporti sostenibili e di alta qualità verso, attraverso e all'interno delle aree urbane";
considerato che:
i dati Censis relativi al 2016 mostrano che in Italia l'uso del mezzo privato negli spostamenti quotidiani rimane prevalente e, complessivamente, in aumento. Nel 90 per cento circa delle province italiane almeno il 60 per cento degli spostamenti sistematici casa-lavoro avviene in auto e in quote consistenti di province si supera il 70 per cento;
sempre secondo il Censis, un fattore che in parte può spiegare questi dati è legato all'insufficiente e inadeguata offerta di trasporto pubblico. Il calo degli investimenti nel settore, tra l'altro, ha prodotto uno stato generale di insoddisfazione fra gli italiani, che ne percepiscono l'evoluzione in termini molto negativi rispetto alla media europea;
soprattutto laddove già oggi permangono condizioni di scarsa fruibilità ed efficienza del trasporto pubblico locale, in relazione a mezzi eccessivamente obsoleti oltre che al taglio delle risorse per la crisi della finanza pubblica, anche all'interno delle aree urbane la mobilità continuerà in gran parte ad essere individuale, sempre più personalizzata, centrata sull'auto;
proprio nelle città metropolitane è cresciuto il fenomeno del pendolarismo casa-lavoro, fattore che fa da traino alla domanda di mobilità espressa dal Paese. Gli italiani che si spostano quotidianamente per motivi di lavoro o di studio sono quasi 29 milioni, 2,1 milioni in più rispetto a 10 anni fa (Censis 2016);
considerato inoltre che:
con l'allegato al DEF 2017 Connettere l'Italia - Strategie per le infrastrutture di trasporto, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha avviato un percorso per la definizione degli obiettivi e delle strategie per le politiche infrastrutturali nazionali, anticipando temi che saranno oggetto di approfondimento del nuovo Piano generale dei trasporti e della logistica (PGTL);
tale Piano, contenente le linee strategiche delle politiche della mobilità di persone e merci e dello sviluppo infrastrutturale del Paese, è infatti uno degli strumenti di pianificazione e programmazione individuati dall'articolo 201 del Codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
ad ottobre 2016 il Governo ha presentato uno "Schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2014/94/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi". Finalità di tale decreto era quella di "ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l'impatto ambientale nel settore" individuando i "requisiti minimi per la costruzione di infrastrutture per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per i veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale liquefatto compresso, idrogeno e gas di petrolio liquefatto, da attuarsi mediante il Quadro Strategico Nazionale" per lo sviluppo del mercato di combustibili alternativi nel settore dei trasporti e la realizzazione delle relative infrastrutture, nonché le "specifiche tecniche comuni per i punti di ricarica e di rifornimento e i requisiti concernenti le informazioni agli utenti";
su tale schema di decreto le Commissioni 8a e 10a del Senato hanno svolto un approfondito esame, formulando, in data 22 novembre 2016, un parere favorevole con una serie di puntuali osservazioni, volte a ribadire l'esigenza di favorire in Italia la rapida realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi, in un quadro di regole certe, assicurando in particolare, in conformità allo spirito della Direttiva 2014/94/UE, il pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica dell'infrastruttura rispetto ai vari tipi di combustibili, così da consentire una maggiore flessibilità e capacità di assecondare lo sviluppo futuro del mercato dei trasporti sostenibili;
tali osservazioni sono state in gran parte recepite dal Governo nel testo definitivo del provvedimento (decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257), con particolare riguardo alle disposizioni concernenti il rispetto del principio di neutralità tecnologica;
nell'ambito delle politiche a favore della mobilità sostenibile per il contenimento delle emissioni dannose occorre sviluppare progetti e iniziative strutturali che conducono ad una riduzione permanente dell'impatto ambientale e dei consumi energetici derivanti dal traffico urbano ed extra-urbano;
come rilevato dal documento "Elementi per una roadmap della mobilità sostenibile", redatto dai Ministeri dell'ambiente, dello sviluppo economico e dei trasporti, con il supporto scientifico di RSE, "in termini di emissioni climateranti i biocarburanti possono essere considerati a zero emissioni, poiché la quantità emessa in fase di combustione è analoga alla quantità di gas assorbita durante la vita della biomassa (bilancio nullo)". Lo stesso documento evidenzia che i biocarburanti di seconda generazione, ovvero i biocarburanti prodotti da rifiuti e residui, limitano il rischio di competizione con il settore agroalimentare. Tra i biocarburanti di seconda generazione, l'HVO (oli vegetali idrotrattati), in virtù delle sue ottime proprietà chimiche, è in grado di sostituirsi fino al 100 per cento al combustibile fossile senza necessità di interventi sui motori esistenti;
in una situazione di costante crescita del traffico e dei suoi effetti ambientali e sociali, occorre delineare un quadro organico di azioni per razionalizzare e governare la domanda di mobilità, finalizzate alla graduale disincentivazione del trasporto privato, alla promozione dell'utilizzo di carburanti a basso impatto ambientale e al miglioramento e alla diversificazione dell'offerta di trasporto collettivo;
l'idea di mobilità sostenibile non può significare soltanto spostare traffico o sostituire il parco auto più vetusto con mezzi a basso impatto ambientale, ma prevedere altresì un nuovo equilibrio di mobilità attiva con obiettivi qualificanti da raggiungere accanto a quelli della riduzione delle emissioni, nell'uso della bicicletta, del trasporto pubblico, degli spostamenti a piedi;
a tal fine si richiama lo studio dell'ECF (European Cyclists Federation) sui benefici economici derivanti dall'uso della bicicletta nei 28 Paesi dell'Unione europea stimati in 513,19 miliardi di euro in nove settori diversi (ambiente e clima, economia, affari sociali, energia e risorse, tecnologie e design, mobilità, salute, qualità spazio-tempo, mediazione culturale) pari a 1.000 euro/anno in più per ogni cittadino europeo;
il comma 640 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2016 ha istituito un Fondo di 17 milioni di euro per l'anno 2016 e di 37 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, con priorità per i percorsi: Verona-Firenze (Ciclovia del Sole), Venezia-Torino (Ciclovia VENTO), da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE) attraverso la Campania, la Basilicata e la Puglia (Ciclovia dell'acquedotto pugliese), il Grande raccordo anulare delle biciclette (GRAB di Roma). E anche per la progettazione e la realizzazione di ciclostazioni e di interventi concernenti la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina;
infine, nel PNIRE (Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica) del 2013 si individuano due fasi di realizzazione: una prima fase di definizione e sviluppo che avrebbe dovuto svilupparsi entro il 2016, e una seconda fase di consolidamento degli standard e di diffusione su larga scala dei veicoli elettrici che deve realizzarsi nel triennio 2017-2020 anche attraverso lo stanziamento di risorse specifiche da parte del Governo;
valutato che:
come obiettivo prioritario è necessario migliorare il coordinamento e l'omogeneità delle politiche nazionali e locali a favore della mobilità sostenibile e che a tal fine le istituzioni centrali possono e devono svolgere un ruolo fondamentale per armonizzare, in collaborazione con le Regioni e gli Enti Locali, la regolamentazione locale, semplificando le regole e facendo leva su strumenti esistenti quali i Piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS), nati per gestire la mobilità di persone e merci secondo principi di sostenibilità ambientale;
e che per l'attuazione di tale coordinamento andrebbe istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri una apposita Unità di Missione per la mobilità sostenibile avente funzione di Cabina di regia nazionale;
impegna il Governo:
1. Per una strategia nazionale e fiscale sulla mobilità
a) a garantire che la SEN presentata ed attualmente in consultazione sia propedeutica ad una strategia unitaria per il Piano nazionale clima ed energia e contenga anche un orizzonte temporale al 2050 anziché solo al 2030 nonché misure specifiche su incentivi e disincentivi;
b) a prevedere misure normative, economiche e fiscali di sostegno per accelerare l'evoluzione della mobilità verso le tecnologie più innovative, condivise, senza penalizzare le classi sociali economicamente più svantaggiate;
c) a favorire l'incremento dell'utilizzo di applicazioni digitali, quali ad esempio web conference, smart working e servizi on-line che consentono di ridurre la necessità degli spostamenti fisici delle persone;
d) a definire indirizzi politici con obiettivi di riduzione progressiva del tasso di motorizzazione nel Paese, di rinnovo del parco veicoli privato e pubblico, di aumento della mobilità su due ruote e pedonale, valutando la possibilità come in altri Paesi europei di introdurre il divieto di commercializzazione di motoveicoli e autoveicoli alimentati a combustibili fossili a partire dal 2040;
e) a predisporre il nuovo Piano generale dei trasporti e della logistica previsto dal Codice appalti 2016 con target di mobilità sostenibile per le merci e per i passeggeri su gomma, ferro, via mare, riconoscendo quanto indicato dalla legge n. 349 del 1986 sui piani e gli atti di programmazione;
f) a rivedere l'entità della tassa automobilistica in misura progressivamente proporzionale all'inquinamento generato dal veicolo, prevedendo forme di riduzione/esenzione per i veicoli a combustibili a basse emissioni, senza penalizzare le classi economicamente più svantaggiate;
g) a consentire ai Comuni la possibilità di introdurre, in misura proporzionale alle dimensioni e all'ingombro, nonché all'inquinamento generato dai veicoli, tariffe differenziate per la sosta nelle aree di parcheggio pubbliche;
h) a favorire la diffusione del car pooling quale buona pratica nel campo del trasporto privato di media e lunga percorrenza;
i) a prevedere misure per l'assimilazione del car sharing a servizio di pubblica utilità;
j) a sostenere l'adeguamento del Codice della strada per definire univocamente nella carta di circolazione le tipologie e l'identificazione dei veicoli in grado di operare a emissione zero;
k) a sostenere l'approvazione della legge nazionale sulla percorribilità ciclistica;
l) a sostenere l'adozione della strategia sulla ciclabilità dell'Unione europea quale primo documento di indirizzo in grado di produrre un aumento dell'utilizzo della bicicletta negli Stati membri riducendo al contempo i decessi e i ferimenti gravi a causa dell'incidentalità;
m) a prevedere agevolazioni fiscali per gli enti e le aziende che mettono a disposizione dei propri dipendenti, o direttamente o attraverso specifici e cofinanziati accordi con il sistema del trasporto pubblico, servizi regolari di trasporto collettivo o di mobilità sostenibile (ciclabili, car sharing);
n) a prevedere la detrazione del costo degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico come già previsto in precedenti misure finanziarie;
o) a stimolare gli investimenti degli operatori stabilendo incentivi mirati all'acquisto e implementazione di beni materiali e immateriali ITS attraverso incentivi fiscali come i c.d. "iper-ammortamento" e "super-ammortamento" di cui all'articolo 1, commi 8-13, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017);
p) a prorogare al 31 dicembre 2018 il superammortamento, pari al 140 per cento, per gli investimenti in beni strumentali nuovi, compresi gli autoveicoli a basse emissioni;
q) a rifinanziare fino al 31 dicembre 2019 la "legge Sabatini" che prevede agevolazioni e contributi per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti, attrezzature e beni strumentali, compresi gli autoveicoli se a basse emissioni;
r) a includere l'acquisto di mezzi alimentati con combustibili a basse emissioni tra le spese che possono beneficiare della detrazione fiscale nella misura del 65 per cento analogamente alle agevolazioni fiscali per interventi di efficientamento energetico previsti dal c.d. Ecobonus;
2. Fondo nazionale trasporti/TPL
a) a incrementare le reti e i servizi per il TPL attraverso un aumento progressivo delle risorse già previste fino al 2033 per portare l'età media dei bus a 7 anni (media europea), ammodernare il servizio ferroviario regionale , implementare le reti tramviarie, bus rapid transit e reti filoviarie non solo per le grandi città metropolitane ma includendo anche le città medie;
b) a favorire lo shift modale verso sistemi di mobilità collettiva e sostenibile attraverso l'implementazione di un nuovo e moderno "Piano generale dei trasporti e della logistica" di cui all'articolo 201 del decreto legislativo n. 50 del 2016;
c) a indicizzare il Fondo nazionale trasporti per evitare il deterioramento del valore reale del Fondo nel tempo;
d) a favorire un processo di industrializzazione del settore del TPL attraverso l'ammodernamento della cornice regolatoria, un impulso verso una maggiore e migliore concorrenza ed il passaggio ad un sistema di finanziamento basato su fabbisogni e costi standard;
e) a prevedere, nell'ambito delle procedure di affidamento dei servizi di trasporto locale, misure premiali per i concorrenti che presentino le migliori offerte sul terreno della mobilità sostenibile in relazione agli obiettivi definiti dalla stazione appaltante;
f) a vincolare il ricorso alla modalità del trasporto automobilistico sostitutivo da parte delle aziende ferroviarie titolari di contratto di servizio di trasporto pubblico all'utilizzo di bus corrispondenti alle caratteristiche non inquinanti o meno inquinanti determinate dalle stazioni appaltanti;
g) a vincolare all'uso della modalità di trasporto ferroviaria l'approvvigionamento delle cisterne e dei depositi presenti negli scali ferroviari e destinati all'approvvigionamento delle motrici non elettriche;
h) ad adottare il decreto ministeriale di determinazione dei costi standard previsto dall'articolo 1, comma 84, della legge n. 147 del 2013, e sostenere l'implementazione della metodologia per una ottimale allocazione delle risorse sul territorio e per una equa quantificazione delle compensazioni per obblighi di servizio pubblico e dei corrispettivi da porre a base d'asta;
3. Attuazione Direttiva DAFI
a) a promuovere la parità di trattamento nell'erogazione di incentivi rivolti allo sviluppo della mobilità sostenibile, rispettando il principio di neutralità tecnologica stabilito dalla direttiva e in misura direttamente proporzionale al miglioramento del livello di efficienza energetica e di emissioni;
b) al fine di promuovere gli investimenti effettuati in tecnologie innovative e costruzione di impianti nel settore dei biocarburanti, a confermare gli obiettivi di miscelazione vincolanti per i biocarburanti anche nell'orizzonte 2030, tramite un quadro normativo certo che offra uno scenario chiaro ed un contesto stabile per i potenziali investitori;
c) a prevedere una ristrutturazione dell'offerta di trasporto merci favorendo anche una rete di rifornimento di bio GNL per il trasporto pesante e marittimo;
d) a garantire agli utenti finali l'accesso alla modalità di rifornimento self-service per tutti i carburanti alternativi;
e) a promuovere la realizzazione di impianti di produzione di biometano destinato ai trasporti purché non ottenuto da produzioni dedicate, così come già indicato nel nuovo decreto ministeriale ora al vaglio della Commissione europea;
f) a incrementare dal 25 al 50 la percentuale, già prevista nella Direttiva, di acquisto di nuovi autobus alimentati con carburanti alternativi;
g) ad adeguare la normativa di sicurezza e aggiornare il decreto ministeriale 31 agosto 2006 sulla progettazione, la costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione, in base agli standard internazionali;
h) a favorire la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione delle tecnologie per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili, per lo stoccaggio del gas e per le celle a combustibile, con particolare attenzione alle tecnologie già consolidate sviluppate dalle aziende italiane;
i) a equiparare le auto elettriche a fuel cell a quelle elettriche a batteria in termini di incentivi, purché l'entità degli stessi sia direttamente proporzionale al miglioramento di efficienza energetica e di emissioni;
4. Politiche locali e ciclabilità
a) a produrre atti di indirizzo e coordinamento verso gli enti locali volti a:
- introdurre misure per favorire l'utilizzo dei mezzi alimentati con carburanti alternativi in aree urbane (ZTL, corsie preferenziali, parcheggi gratuiti);
- prevedere la possibilità di utilizzare una quota del cofinanziamento per l'acquisto dei veicoli destinati allo sharing quale forma integrativa del trasporto pubblico;
- attuare una strategia della ciclabilità coerente con quella dell'Unione europea equiparando la mobilità ciclistica ad altre modalità di trasporto in termini di politiche e investimenti;
- aumentare la quota di mobilità ciclabile per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro e casa-scuola implementando, ad esempio, le risorse per tutti i progetti ammissibili a cofinanziamento presentati nell'ambito del bando del Ministero dell'ambiente emanato in attuazione della legge n. 221 del 2015;
- prevedere in tutte le aree di nuova urbanizzazione, abitativa, produttiva, commerciale, nonché presso tutti i nuovi insediamenti di edifici destinati a servizi pubblici, gli oneri necessari a un adeguato attrezzaggio di impianti per ricarica e la distribuzione di energia elettrica destinata all'alimentazione dei mezzi di trasporto;
- adottare linee guida uniformi in materia di concessione dell'esonero della tassa di occupazione di spazi ed aree pubbliche, anche per infrastrutture di ricarica installate in ambito pubblico.
5. Mobilità elettrica/PNIRE
a) a modificare la definizione di veicolo elettrico per comprendere anche il caso dei veicoli elettrici a fuel cell;
b) a chiedere ai gestori delle reti di distribuzione di adeguarle attraverso un piano di investimenti pluriennale in grado di supportare la maggiore richiesta di approvvigionamento attraverso lo scambio sul posto delle infrastrutture di ricarica;
c) a semplificare e uniformare a livello nazionale le procedure di installazione dell'infrastruttura di ricarica, definendo standard univoci per i sistemi di accesso e pagamento, anche attraverso un'accelerazione nell'adozione del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti previsto dal decreto legislativo n. 257 del 2016 relativo alla SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività);
d) a prevedere un sistema di tariffe dell'energia elettrica volto a supportare lo sviluppo della mobilità elettrica, superando l'attuale distinzione tra punti di ricarica domestici e pubblici, e definendo regole di partecipazione che consentano ai veicoli elettrici di partecipare ai mercati elettrici come sistemi di accumulo individuando specifiche misure di riequilibrio degli oneri di acquisto rispetto ai prezzi di rivendita dell'energia;
e) a favorire lo sviluppo della filiera italiana per la realizzazione, installazione e manutenzione degli apparati;
f) a supportare la diffusione di bus e taxi elettrici e introdurre misure a supporto della diffusione del vettore elettrico per le flotte aziendali;
g) a prevedere forme di cofinanziamento premianti per quei Comuni che contestualmente al progetto di rete di ricarica attuino anche politiche locali di mobilità favorevoli alla diffusione della mobilità elettrica, inclusi i territori delle isole minori, quale volano di sviluppo turistico sostenibile;
h) a sostenere la nascita di una filiera legata al riutilizzo delle batterie dismesse dai veicoli elettrici, che consentirebbe di ridurre sensibilmente l'elevato costo di realizzazione delle batterie e la conseguente incidenza sul costo di acquisto del veicolo elettrico. Il reimpiego delle batterie, anche noto come "second life", può rappresentare una interessante opportunità sia dal punto di vista ambientale che economico-industriale, ma necessita di sostegno a vari livelli: legislativo (mancanza di un esplicito riferimento normativo che incentivi il riutilizzo delle pile e degli accumulatori), tecnico, scientifico ed economico;
i) a definire, nel contesto di obiettivi nazionali di mobilità sostenibile, un piano temporalmente e quantitativamente definito di graduale introduzione dei veicoli elettrici e ibridi plug-in a partire dai segmenti con maggior densità di utilizzo e maggior impatto ambientale (logistica di breve raggio, TPL, car sharing, flotte per servizi di pubblica utilità, mobilità leggera), indicando un obiettivo a breve termine del 3 per cento del mercato entro 5 anni;
j) a definire misure che indirizzino, attraverso incentivi e penalità, le città metropolitane a individuare e attrezzare aree destinate allo sviluppo di una logistica di "ultimo miglio" per la fornitura delle reti commerciali e di servizio urbane, svolta con mezzi meno o non inquinanti, di dimensioni compatibili con lo spazio urbano servito, e organizzata secondo precisi programmi orari;
k) a sostenere con finanziamenti mirati o la realizzazione o la valorizzazione, laddove già esistenti, di strutture di interscambio modale per il trasporto pubblico (ferrovie, bus, bike, car-sharing), attrezzati con l'impiantistica necessaria al rifornimento di elettrico e di biocarburante dei mezzi, pubblici e privati;
l) ad estendere quanto già previsto per gli immobili di nuova costruzione dal decreto legislativo n. 257 del 2016 in ordine alla possibilità di ricarica domestica negli immobili residenziali anche agli immobili già esistenti;
m) a prevedere che gli interventi impiantistici per la ricarica dei veicoli elettrici negli immobili possano beneficiare di contributi in termini di detrazioni di imposta analoghi a quelli indirizzati al risparmio energetico consentendone la cumulabilità per le imprese con il superammortamento;
n) a prevedere l'adozione di semplificazioni amministrative per il rilascio della certificazione di prevenzione incendi (articolo 3, decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011) al fine di non aggravare inutilmente le modalità di installazione delle infrastrutture di ricarica negli edifici e, con riferimento alle aree sottoposte a vincolo, che l'installazione di un'infrastruttura di ricarica rientri tra quegli interventi esclusi (totalmente o parzialmente) dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata.
(7-00350)
VACCARI, CANTINI

INTERROGAZIONE CAPEZZONE, MISTO CAMERA, SU BANDI PUBBLICI DISCRIMINATORI VERSO UN SOLO INGREDIENTE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-12036

presentato da

CAPEZZONE Daniele

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

CAPEZZONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 27 giugno il consiglio regionale Marche ha approvato il piano regionale sul diritto allo studio per il 2017/2019 al paragrafo 5.3.1, è stata approvata, su richiesta del gruppo MoVimento 5 Stelle, una disposizione la quale prevede: «Particolare attenzione è rivolta alla qualità dei prodotti, cercando di prediligere prodotti non contenenti olio di palma»;
l'Istituto superiore di sanità, su richiesta del Ministero della salute, ha pubblicato il 25 febbraio 2016 un parere sull'olio di palma che sottolinea come «la letteratura scientifica non riporta l'esistenza di componenti specifiche dell'olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute» e che «Non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l'olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poli-insaturi, quali, ad esempio, il burro»;
uno studio della Nutrition Foundation of Italy, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica International Journal of Food Sciences and Nutrition, ha concluso che «Non vi sono dati epidemiologici diretti sulla possibile relazione tra consumo di olio di palma e rischio cancro. Le evidenze indirette indicano che, con ogni probabilità, l'assunzione di olio di palma con alimenti preconfezionati, nell'ambito di un'alimentazione equilibrata, non ha un ruolo rilevante sul rischio (né sulla protezione) oncologico. In conclusione, alla luce dei possibili effetti di salute e dei dati di consumo stimabili sulla base delle evidenze disponibili, il consumo alimentare di olio di palma non sembra una delle priorità sanitarie in Italia»;
nessun ente o autorità pubblica internazionale o nazionale, compreso il Ministero della salute, ha mai consigliato di adottare né ha formulato provvedimenti per sostituire o eliminare l'olio di palma. Non si è mai ritenuto necessario applicare il «principio di precauzione» previsto dal regolamento 178/02 della Commissione europea, in linea con la risposta del Sottosegretario Faraone a un'interrogazione sull'uso dell'olio di palma (ove lo stesso affermava: «si ritiene che, allo stato attuale, le azioni assunte a livello di Unione europea non rendano necessaria l'assunzione di ulteriori azioni in ambito nazionale»);
secondo uno studio di Campagne Liberali, quando l'olio di palma è stato sostituito con altri ingredienti, non si è verificato automaticamente un miglioramento del profilo nutrizionale dei medesimi in termini di grassi saturi. In diversi casi, infatti, i prodotti con olio di palma contengono meno grassi sia in totale sia saturi;
il provvedimento di cui sopra risulta, a giudizio dell'interrogante, lesivo del principio di libera concorrenza e discriminatorio verso alcuni prodotti. Questa impostazione, secondo l'interrogante, è confermata dalle dichiarazioni del Consigliere Giovanni Maggi del MoVimento 5 Stelle che ha presentato l'emendamento al piano triennale, chiedendo l'esclusione dell'olio di palma dalle mense universitarie. In un comunicato si legge che il Consigliere Maggi nel 2016 aveva presentato una mozione «per privilegiare le ditte fornitrici di prodotti senza olio di palma nelle gare di appalto delle mense nelle scuole, ospedali e aziende pubbliche»;
se il Ministro interrogato non ritenga necessario, nei limiti delle iniziative già svolte nell'ambito della sicurezza alimentare e tenendo conto delle linee guida alimentari nazionali e internazionali, evitare che le decisioni ministeriali relative a gare d'appalto, bandi pubblici, linee guida e pareri sulla sicurezza alimentare e sulla corretta alimentazione, vengano declinate in termini ingiustificatamente discriminatori verso un solo ingrediente e tali da impedire il corretto svolgimento di procedure ad evidenza pubblica per le forniture delle mense scolastiche in contrasto con il regime di libera concorrenza stabilito a livello europeo dalle direttive dell'Unione europea nn. 23, 24 e 25 del 2014, attuate a livello nazionale dal decreto legislativo n. 50 del 2016. (5-12036)

INTERROGAZIONE PANIZZA, AUT-PSI-MAIE SENATO, SU INEFFICIENZE NELLA GESTIONE DEI FINANZIAMENTI ALLE AZIENDE DEI PSR

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07971

presentata da

FRANCO PANIZZA
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

PANIZZA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

le organizzazioni professionali agricole da tempo lamentano i ritardi e le inefficienze nella gestione dei finanziamenti alle aziende dei PSR (piani di sviluppo rurale) e della PAC: da ultima la CIA (Confederazione italiana agricoltori), a pochi giorni dalla fine della campagna PAC 2017, la terza consecutiva in regime di proroga, ha scritto una lettera aperta alle istituzioni per una revisione totale del sistema, chiedendo un deciso cambio di passo. "Anche quest'anno, si riporta nella lettera, garantire agli agricoltori la presentazione nei tempi delle domande uniche e di quelle di PSR è stato difficile e impegnativo, a causa dei malfunzionamenti del sistema amministrativo e informatico ormai del tutto inadeguato";

per le aziende agricole gli aiuti comunitari e nazionali rappresentano un'importante e spesso fondamentale risorsa economica che può fare la differenza in periodi di crisi, caratterizzati da eventi climatici avversi, in un mercato in cui la competizione è sempre più forte. Viceversa, questa campagna rischia di ingrossare le fila delle aziende agricole che potrebbero non ricevere l'aiuto senza averne alcuna responsabilità;

proprio alla fine di questo lungo e durissimo percorso, è stata espressa una forte protesta per le difficoltà nelle quali le organizzazioni professionali agricole sono state costrette ad operare, su come sia stata precaria e assolutamente inadeguata la logica con cui l'amministrazione si è posta e, di conseguenza, quanto sia alto il rischio di errori inconsapevoli;

non è accettabile che le evidenti mancanze tecniche e le inadeguate o tardive decisioni amministrative ricadano sugli agricoltori e sui centri di assistenza agricola (CAA), loro strumenti. Non è possibile accettare che anche un solo agricoltore resti fuori dagli aiuti che gli spettano a causa del malfunzionamento della macchina amministrativa;

in particolare, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e AGEA non hanno valutato appieno le prevedibili complessità legate alla transizione al modello di domanda grafica, in un Paese come l'Italia che già presenta numerose specificità territoriali e produttive e che genera circa 900.000 domande uniche di aiuto e oltre 200.000 domande di PSR. Con il modello di domanda grafica la mole di informazioni richiesta, infatti, aumenta rallentando ulteriormente l'iter burocratico. Solo un impegno straordinario dei tecnici delle organizzazioni professionali, infatti, ha reso possibile il raggiungimento dell'obiettivo del 75 per cento di superficie agricola gestita in modalità grafica. "Di fronte a queste inefficienze, conclude la lettera, è evidente che occorre cambiare il modello di AGEA e procedere ad un radicale cambio di rotta";

a questo va aggiunto il fatto che l'apparato AGEA, che ha gestito l'anno 2017, potrebbe non essere lo stesso che gestirà la fase di verifica e le istruttorie che presiedono ai pagamenti e potrebbe verificarsi, come già successo, il disconoscimento di impegni e di accordi tecnici presi nelle riunioni per gestire le criticità emergenti;

sarebbe dunque opportuno un cambiamento del modello AGEA per un'inversione di tendenza tangibile, che non scarichi sui deboli le responsabilità di un sistema che ha generato danni e di cui non è ancora nemmeno possibile valutare appieno gli effetti. Qualità ed efficienza devono viaggiare a braccetto con i diritti e i doveri di ogni attore coinvolto: agricoltori, CAA, politica e pubblica amministrazione. Le risorse comunitarie e quelle nazionali destinate al settore agricolo sono messe a disposizione dai cittadini contribuenti, sono risorse erogate perché si riconosce questo settore come primario e strategico per il nostro Paese;

considerato che:

la definizione di regole positive sulla carta, ma poi di applicazione pratica difficile, se non addirittura, in taluni casi, impossibile, rappresenta ormai la quotidianità dell'operare del nostro Paese. La condizione espressa del ricorso alla superficie grafica, negoziato con la Commissione UE e gestito male, sta di fatto rischiando di far saltare il banco degli aiuti a superficie;

ai territori di montagna, in particolare, preoccupa la proposta ministeriale (fino ad ora tamponata) di dare il dettaglio del dato grafico alla varietà, condizione che potrebbe trovare logica applicazione nei seminativi e nelle colture erbacee, ma che non risulta assolutamente applicabile nelle coltivazioni arboree. Si provi ad immaginare la definizione dei poligoni grafici in una particella di una valle alpina che rappresenti le singole varietà. Il tutto poi deve tornare con le superfici catastali, con le rese per le denominazioni di origine, con i dati di conferimento alle strutture cooperative e con le rese del PAI (piano assicurativo individuale). Non a caso le zone di montagna risultano le ultime in Italia nella definizione della superficie grafica;

purtroppo Ministero ed AGEA stanno spingendo fortemente in questa direzione per blindare i controlli automatici attraverso il sistema integrato di gestione e controllo di AGEA, che garantisce soprattutto l'operato di AGEA ma non una gestione efficiente e allo stesso tempo corretta degli aiuti agli agricoltori;

un altro aspetto importante, che però vede corresponsabili anche le Regioni, è riferito alla definizione dei sistemi informativi (nazionale e regionali) ed al loro interscambio dati. In questo senso l'incertezza della gara del sistema informativo nazionale non rappresenta certo un elemento di chiarezza e di prospettiva per il prossimo futuro. Non è facile difendere il sistema informativo nazionale in un tale contesto, ma l'incapacità di realizzare una reale semplificazione delle procedure rappresenta il reale "scoglio insuperabile" da affrontare e demolire,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire agli agricoltori italiani la presentazione di domande uniche e di domande PSR in un sistema amministrativo e informativo più adeguato rispetto agli obiettivi da raggiungere, onde evitare confusione e difficoltà di gestione del sistema, il cui rischio che gli agricoltori italiani non vedessero riconosciuti i propri diritti si è potuto evitare solo grazie al lavoro straordinario svolto dai tecnici e dagli uffici delle organizzazioni professionali;

se non ritenga prioritario adoperarsi per una concreta e reale semplificazione delle procedure, preso atto che quelle adottate a livello nazionale risultano di complessa applicazione e pertanto incapaci di dare positive prospettive al sistema.

(4-07971)

RISOLUZIONE BOCCUZZI, PD CAMERA, SU LAVORATORI ESPOSTI ALL’AMIANTO

Atto Camera

 

Risoluzione conclusiva 8-00252

presentato da

BOCCUZZI Antonio

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017 in Commissione XI (Lavoro)

7-01093 Boccuzzi: Esenzione dalla restituzione delle somme percepite a titolo di benefici previdenziali per l'esposizione all'amianto da lavoratori dipendenti di S.V.O.A. Spa e SOMI impianti Srl, con particolare riferimento a quelli che hanno contratto patologie asbesto-correlate.

NUOVA FORMULAZIONE DELLA RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

   La XI Commissione,
premesso che:
alcuni lavoratori (circa venti) hanno svolto attività in esposizione professionale a polveri e fibre di amianto oltre la soglia delle 100ff/litro e per più di dieci anni quali dipendenti di S.V.O.A. Spa (Società Vastese Olii Alimentari, oggi Fox Petroli) e SOMI impianti Srl, con il diritto alla rivalutazione della posizione contributiva con il coefficiente 1,5 ex articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992;
l'INPS ha negato la sussistenza di tale diritto;
il tribunale di Vasto, con sentenza n. 148/08, in primo grado, ha accolto la domanda dei lavoratori e ha pertanto condannato l'INPS a rivalutarne la posizione contributiva;
la suddetta sentenza è stata, in seguito, confermata anche dalla Corte di appello di L'Aquila con sentenza n. 774/2009, sulla base dell'accertamento giudiziale dell'esposizione ad amianto ultradecennale oltre la soglia delle 100ff/litro nella media delle otto ore lavorative per ogni anno e per oltre 10 anni (articoli 24 e 31 del decreto legislativo n. 277 del 1991);
nell'anno 2012, la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 14492/12, ha invece accolto il ricorso dell'INPS, dichiarando infondate le domande dei ricorrenti, rovesciando, in tal modo le sentenze di merito, che erano state favorevoli;
nelle more, l'INPS aveva emesso dei provvedimenti amministrativi di accoglimento delle domande amministrative di tali lavoratori, rivalutando le singole posizioni contributive con il coefficiente 1,5, anche con il riconoscimento della prestazione pensionistica;
dopo la sentenza della Corte di Cassazione, l'INPS ha invece revocato i suoi provvedimenti amministrativi e chiesto l'emissione di decreti ingiuntivi nei confronti di taluni lavoratori;
tra i lavoratori del sito S.V.O.A. Spa e SOMI Srl, alcuni hanno già contratto patologia asbesto correlata, mentre altri sono già deceduti;
inoltre, visto che alcuni lavoratori hanno ricevuto la diagnosi di patologia asbesto correlata, dose dipendente, ciò dovrebbe smentire l'assunto di Inps dell'assenza di esposizione lavorativa a polveri e fibre di amianto, rendendoli comunque titolari del diritto alla rivalutazione contributiva,

impegna il Governo

a verificare se, sulla base della legislazione vigente, sia possibile esentare dalla restituzione di quanto percepito, a titolo di benefici pensionistici previsti per i lavoratori esposti all'amianto, i soggetti per i quali sia stata riconosciuta, seppure solo nei gradi di merito del processo, l'esposizione all'amianto, e dei quali sia comprovato il nesso tra il decesso o la patologia e l'esposizione all'amianto, valutando, in caso contrario, la possibilità di adottare ogni utile iniziativa, anche di carattere normativo, in materia.
(8-00252) «Boccuzzi, Damiano, Di Salvo, Gnecchi, Baruffi, Zappulla, Giorgio Piccolo, Simoni, Paris, Gribaudo, Chimienti, Ciprini, Cominardi, Dall'Osso, Lombardi, Tripiedi».

INTERROGAZIONE ZARATTI, MDP CAMERA, SU MARCITE DI NORCIA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta orale 3-03202

presentato da

ZARATTI Filiberto

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

ZARATTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
le «Marcite» di Norcia, un'area di 150 ettari a ridosso delle antiche mura della città di Norcia (PG) inclusa nel parco nazionale dei Monti Sibillini, rappresentano un territorio unico in tutto l'Appennino centro meridionale per le sue eccezionali caratteristiche naturalistiche e ambientali ma anche storiche e culturali;
la peculiarità di questo territorio costituito da vaste praterie perennemente irrigui, dove la temperatura delle acque affioranti si mantiene attorno agli 11 gradi, è quello di un delicato ecosistema strettamente connesso a fenomeni idrogeologici sotterranei;
l'origine di tali prati marcitoi si fa risalire al V-VI sec. d.C., ai monaci dell'Ordine di S. Benedetto che, secondo le testimonianze, hanno definito i primi sistemi per la realizzazione della rete dei canali e di chiuse per imbrigliare l'acqua e per consentire l'allagamento dei prati, ancora oggi, esempio tipico di agricoltura intensiva;
le «Marcite» sono tra le aree individuate già negli anni Settanta come uno dei biotopi più particolari d'Italia e la Unione europea le ha introdotte tra i 92 siti di interesse comunitario della rete Natura 2000; il 30 giugno 2017 è stato inaugurato il primo di quattro padiglioni di un centro polivalente per la valorizzazione economico culturale del territorio nursino, realizzato con i fondi raccolti dall'iniziativa «Un Aiuto Subito» promossa dal Corriere della Sera e TG La7, a seguito del grave evento sismico che ha colpito la città di Norcia il 30 ottobre 2016; la nuova costruzione realizzata nel breve spazio fra le «Marcite» e le antiche mura della città di Norcia, in un'area vincolata, modificherebbe in modo sostanziale l'assetto paesaggistico del territorio, a giudizio dell'interrogante compromettendo il ricco suolo agrario con una vasta area prativa ora ricoperta da ghiaia –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra descritti, se il centro polivalente per la valorizzazione economico-culturale del territorio nursino, realizzato con i fondi raccolti dall'iniziativa «Un Aiuto Subito» promossa dal Corriere della Sera e TG La7 nell'area adiacente le antiche mura della città di Norcia, rientri tra le opere emergenziali di cui alle ordinanze emesse dal dipartimento di Protezione civile e se siano stati rilasciati i relativi nulla osta per la realizzazione del centro polivalente da parte dell'Ente parco nazionale dei Monti Sibillini e della competente Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. (3-03202)

INTERROGAZIONE BLUNDO, M5S SENATO, SU ISTITUZIONE DIREZIONE FORESTALE PRESSO IL MINISTERO PER CENSIMENTO ALBERI E ULIVETI MONUMENTALI

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta orale 3-03940

presentata da

ROSETTA ENZA BLUNDO
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

BLUNDO, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, MORRA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

fino all'estate 2016 il Corpo forestale dello Stato era dotato di 14 basi elicotteristiche, dislocate su alcune regioni: 4 in Sicilia, 2 in Basilicata, 5 nel Lazio, una nelle Marche, una in Abruzzo, una in Emilia-Romagna e una in Umbria;

risulta agli interroganti che il frazionamento del Corpo abbia prodotto anche il frazionamento e la dispersione dei mezzi antincendio in dotazione allo stesso. Attualmente volano 3 elicotteri Erickson, di cui due con una ditta privata e uno con personale ex forestale passato ai Vigili del fuoco. Inoltre con gli elicotteri 412 trasferiti in dotazione agli stessi Vigili del fuoco (uno a Ciampino, una a Cecina e una a Pescara), si realizzano turni di 12 ore (ma possono arrivare anche a 14-15 ore) che sono coperti solo da 2 piloti e 2 specialisti, a gravissimo discapito della sicurezza di volo e dell'efficacia degli interventi, con il rischio addirittura che i soccorritori debbano a loro volta essere soccorsi;

sempre fino al 2016 tutte le Regioni a statuto ordinario, ad esclusione del Veneto, e la Regione Siciliana avevano stipulato convenzioni con il Corpo forestale per le attività di prevenzione, spegnimento e indagine, visto che lo stesso Corpo disponeva di una capillare rete di agenti forestali sul territorio e di una profonda conoscenza delle aree più a rischio. Il Corpo forestale in sinergia con i Vigili del fuoco, la protezione civile e gli eventuali mezzi aerei poteva intervenire rapidamente sull'incendio prima che si estendesse. Con il frazionamento del Corpo è inoltre stato assegnato ai Vigili del fuoco, insieme alle funzioni di antincendio boschivo, un numero irrisorio di agenti forestali, già ridotto a 360 unità a causa dei pensionamenti, per cui nel giro di pochi anni il 90 per cento del personale con cui i Vigili del fuoco dovrebbero svolgere servizio di antincendio boschivo sarà in congedo per sopraggiunti limiti d'età;

considerato che fin dall'inizio del 2017 gli incendi alpini in Liguria e nel bresciano avevano assunto proporzioni gigantesche proprio perché è venuta a mancare la pronta azione di spegnimento che caratterizzava il Corpo forestale. Era ed è pertanto evidente, a giudizio degli interroganti, la necessità di organizzare piani e protocolli per affrontare la situazione d'emergenza che si sta verificando in queste settimane, ma ad oggi ben 8 Regioni non si sono ancora dotate di un piano antincendio boschivo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi per far sì che tutte le Regioni "inadempienti" si dotino quanto prima di un piano antincendio boschivo, tale da giustificare le convenzioni sottoscritte e se intendano altresì attivarsi per ricevere dai singoli Comuni una precisa mappatura delle aree colpite dagli incendi;

se ritengano opportuno attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, al fine di non procedere alla calendarizzazione delle giornate di preapertura della stagione di caccia, in considerazione dei gravissimi squilibri ecologici derivanti dagli incendi ovvero interdire l'attività venatoria non solo nelle zone limitrofe alle aree percorse dal fuoco ma nell'intero ambito territoriale di caccia, per consentire alla fauna sfuggita agli incendi di sopravvivere in nuovi habitat e ricostituire l'immenso patrimonio faunistico e floristico presente nelle aree colpite;

se non ritengano urgente la previsione di un piano precauzionale di prevenzione di smottamenti, frane e alluvioni, che potrebbero verificarsi con le piogge e le nevicate autunnali e invernali a causa della distruzione del manto arboreo;

se il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali non intenda tempestivamente istituire una direzione generale forestale presso il Ministero per aggiornare il censimento degli alberi e degli uliveti monumentali e attuare politiche nazionali collegate agli incendi boschivi.

(3-03940)

ODG LANGELLA, ALA-SCCLP SENATO, SU ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA DELL’AUTOTRASPORTO

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2085-B/11

presentato da

PIETRO LANGELLA
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 871

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge A.S. 2085-B recante "Legge annuale per il mercato e la concorrenza", approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati,
premesso che:
il suddetto provvedimento rafforza l'ammodernamento del mercato dei beni e dei servizi e contiene norme relative a vari settori dell'economia, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell'Unione europea;
il provvedimento introduce all'articolo 1 commi 189 e 190 un sistema nazionale di monitoraggio del trasporto delle merci e prevede che siano definiti standard di protocolli di comunicazione e di trasmissione dei dati, nonché i requisiti per l'identificazione e l'accesso veloce degli autotrasportatori ai nodi;
in materia di autotrasporto il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284 disciplina il Comitato Centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori che opera in posizione di autonomia contabile e finanziaria nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
tra i componenti effettivi del suddetto Comitato sono presenti un rappresentante per ciascuna delle associazioni di categoria degli autotrasportatori nonché un rappresentante per ciascuna delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente che abbiano dei precisi requisiti;
considerato che:
ai fini dell'implementazione dei nuovo sistema di monitoraggio del trasporto merci risulta indispensabile un'attività di coordinamento a livello territoriale tra il più ampio numero di associazioni di categoria degli autotrasportatori, nonché di associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente,
che dimostrino un alto grado di rappresentatività direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono;
l'articolo 10 comma 1 lettera f) n. 5) del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284, stabilisce che le associazioni di categoria e le associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente per far parte del Comitato Centrale dell'Albo devono avere un'organizzazione periferica con proprie sedi in almeno 20 circoscrizioni provinciali;
è opportuno che il suddetto requisito di rappresentanza territoriale possa essere fatto valere in alternativa anche attraverso la rappresentanza in almeno il 50 per cento delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura presenti sul territorio nazionale, direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono le Associazioni di categoria dell'autotrasporto;
impegna il Governo:
a valutare le opportune iniziative affinché l'articolo 10 comma 1), lettera f), n. 5) del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284 preveda che le associazioni di categoria dell'autotrasporto e le associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute dal Ministero competente debbano avere un'organizzazione periferica con proprie sedi in almeno 20 circoscrizioni provinciali, ovvero in alternativa debbano essere presenti, direttamente o per il tramite delle Confederazioni alle quali aderiscono, in almeno il 50 per cento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura del territorio nazionale.
(numerazione resoconto Senato G1.11)
(9/2085-B/11)
LANGELLA, GAMBARO

INTERROGAZIONE TONINELLI, M5S CAMERA, SU COMPATIBILITÀ FUNZIONI AIA E APA DI CREMONA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17566

presentato da

TONINELLI Danilo

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

TONINELLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
secondo fonti di stampa (si veda l'articolo «L'Apa commissariata» su La Provincia di Cremonadel 21 luglio 2017) il 20 aprile 2017 l'Associazione provinciale allevatori (Apa) di Cremona è stata commissariata dall'Associazione italiana allevatori (Aia), con la formale comunicazione dell'azzeramento degli organi sociali con decorrenza immediata e la contestuale fissazione del termine di tre mesi per convocare l'assemblea per l'elezione dei nuovi vertici, nonostante il rinnovo degli stessi, in base alla procedura ordinaria, avrebbe dovuto svolgersi di lì a breve, ovvero il successivo 12 maggio;
il lavoro dell'Associazione in questione rappresenta una risorsa essenziale per la filiera produttiva territoriale dato che svolge tra gli altri il delicato compito di gestione dei libri genealogici di razza e le associazioni interessate dal commissariamento denunciano la natura puramente «politica» di questo intervento e l'assenza di particolari e specifici interessi di tipo organizzativo e economico a sua giustificazione; pur trattandosi di vicende interne di una associazione privata, l'Apa e l'Aia rivestono una sicura valenza pubblica non solo per il rilevante ruolo nell'industria territoriale del settore, ma anche in quanto l'attività della stessa è finanziata con fondi pubblici assegnati in applicazione della legge n. 280 del 1999, del decreto legislativo n. 143 del 1997, del decreto legislativo n. 112 del 1998, così come modificato dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 443 del 1999 e tali tipi di associazioni sono già soggette alla specifica vigilanza da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
considerato, infine, che il commissariamento in questione si sta protraendo oltre i tre mesi indicati dalla stessa Associazione per il rinnovo degli organi statutari, si chiede di valutare un intervento di verifica straordinaria dei presupposti della procedura in questione e della sua adeguatezza e compatibilità rispetto alle funzioni dell'associazione soggette al controllo pubblicistico e alla vigilanza ministeriale –:
se il Ministro intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per verificare i presupposti del commissariamento di cui in premessa e la sua adeguatezza e compatibilità rispetto alle funzioni dell'Associazione italiana allevatori e all'Associazione provinciale allevatori di Cremona, soggette al controllo pubblicistico e alla vigilanza ministeriale. (4-17566)

INTERROGAZIONE LOSACCO, PD CAMERA, SU GARA AFFIDAMENTO SERVIZIO DI MANTENIMENTO DEI DETENUTI ATTRAVERSO APPROVVIGIONAMENTO DI DERRATE ALIMENTARI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17589

presentato da

LOSACCO Alberto

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

LOSACCO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il Ministero della giustizia, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, attraverso i provveditorati regionali, ha indetto su tutto il territorio nazionale suddiviso in lotti la «Gara per la conclusione dell'Accordo Quadro relativo all'affidamento del servizio di mantenimento dei detenuti e internati attraverso l'approvvigionamento di derrate alimentari derivanti da processi di produzione a ridotto impatto ambientale per il confezionamento di pasti giornalieri completi (colazione, pranzo e cena) ai ristretti degli istituti penitenziari, con assicurazione del servizio di sopravvitto», mediante procedura aperta con criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa, con scadenza il prossimo 5 settembre;
il servizio consiste nella fornitura quotidiana in esclusiva, da parte dell'appaltatore, di tutti i generi alimentari a crudo necessari per il confezionamento (a cura degli stessi detenuti) di colazione, pranzo e cena (vitto) secondo le quantità e le qualità giornaliere indicate nel decreto del Ministero della giustizia 9 maggio 2017;
rispetto alla formulazione dei bandi precedenti (2004, 2010, 2013) il bando, in questione contiene delle rilevanti novità;
viene modificata la platea dei soggetti legittimati a partecipare, prima limitata ai soggetti con esperienza professionale specifica, in possesso del nulla osta di sicurezza ex articolo 42 della legge 3 agosto 2007, n. 124, recante «Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto», o aventi i requisiti per il rilascio del nulla osta. Con il presente bando, mediante ricorso, per la prima volta, a procedura aperta con criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, la platea si estende a tutti i soggetti che genericamente «operino nel settore del commercio delle derrate alimentari» (cfr. sez. III punto 1.1 del bando). In concreto anche operatori meno qualificati potrebbero partecipare alla gara;
viene introdotto per la prima volta il requisito della fornitura obbligatoria di derrate alimentari derivanti da processi di produzione «a ridotto impatto ambientale» e nel rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM) di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 luglio 2011 (resi obbligatori con legge n. 221 del 2015);
la gara, per ciascun lotto, viene aggiudicata all'offerta che consegue il maggiore punteggio complessivo, sommando il punteggio dell'offerta tecnica (cioè la quantità di biologico offerta eccedente la quota minima prevista dal bando) a cui vengono riservati massimo 70 punti, al punteggio ottenuto dall'offerta economica (al ribasso) a cui vengono riservati i restanti 30 punti;
tuttavia, permangono una serie di perplessità circa il rischio legato allo svolgimento di attività con personale che potrebbe non avere adeguato profilo rispetto alla specificità di lavorare con detenuti così come rispetto ai soggetti fornitori per la peculiarità delle forniture per strutture carcerarie;
altro aspetto da valutare con molta attenzione è l'obbligo a fornire un'aliquota di prodotti biologici e a marchio Igp nella misura non inferiore a quella stabilita dal decreto ministeriale 25 luglio 2011; questo può comportare una impennata dei costi a fronte di un prezzo di euro 3,90, comprensivo degli oneri per la sicurezza, che è fermo dal 2010 e quindi riferito solo a menù con derrate convenzionali –:
se sia stata operata dal Governo una preliminare verifica di congruità del prezzo rispetto alle innovazioni apportate nel bando e come si intenda superare il rischio della diversificazione dei trattamenti alimentari tra i diversi istituti penitenziari, considerata la suddivisione in lotti prevista;
se sia stata fatta un'attenta valutazione del rischio che un prezzo troppo basso possa richiamare pratiche di economia sommersa che pregiudicherebbero gli obiettivi del Ministero e se non ritenga quindi di valutare l'opportunità di assumere iniziative per sospendere la gara e procedere alla indizione di una nuova, proprio in ragione delle criticità evidenziate in premessa. (4-17589)

INTERROGAZIONE PARENTELA, M5S CAMERA, SU CONSUMO DI BIOMASSE DELLA CENTRALE DI STRONGOLI (CROTONE)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17602

presentato da

PARENTELA Paolo

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

PARENTELA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
l'interrogante in data 27 giugno 2017 ha presentato, alla Biomasse Italia s.p.a., richiesta di visione e/o copia di opportuna, dettagliata ed aggiornata documentazione circa l'approvvigionamento di biomasse che alimentano la centrale di Strongoli (Crotone), con particolare riguardo all'elenco nominativo dei fornitori impiegati, alla quantità di biomassa acquistata, ai volumi acquistati ripartiti per provenienza e tipologia di specie arboree;
la Biomasse Italia s.p.a. in data 20 luglio 2017 ha risposto di essere impossibilitata a «fornire l'elenco dei nominativi dei fornitori contrattualizzati per evidenti motivi di interesse aziendale, riservatezza e tutela dei dati personali», mentre per la quantità di biomassa acquistata e volumi acquistati ripartiti per provenienza e tipologia di specie arboree è stato precisato che «si tratta di informazioni costantemente trasmesse» al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali al quale l'interrogante è stato reindirizzato –:
se il Governo non ritenga di fornire i dati relativi al consumo di biomasse della centrale di Strongoli (Crotone), così come anche per tutte le altre centrali calabresi, e se disponga dell'elenco dei fornitori impiegati e possa renderlo disponibile. (4-17602)

INTERROGAZIONE DI BIAGIO, AP-CPE-NCD SENATO, SU RACCOLTA, GESTIONE E RICICLO DEI RIFIUTI IN POLIETILENE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07970

presentata da

ALDO DI BIAGIO
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

DI BIAGIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

risultano all'interrogante crescenti criticità in relazione alla disciplina del Consorzio per la gestione dei rifiuti di beni in polietilene (Polieco), di cui all'art. 234 del decreto legislativo n. 152 del 2006, anche a causa dell'incertezza del perimetro di operatività del Consorzio;

è opportuno ricordare che nell'ambito delle previsioni generali del codice dell'ambiente, nel 2006 si è ritenuto opportuno introdurre una speciale normativa per alcuni flussi di rifiuti, allo scopo di tutelare l'ambiente e il mercato attraverso strumenti consortili che potessero, da un lato, assicurare la raccolta e il riciclo di beni ad elevato rischio di abbandono, dall'altro, coordinare i rapporti nel settore per assicurare un regime concorrenziale e sovrintendere al recupero di materie con un valore significativo per molte attività imprenditoriali. In particolare tali disposizioni hanno interessato i rifiuti di beni in polietilene e i rifiuti di imballaggi;

per quanto riguarda le disposizioni in materia di polietilene, la normativa ha subito numerose modifiche nel corso degli ultimi anni, che stanno determinando un clima di incertezza in capo agli operatori, produttori e distributori, potenzialmente coinvolti;

nella sua formulazione originaria, il citato articolo 234 prevedeva, al comma 2, che il Ministero dell'ambiente individuasse, con apposito decreto e in maniera puntuale, le tipologie di beni in polietilene ricadenti sotto la gestione consortile, anche al fine di garantire certezza operativa alle imprese;

la lacuna normativa derivante dalla mancata emanazione del decreto è stata colmata in prima istanza solo nel 2014, con la legge di conversione del decreto competitività (decreto-legge n. 91 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 116 del 2014), che aveva stabilito con chiarezza l'ambito di operatività di Polieco, ossia i rifiuti di beni "composti interamente da polietilene", da individuare con apposito decreto ministeriale. In via transitoria, poi, in attesa del citato decreto ministeriale, la legge di conversione del decreto competitività aveva individuato una prima elencazione di beni di competenza di Polieco: i teli e reti ad uso agricolo quali i film per copertura di serre e tunnelfilm per la copertura di vigneti e frutteti, film per pacciamatura, film per insilaggio, film per la protezione di attrezzi e prodotti agricoli, film per pollai, le reti reti ombreggianti, di copertura e di protezione;

la modifica intervenuta rispondeva alla necessità di offrire un'esplicita definizione al concetto di beni in polietilene, fornendo una norma chiarificatrice e individuando chiaramente i beni ricadenti nella gestione consortile, anche per escludere i beni in cui il polietilene rappresenta solo una parte residua;

d'altra parte nel corso dell'esame del decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014 (decreto "sblocca Italia"), presso la VIII Commissione (Ambiente) della Camera dei deputati, il menzionato comma 2 è stato abrogato, dopo soli 3 mesi, eliminando proprio quella disposizione che prevedeva il chiarimento interpretativo sul concetto di "beni in polietilene";

le ulteriori disposizioni di modifica del codice ambientale sul tema, in particolare al comma 13 dell'art. 234, per quanto improntate alla differenziazione del contributo percentuale di riciclo sulla base dell'effettiva percentuale di polietilene contenuta nel bene e della sua durata temporale, non si sono dimostrate, ad oggi, in grado di garantire l'adeguata certezza normativa, come attestato dall'elevato contenzioso tra aziende e Consorzio generatosi nel corso degli ultimi anni;

le modifiche normative successive al 2006 e la mancata entrata in vigore del decreto ministeriale, che avrebbe dovuto dare attuazione alla disciplina del codice relativa a Polieco, hanno creato un vuoto normativo circa il perimetro di azione del Consorzio stesso, che negli anni sembrerebbe aver esteso autonomamente la propria attività in assenza di chiare previsioni normative, che garantissero gli operatori, ai sensi del comma 7 del citato art. 234, circa la possibilità di organizzare autonomamente il sistema di gestione dei rifiuti di beni in polietilene, quanto alla loro raccolta e restituzione al termine dell'utilizzo, con avvio al riciclo o al recupero, previ accordi con aziende che svolgono tali attività, con quantità definite e documentate;

sulla materia sono dovute intervenire, negli anni, numerose pronunce giurisprudenziali, ad esempio del TAR di Roma, III sezione civile, che nel richiamare la possibilità di scelta ai sensi del citato comma 7, sulla modalità di gestione (autonoma o previa iscrizione al consorzio) dei rifiuti in polietilene entro 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello statuto tipo, hanno ricordato espressamente le difficoltà derivanti dal ritardo nell'adozione dei decreti attuativi;

è opportuno ricordare che il decreto ministeriale 29 luglio 2016, adottato dal Ministero dell'ambiente di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, ha approvato lo schema di statuto tipo del Consorzio per la gestione dei rifiuti di beni in polietilene, ma allo stato attuale manca ancora all'appello il decreto definitivo di approvazione, da parte dei citati Ministeri, del nuovo statuto del Consorzio Polieco adeguato allo schema tipo e che il Consorzio avrebbe dovuto trasmettere per l'approvazione, ai sensi dell'art. 234, comma 3. Tale ritardo rappresenta un grave vulnus rispetto a quei principi di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità, nonché di libera concorrenza nelle attività di settore, che hanno ispirato la normativa e tutelano l'operatività degli operatori coinvolti;

l'art. 234, comma 2, prevede altresì che: "In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico", mentre non risulta all'interrogante che tale decreto sia stato adottato;

vale la pena menzionare che lo schema tipo, di cui al citato decreto ministeriale 29 luglio 2016, prevede una normativa esplicita e dettagliata con richiami che non trovano invece corrispondenza nello statuto, attualmente in vigore, ancorché non ufficialmente approvato, del Consorzio. Un esempio fra tutti è dato dal richiamo esplicito, contenuto nell'art. 1, comma 3, del decreto ministeriale 29 luglio 2016, che, tuttavia, non trova spazio nell'attuale statuto del consorzio, circa il fatto che "Il consorzio opera in posizione alternativa e coordinata rispetto agli altri sistemi di gestione dei rifiuti di beni in polietilene costituiti ai sensi dell'art. 234, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in conformità ai principi di concorrenza e libera iniziativa economica. A tal fine il consorzio non può limitare, impedire o comunque condizionare, direttamente o indirettamente, la libera iniziativa imprenditoriale degli operatori economici che svolgono attività nei settori di interesse del consorzio";

ulteriori criticità in tema di trasparenza sussistono in riferimento al mancato controllo della Corte dei conti e alla verifica degli adempimenti di cui al comma 12 dell'art. 234, concernenti il fatto che "Il Consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7 trasmettono annualmente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministro delle attività produttive il bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione. I Consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7, entro il 31 maggio di ogni anno, presentano una relazione tecnica sull'attività complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno solare precedente";

stante il fatto che, come peraltro rimarcato già dalle sentenze n. 43347/14 e n. 43341/2014, la continua modifica della normativa negli ultimi anni ha di fatto reso molto complessa l'attività degli operatori coinvolti nel comparto, a fronte di questa mancanza di chiarezza, il contenzioso tra Consorzio e imprese, perdurato dal 2006 ad oggi, ha palesato una forte iniziativa da parte del Consorzio a far valere una presunta obbligatorietà di iscrizione, anche quando questa non era ancora cogente. Risulta altresì all'interrogante che tale iniziativa sia stata condotta nei confronti di aziende non consorziate, attraverso modalità discutibili e comunque di dubbia legittimità, anche con riferimento ai criteri di applicazione del contributo di riciclaggio;

peraltro, a fronte di tale iniziativa, alcune dinamiche gestionali del Consorzio stesso appaiono poco chiare, dal momento che oltre alle richiamate questioni inerenti ai bilanci e alle prescritte relazioni sulla gestione, sembrerebbe sussistere una mancanza di trasparenza relativamente al diritto di accesso del pubblico all'informazione ambientale, di cui al decreto legislativo n. 195 del 2005;

vale la pena di ricordare inoltre che, ai sensi della normativa vigente (art. 234 del decreto legislativo n. 152 del 2006), l'ammontare dei contributi dovuti al Consorzio, ai sensi del comma 10, lettera b), così come l'ammontare dell'eventuale contributo percentuale di riciclo, di cui al comma 10, lettera d), dovrebbe essere univocamente definito con cadenza biennale mediante decreto ministeriale, ai sensi del già citato comma 13, mentre tale decreto non risulta sia stato ancora adottato;

in mancanza della deliberazione dei citati decreti si assiste ad un procedere autonomo del Consorzio, mediante accordi individuali o collettivi sul territorio: un dato che, nel palesare positive sinergie a livello locale, in mancanza di un chiaro orientamento normativo da parte del Ministero, rischia di determinare condizioni lesive, anche con riferimento ai principi, di cui all'art. 237 del codice ambientale;

su tutta la materia regna ancora una grande incertezza, che si traduce nel paradossale obbligo per gli operatori, stante l'adozione del citato decreto ministeriale 29 luglio 2016, di approvazione dello schema di statuto tipo, di aderire ad una realtà consortile i cui contorni statutari, amministrativi ed operativi risultano ancora non rispondenti ai principi normativamente sanciti e dunque suscettibili di illegittimità;

considerato che:

gran parte del contenzioso tra Polieco e le imprese è scaturito soprattutto a causa di carenze legislative e regolamentari ed è connesso alle previsioni, di natura non normativa, dell'attuale statuto del Consorzio, il quale, nel modificarlo, ha esteso negli anni il suo raggio d'azione a tutti i rifiuti di "beni a base di polietilene", anziché occuparsi dei soli rifiuti di "beni in polietilene" come previsto dalla legge. Tale situazione desta perplessità, in particolare, in relazione ai beni in cui il polietilene rappresenti una parte assolutamente residua e comunque il cui smaltimento presenti delle peculiarità;

la mancanza di una lista definita di beni in polietilene, che consenta di chiarire il campo di applicazione delle attività dei consorzi, di cui all'art. 234, come originariamente previsto dalla normativa, definisce un'impasse derivante dal fatto che, in un sistema consortile principalmente strutturato per tipologia di bene, si definisce un unicum relativo ad un materiale specifico, in questo caso il polietilene, che inevitabilmente determina il rischio di sovrapposizione di competenze tra gestioni consortili differenti, a danno degli operatori, che di fatto si trovano a svolgere attività in un ambito normativamente complesso;

l'urgenza di dare chiarezza normativa e operativa all'ambito delle materie plastiche, e segnatamente al polietilene, è stata riconosciuta dal Governo, proprio in sede di discussione del decreto-legge n. 133 del 2014, accogliendo l'ordine del giorno G/1651/162/8e13 con l'impegno: "ad adottare le opportune misure finalizzate a chiarire la definizione di «prodotti in polietilene», specificando in maniera puntuale le tipologie di beni ricadenti nella gestione consortile di cui all'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 anche per escludervi quelle tipologie di beni che, per le peculiarità di composizione e trattamento, non siano assimilabili ai beni che hanno una componente significativa di polietilene";

in tal senso l'evoluzione della normativa nazionale sulla materia ha configurato un focus altamente restrittivo su un materiale plastico, quale il polietilene, che in realtà sarebbe tra i più sicuri e più diffusi, configurando una situazione che rischia di provocare alterazioni della concorrenza, tra materie plastiche ed altri materiali, la cui giustificazione non è derivabile neanche da ipotetiche direttive comunitarie;

viceversa, il venir meno della specificità originariamente prevista per la raccolta e gestione dei rifiuti plastici impiegati in agricoltura, rischia di pregiudicare la massimizzazione dei risultati nell'ambito più delicato del recupero e riciclo di beni in polietilene sul territorio, che è proprio l'ambito agricolo, se si considera che il consumo totale di film agricolo in Italia è di circa 90 Ktons e le colture protette al Centro-Sud del Paese ne assorbono circa i due terzi, quindi circa 60 Ktons. A fronte di questi dati, il riciclo si stima in non più di 15 Ktons e una legislazione più dettagliata e coerente con gli obiettivi di recupero dei materiali di contrasto all'inquinamento consentirebbe forse di governarne al meglio la tracciabilità e il recupero, anche attraverso un potenziamento di attività di contrasto dello smaltimento illecito,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare per superare le criticità evidenziate, garantendo certezza operativa alle imprese condizionate dalle lacune normative, nonché tutelando i principi di libera concorrenza e trasparenza, attraverso una definizione dei "prodotti in polietilene", di cui all'art. 234 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che chiarisca puntualmente le tipologie di beni ricadenti nella gestione consortile citata;

se non ritengano opportuna una celere definizione dei decreti di cui all'art. 234, commi 2, 3 e 13, del decreto legislativo n. 152 del 2006;

se non ritengano opportuno chiarire che, stante la grande incertezza normativa che ha caratterizzato il comparto in questi anni e che tuttora non garantisce certezze per la mancanza dei numerosi decreti attuativi previsti dall'art. 234, i contributi, di cui all'articolo 234, comma 10, lettera b), sono dovuti a decorrere dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di approvazione dello statuto del consorzio, di cui al comma 3, quarto periodo, del medesimo articolo;

se non ritengano opportuno chiarire ulteriormente la definizione di "beni in polietilene" anche per escludere quelle tipologie di beni che, per le peculiarità di composizione e trattamento, non siano assimilabili ai beni che hanno una componente significativa di polietilene;

quali iniziative intendano adottare, affinché sia effettivamente garantita la libertà di scelta degli operatori circa le modalità di gestione dei rifiuti di beni in polietilene, ai sensi del comma 7 del citato art. 234 e se siano attualmente in corso procedure di definizione di sistemi alternativi;

quale sia lo stato attuale della raccolta, gestione e riciclo dei rifiuti in polietilene, anche con particolare riguardo ai materiali impiegati in agricoltura e quali siano gli obiettivi minimi di riciclo previsti per il comparto per il prossimo biennio;

se siano state avviate iniziative di monitoraggio sulla gestione dei rifiuti di beni in polietilene anche con riguardo agli adempimenti di cui al comma 12 del citato art. 234.

(4-07970)

INTERROGAZIONE FASSINA, SI SEL POS CAMERA, SU NECESSITÀ IDROPOTABILI DELL’AREA METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17563

presentato da

FASSINA Stefano

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

FASSINA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
in provincia di Reggio Calabria, oggi città metropolitana, la ex Cassa per il Mezzogiorno ha realizzato tre dighe: Metramo, Menta e Lordo;
quella sul Menta, completata nel 1998, a quota di 900 metri sul livello del mare, volume d'invaso di 18 milioni di metri cubi, è destinata all'approvvigionamento idropotabile della città di Reggio Calabria e del suo hinterland;
quella sul Metramo, completata nel 1998, volume d'invaso di oltre 25 milioni di metri cubi, utilizzata per usi plurimi, è la seconda in Europa per altezza (900 metri sul livello del mare) tra le dighe in «materiali sciolti»;
quella sul torrente Lordo, a quota di 50 metri sul livello del mare, completata nel 1993, volume d'invaso di 10 milioni di metri cubi, è realizzata per soddisfare le esigenze irrigue della fascia costiera della Locride, costata centocinquanta miliardi di lire;
le necessità idropotabili dell'area metropolitana di Reggio Calabria dovrebbero essere integrate anche attraverso il prelievo dall'invaso della diga Alaco, in provincia di Vibo, a quota di 900 metri sul livello del mare, con un volume d'invaso di 16 milioni di metri cubi, per usi esclusivamente potabili, completata nel 2001;
nonostante lo sforzo finanziario sostenuto dallo Stato la situazione degli invasi ad oggi è la seguente:
il Menta non può essere utilizzato, perché manca il collegato alle condotte adduttrici;
per il Metramo esiste solo la galleria di derivazione, ma mancano le condotte di adduzione;
l'Alaco è completo di impianto di potabilizzazione e di adduttori, ma ad oggi non è stato possibile invasarlo;
l'unico invaso che è stato possibile utilizzare, anche se in forma parziale e per un certo periodo, è stato quello del Lordo. Il collaudo tecnico-amministrativo è stato effettuato nel 1997, mentre il collaudo statico risulta essere in corso;
nelle more del collaudo statico la diga ha funzionato in esercizio provvisorio e ha assicurato l'irrigazione di una notevole estensione di terreni, assolvendo così alla sua funzione, oltre a migliorare indirettamente l'approvvigionamento potabile;
l'esercizio provvisorio, per problemi tecnici, è stato sospeso nel 2013 e a tutt'oggi l'invaso non è utilizzato, con notevoli danni per la già debole agricoltura;
per un utilizzo anche minimo, con invaso parziale, occorrerebbero circa 800.000,00 euro per mettere in sicurezza provvisoria il pozzo dove alloggiano le paratoie di scarico ed il loro sistema di controllo;
occorrerebbe chiarire per quale motivo, con un accumulo di acqua a 900 metri sul livello del mare che consentirebbe di servire a gravità tutti i centri abitati, che in Calabria si trovano ad una quota massima di 300 metri, i calabresi sono gravati dal dover pagare l'acqua potabile, con un onere annuo aggiuntivo di circa 20/25 milioni di euro per il consumo di energia elettrica necessaria al sollevamento della risorsa dalle falde freatiche delle fiumare fino al punto di utilizzo –:
per quali motivi, in presenza di una siccità storica a livello nazionale, ci sia quello che appare all'interrogante un disinteresse totale sull'utilizzo di un patrimonio di risorse idriche che non ha eguali in Europa;
quali siano, in prospettiva, i programmi di utilizzo, ed entro quale data si preveda possano essere realizzati, consentendo, tra l'altro, che i cittadini di Reggio Calabria (città metropolitana) non bevano più acqua salmastra;
quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, per l'immediato parziale utilizzo dell'invaso sul torrente Lordo, posto che ulteriori ritardi, oltre a problemi per l'agricoltura, possono comportare anche criticità per il corpo della diga, essendo l'opera realizzata in «materiali sciolti»;
considerato che l'acqua invasata a quota 900 metri sul livello del mare ed utilizzata a quota 300 rende disponibile per la produzione di energia elettrica un salto di metri 600, quali siano le ragioni che hanno portato al grave danno rappresentato dal non aver prodotto energia elettrica dal 2001 (ultimazione della diga Alaco) ad oggi e quali iniziative di competenza si intendano assumere al riguardo. (4-17563)

INTERROGAZIONE ZAPPULLA, MDP CAMERA, SU DANNI SUBITI DAL CONSORZIO CAAIR

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17592

presentato da

ZAPPULLA Giuseppe

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

ZAPPULLA, CAPODICASA, SPERANZA e FAVA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella notte del 17 febbraio 2017 è stato appiccato un incendio natura dolosa a 4 autoarticolati parcheggiati all'interno dell'area del Consorzio CAAIR (Consorzio autotrasportatori artigiani iblei riuniti), contiguo al mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande per volume d'affari del Mezzogiorno;
all'interno della cabina di uno degli autoarticolati vi era l'autista che ha riportato gravissime ustioni;
l'offensiva mafiosa, presente da decenni nel territorio, si è concentrata attorno al mercato ortofrutticolo che ha dovuto respingere ripetutamente i diversi assalti che venivano scatenati da gruppi criminali che hanno visto nelle campagne e nel mercato di Vittoria, nel sistema dei mercati siciliani e meridionali, sino al mercato di Fondi e oltre, i luoghi del denaro e della ricchezza, dove potersi arricchire facilmente e fondare proficui sodalizi mafiosi;
la presenza di diverse organizzazioni criminali nel territorio, veicolata da un consolidato sistema dei trasporti, la cui origine risale a differenti regioni italiane, ha scatenato il proliferare in tutti i passaggi della filiera di pratiche illegali diffuse, dall'usura all'aggiotaggio, alla contraffazione di merci, all'imposizione di provvigioni illegali, di ticket e altre forme di pizzo e ha dato origine, per stare ai fatti più recenti, a diversi e inquietanti episodi di stampo mafioso: incendi di 10 box, arresto di casalesi operanti al mercato, omicidio di Brandimarte, arresti di fornitori di imballaggi in regime di monopolio, incendi di mezzi di autotrasporto;
il mercato di Vittoria, inoltre, appare terreno fertile sia per pratiche illegali esercitate da «operatori commerciali» che operano impunemente nella doppia attività di commissionario-commerciante, acquistando per sé stessi i prodotti ricevuti in conto commissione, imponendo il prezzo, in clamoroso conflitto di interessi, sia per attività fraudolente e la contraffazione di prodotti ortofrutticoli esercitate da titolari di box denunciati;
in rapporto alla gravità dei fenomeni mafiosi che, interconnessi, si sviluppano dentro e fuori il mercato e in relazione alla natura pubblica della struttura mercatale, il «Tavolo Verde Sicilia: agricoltura, pesca, identità territoriali» ha formalmente chiesto al prefetto di Ragusa, in data 7 marzo 2017, l'accesso, ai sensi della normativa antimafia, al mercato di Vittoria, richiesta condivisa anche da Cgil, Cna, Libera, Centro Pio La Torre e Coldiretti;
il 4o Rapporto sulle agromafie, l'operazione « Truck Express» della direzione distrettuale antimafia di Catania e le dichiarazioni rese dal procuratore di Catania Zuccaro alla Commissione antimafia confermano come il mercato di Vittoria sia diventato ormai snodo strategico del controllo mafioso dell'intera filiera ortofrutticola;
né gli organi di gestione del mercato, né lo Stato, nel corso degli anni, sono stati capaci di garantire, all'interno e all'esterno della struttura mercatale, gli spazi necessari di legalità, trasparenza delle attività economiche e libera concorrenza –:
se il Ministro interrogato non intenda valutare urgentemente, superando eventuali incertezze o sottovalutazioni, se sussistano i presupposti per promuovere l'accesso, ai sensi dell'articolo 143 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in relazione alla situazione del mercato di Vittoria, struttura mercatale diventata pubblica da anni all'interno dell'intera filiera ortofrutticola, snodo strategico delle attività delle mafie, nell'ottica di consentire allo Stato di ripristinare funzionalità, trasparenza e legalità nelle procedure di commercializzazione e di formazione dei prezzi, nelle pratiche di vendita e nei comportamenti sociali di tutti i soggetti della filiera, a salvaguardia dei produttori e di tutte le forze sane che operano al mercato e nei servizi connessi alla produzione agricola, dall'autotrasporto agli imballaggi;
se siano state assunte o si intendano assumere iniziative, per quanto di competenza, per il ristoro dei gravissimi danni subiti dal Consorzio Caair a seguito dell'attentato di cui in premessa. (4-17592)

INTERROGAZIONE REALACCI, PD CAMERA, SU INTENSIFICAZIONI CONTROLLI CAPORALATO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17594

presentato da

REALACCI Ermete

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

REALACCI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
due «articoli-inchiesta» di Antonio Maria Mira e Floriana Bulfon, pubblicati il 2 agosto 2017 rispettivamente su L'Avvenire e su l'Espresso, descrivono un'ulteriore declinazione della piaga del caporalato nel nostro Paese, in particolare nella provincia di Latina;
secondo quanto riportato molti migranti ospitati al «CAS» – Centro di accoglienza straordinaria di Latina – gestito dalla cooperativa Eriches 29 vengono attualmente reclutati dai caporali per lavorare irregolarmente nei campi per raccogliere cocomeri e meloni a pochi euro l'ora;
malgrado la Eriches 29, come si legge sul sito ufficiale della sopraddetta cooperativa onlus, nel novembre 2016 abbia ottenuto tre stelle di «Rating di legalità» dall'Autorità della concorrenza e del mercato i suoi ospiti finiscono nelle mani degli sfruttatori;
quanto descritto, come racconta anche Marco Omizzolo, responsabile scientifico della cooperativa InMigrazione, parrebbe essere una prima risposta alla crescente sindacalizzazione della comunità indiana dei Sikh, presente da anni nel Pontino, ed è solo la punta dell’iceberg di una grave situazione di sfruttamento dell'immigrazione da parte di imprese senza scrupoli che per l'assunzione di manodopera scelgono la strada del lavoro nero e delle sottopaghe, sfruttando la disperazione di migliaia di persone che arrivano nel nostro Paese con il miraggio di una vita migliore;
il 18 ottobre 2016 la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge contro il caporalato che, tra le altre cose, contiene specifiche misure per i lavoratori stagionali in agricoltura ed estende responsabilità e sanzioni per i «caporali» e gli imprenditori che fanno ricorso alla loro intermediazione (legge n. 199 del 2016) –:
quali strumenti i Ministri interrogati intendano mettere in atto per intensificare i controlli in questo settore e limitare questa allarmante situazione in cui si ravvisano gravissimi illeciti a danno dei diritti dei lavoratori e del diritto d'asilo, nei casi previsti, oltre che contro la dignità umana e contro articoli fondamentali della Costituzione italiana. (4-17594)

INTERROGAZIONE BERGER, AUT-PSI-MAIE SENATO, SU SOPRAVVIVENZA DELLE AZIENDE APISTICHE ITALIANE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07952

presentata da

JOHANN KARL BERGER
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

BERGER - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la crisi del settore apistico italiano, un'eccellenza del nostro Paese che coinvolge 45.000 apicoltori di cui quasi 20.000 di professione, si protrae ormai da molti anni e sta mettendo in estrema difficoltà un'attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell'ambiente naturale, dell'ecosistema e dell'agricoltura;

nel corso del tempo, l'importanza economica delle api è cresciuta in maniera esponenziale, visto che rappresentano un vero e proprio mezzo produttivo per l'agricoltura; infatti, oltre l'80 per cento delle coltivazioni europee (circa 4.000 varietà di verdure e la maggioranza della frutta) esistono solo grazie al servizio reso da questi insetti. Attualmente, secondo le Nazioni Unite, il valore delle colture globali dipendenti dalla loro opera d'impollinazione è arrivato a toccare un valore complessivo di circa 200 miliardi di dollari annui;

le criticità della stagione 2017, con stime sulla produzione estremamente negative, sono riconducibili soprattutto alle condizioni meteorologiche, che hanno colpito le regioni italiane. Ad un inizio di stagione con temperature elevate e tempo soleggiato, con conseguente fioritura anticipata delle piante, è seguito un netto peggioramento delle condizioni meteorologiche. In quasi tutto il Paese, infatti, si è verificato un forte abbassamento delle temperature con gelate e grandinate, che hanno provocato ingenti danni alle fioriture già in stato avanzato (nello specifico, i danni più ingenti si sono riscontrati sulla pianta di "Robinia pseudoacacia");

in tale situazione, e con un ovvio aggravio dei costi, gli apicoltori sono stati costretti ad intervenire con nutrizioni di emergenza a base di sciroppi zuccherini per consentire la sopravvivenza degli alveari;

altri elementi che, in questo ultimo quinquennio, hanno determinato una forte riduzione della produzione sono stati gli spopolamenti, gli avvelenamenti e la difficoltà di contenere l'infestazione da varroatosi;

l'insieme di tutti questi fattori ha determinato un crollo del 70 per cento dei risultati produttivi del settore e, di riflesso, un aumento del 13 per cento delle importazioni dall'estero di miele con Cina, Romania e Ungheria nelle vesti di maggiori importatori di miele in Italia;

l'import di miele rappresenta sicuramente un rischio per i consumatori italiani, tenuto conto che in Cina, ad esempio, sono adoperati pollini geneticamente modificati, così come spesso, nelle triangolazioni commerciali, risulta difficile risalire alla reale provenienza del prodotto, visto che spesso l'etichetta, con l'origine esatta di alcuni nettari, viene eliminata;

l'entità dei danni subita e l'impossibilità di inserire l'apicoltura nei piani assicurativi nazionali rischiano seriamente di compromettere l'intero settore,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza della grave problematica esposta in premessa e quali iniziative intenda porre in essere per garantire la sopravvivenza delle aziende apistiche italiane, anche prevedendo, nel rispetto delle normative comunitarie, sgravi sui contributi fiscali.

(4-07952)

RISOLUZIONE ROMANINI, PD CAMERA, SU SISTEMA PRODUZIONE E TRASFORMAZIONE DEL POMODORO DA INDUSTRIA DEL CENTRO-SUD ITALIA

Atto Camera

 

Risoluzione conclusiva 8-00251

presentato da

ROMANINI Giuseppe

testo di

Mercoledì 2 agosto 2017 in Commissione XIII (Agricoltura)

Risoluzioni 7-01255 Romanini, 7-01259 Mongiello e 7-01270 Gallinella: Iniziative a sostegno della filiera del pomodoro.

RISOLUZIONE UNITARIA APPROVATA DALLA COMMISSIONE

  La XIII Commissione,
premesso che:
nel settore dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro sono presenti, in Italia, oltre 8 mila imprenditori agricoli che coltivano circa 72.000 ettari e 120 industrie di trasformazione che occupano circa 10 mila persone, con un valore della produzione superiore a 6,4 miliardi di euro;
con oltre 5.180.000 tonnellate, nel 2016 l'Italia si è collocata, dopo la California, seconda tra i maggiori produttori mondiali di pomodoro destinato alla trasformazione, con oltre il 50 per cento della produzione in Europa;
passate, polpe e pelati rappresentano il 98,5 per cento del pomodoro che arriva sulle tavole dei consumatori italiani mentre il concentrato di pomodoro, per il quale esiste una residuale quota di importazione, è pari a poco più dell'1,5 per cento del mercato dei derivati del pomodoro;
su questa quota residuale si sono susseguite anche di recente comunicazioni stampa che insinuano nei consumatori il dubbio circa l'italianità dei prodotti derivati da pomodoro distribuiti in Italia, mentre è del tutto evidente che lavorare prodotto fresco proveniente da altri Paesi non sarebbe possibile per la distanza, oltre che antieconomico per l'impatto sui costi;
in Italia, in base alle norme vigenti, pomodori pelati, passata, pomodorini e polpa possono essere prodotti solo da pomodoro fresco che deve essere lavorato in azienda entro 24/36 ore dalla raccolta;
nel complesso, a fronte di consumi interni sostanzialmente stabili e ampiamente soddisfatti dalla produzione nazionale, negli ultimi cinque anni si è registrata una crescita costante dell'export e del saldo commerciale;
l'associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali (Anicav) ha rilevato che, con il 60 per cento della produzione destinata ai mercati esteri (in testa la Germania e a seguire Regno Unito, Francia, Usa e Giappone), e solo poco più, di 2 milioni di tonnellate riservate al mercato interno (40 per cento) il pomodoro è ambasciatore dell'eccellenza del made in Italy nel mondo;
la produzione del pomodoro da industria risulta fortemente concentrata in due zone del Paese: al Sud, nella provincia di Foggia, ed a Nord, nell'area padana (Piacenza, Ferrara, Parma, Mantova, Ravenna e Cremona);
la provincia di Foggia concentra un quarto della superficie nazionale a pomodoro da industria e circa un terzo della produzione nazionale. In quest'area si coltiva prevalentemente pomodoro a bacca allungata destinato per lo più alla produzione di pomodori pelati;
la filiera del pomodoro italiano è controllata, certificata e orientata alla sostenibilità ambientale. È, quindi, necessario valorizzarne i profili di qualità e genuinità che sono alla base delle produzioni e che, per queste ragioni, meritano di essere caratterizzate specificatamente tanto nel mercato domestico quanto in quello internazionale;
il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, in particolare all'articolo 26, ha individuato negli alimenti non trasformati, nei prodotti a base di un unico ingrediente negli ingredienti che rappresentano più del 50 per cento di un alimento, i prodotti per i quali l'indicazione del Paese di origine o del luogo di provenienza può diventare obbligatoria;
il 12 maggio 2016 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita la Commissione europea a valutare la possibilità di estendere l'indicazione obbligatoria del Paese di origine o del luogo di provenienza ad altri prodotti alimentari monoingrediente o con un ingrediente prevalente, oltre a quelli a base di latte o carne, elaborando proposte legislative in questi settori;
la rintracciabilità degli alimenti e dei relativi ingredienti lungo la catena alimentare è un elemento essenziale per garantire la sicurezza degli alimenti e la tutela dei consumatori;
fin dal 2006 la legislazione italiana ha introdotto l'obbligo di indicare l'origine della materia prima per la passata di pomodoro e successivamente, con il collegato agricolo alla legge di stabilità 2014, sono state emanate ulteriori disposizioni circa la definizione dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro, sui relativi requisiti e criteri di qualità per gli ingredienti utilizzabili, nonché sull'etichettatura e sul confezionamento;
appare quindi opportuno estendere l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine della materia prima anche agli altri prodotti della filiera del pomodoro da industria anche completando il percorso normativo già iniziato con la legge 28 luglio 2016, n. 154 (cosiddetto Collegato agricolo) che ha novellato le disposizioni in materia di prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro da industria,
con specifico riguardo al Sud dell'Italia:
negli ultimi anni il settore ha registrato numerose problematiche, soprattutto a causa della mancanza di programmazione della produzione e per l'assenza di effettivi coordinamenti tra settore agricolo e imprese di trasformazione;
forte il rischio della «fuga» degli operatori: i prezzi sono crollati negli ultimi anni e non di rado i produttori hanno dovuto minacciare di non seminare per le annate di riferimento;
a rischio è l'intera filiera che nel Sud Italia coinvolge decine di migliaia di agricoltori e quasi un centinaio di stabilimenti di trasformazione, per un giro d'affari annuo compreso tra 1,5 e 2 miliardi di euro;
il problema più consistente è rappresentato, in gran parte, dalla mancanza di programmazione della coltivazione e spesso i contratti con l'industria di trasformazione non si stabiliscono nei tempi corretti, ossia possibilmente entro il 31 gennaio, lasciando nell'incertezza ed in balia di gravi asimmetrie produttive il relativo comparto agricolo;
in tali condizioni la parte industriale gioca la sua forza riuscendo ad imporre prezzi spesso non remunerativi alla parte agricola. Quest'ultima è particolarmente debole, perché esposta alle manovre speculative che alcune industrie attuano, riducendo le quantità di prodotto ritirato;
il Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante l'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, prevede, tra l'altro, la possibilità per gli Stati membri di riconoscere le organizzazioni interprofessionali, le quali possono svolgere un ruolo importante facilitando il dialogo fra i diversi soggetti della filiera e promuovendo le migliori prassi e la trasparenza del mercato;
per essere riconosciute, le organizzazioni interprofessionali devono essere costituite da rappresentanti delle attività economiche connesse alla produzione e ad almeno una delle seguenti fasi della catena di approvvigionamento: trasformazione o commercio, compresa la distribuzione, di prodotti di uno o più settori;
esse devono essere costituite per iniziativa di tutte o di alcune delle organizzazioni o delle associazioni che le compongono. Inoltre, devono perseguire una finalità specifica, tenendo conto degli interessi dei loro aderenti e dei consumatori. In particolare, esse possono adottare misure atte a prevedere il potenziale di produzione e rilevare i prezzi pubblici di mercato, nonché a contribuire ad un migliore coordinamento delle modalità di immissione dei prodotti sul mercato allo scopo redigendo contratti tipo compatibili con la normativa dell'Unione per la vendita di prodotti agricoli ad acquirenti o la fornitura di prodotti trasformati a distributori e rivenditori al minuto, tenendo conto della necessità di ottenere condizioni concorrenziali eque e di evitare distorsioni del mercato;
tale normativa è stata da ultimo recepita e ridisciplinata dallo Stato italiano ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91;
appare dunque auspicabile che, anche per il settore del pomodoro da industria del Centro-Sud Italia, fosse costituita e riconosciuta una pertinente organizzazione interprofessionale, capace di fare sintesi delle varie problematiche esistenti nei settori della relativa filiera, segnatamente nel comparto della produzione agricola, e di sviluppare misure atte a risolverle e a fare crescere e rendere maggiormente competitive le produzioni agricole ed i relativi prodotti trasformati,

impegna il Governo:

   ad assumere celermente iniziative al fine di garantire una informazione completa e la massima trasparenza nei confronti dei consumatori ed una più efficace difesa della qualità e distintività del prodotto nazionale che rappresenta il 55 per cento della produzione europea;
a farsi parte attiva perché sia esteso a livello comunitario l'obbligo di utilizzare esclusivamente pomodoro fresco per la produzione di passata, così come già avviene in Italia;
a convocare con la massima sollecitudine un tavolo di confronto con tutti i soggetti della filiera del pomodoro da industria, con l'obiettivo di adottare i provvedimenti necessari al fine di assumere iniziative volte ad estendere anche a questo settore produttivo l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di produzione ovvero l'origine della materia prima già introdotto, ai sensi del regolamento (UE) n. 1169/2011, per il latte e i prodotti lattiero-caseari, al fine di salvaguardare e valorizzare un comparto importante dell'agroalimentare nazionale, posto che i prodotti che ne derivano esprimono una qualità molto superiore rispetto ad analoghi prodotti esteri e con il loro indotto offrono preziose ed indispensabili opportunità occupazionali;
ad intraprendere le occorrenti iniziative per fare fronte alle crescenti problematiche che attraversano il sistema della produzione e della trasformazione del pomodoro da industria del Centro-Sud Italia ed, in tale ambito, a favorire la costituzione ed il riconoscimento, effettuato a livello nazionale oppure per «circoscrizione economica», di un'organizzazione interprofessionale per il relativo settore Centro-meridionale.
(8-00251) «Romanini, Mongiello, Gallinella, Oliverio, L'Abbate, Luciano Agostini, Antezza, Baruffi, Benamati, Benedetti, Massimiliano Bernini, Paola Boldrini, Carella, Carra, Casellato, Cecconi, Cera, Cova, Cuomo, Dal Moro, Falcone, Gagnarli, Ginefra, Grassi, Iacono, Incerti, Iori, Lattuca, Lavagno, Lupo, Patrizia Maestri, Marchi, Montroni, Parentela, Pastorelli, Petrini, Piazzoni, Giuditta Pini, Pinna, Prina, Paolo Rossi, Rostellato, Giovanna Sanna, Schirò, Taranto, Taricco, Tentori, Terrosi, Venittelli, Zanin».

INTERROGAZIONE BISINELLA, MISTO SENATO, SU TUTELA PRODUZIONE AGROALIMENTARE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta orale 3-03943

presentata da

PATRIZIA BISINELLA
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

BISINELLA, BELLOT, MUNERATO, MASTRANGELI, ZIZZA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

l'accordo economico e commerciale globale tra Unione europea e Canada è in fase di ratifica. Il CETA (Comprehensive economic and trade agreement) ha l'obiettivo di aumentare il commercio in beni e servizi e gli investimenti;

il gruppo FARE! con Tosi ha ripetutamente denunciato i rischi che potrebbero derivare dalla frettolosa ratifica del CETA; un accordo che, di fatto, rompe l'equilibrio che finora c'è stato tra i coltivatori e le imprese agricole europee e le imprese nordamericane;

in apparenza, con l'eliminazione dei dazi si crea un uniforme piano di scambio "level playing field", una comune piattaforma di competizione transatlantica; in sostanza ed in realtà vengono invece spiazzati i coltivatori e le produzioni agricole europee;

la competizione si svilupperà tra soggetti diversi per dimensione e capacità di penetrazione nei mercati; i nordamericani giganteschi e liberi da troppe regole, gli europei più piccoli e con norme articolate e stringenti da rispettare;

secondo il dossier della Coldiretti, ben 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall'Unione europea su 291, non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese;

fin dall'approvazione dell'accordo da parte del Parlamento dell'Unione europea, perplessità e preoccupazioni sono state espresse anche dalle associazioni rappresentative del settore agroalimentare dei territori delle province di Verona e Treviso. Si tratta di aziende, spesso di dimensioni ridotte e a conduzione familiare, che negli anni hanno saputo esaltare il rapporto territorio-prodotti di eccellenza, configurandosi come risorsa e ricchezza dell'economia italiana;

dei prodotti veronesi Igp, ad esempio, non saranno tutelati il formaggio Monte Veronese e il radicchio di Verona; saranno praticamente imitabili, tra gli altri, il radicchio variegato di Castelfranco, gli asparagi di Badoere e Cimadolmo, i marroni di Combai, la Casatella trevigiana, il Montasio e il Piave;

ad avviso degli interroganti, il rischio, non scritto ma palese, derivante dalla ratifica dell'accordo è ben più elevato dei benefici ipotizzati;

l'Italia, che è leader in Europa nella qualità alimentare, non può ad avviso degli interroganti accettare passivamente la banalizzazione del proprio patrimonio agroalimentare e dovrebbe invece farsi promotrice in Europa di una politica commerciale contro l'omologazione, più attenta alla particolarità delle produzioni, fermando una escalation, che mette a rischio la tutela della salute, la protezione dell'ambiente e la libertà di scelta dei consumatori,

si chiede di sapere quali ulteriori azioni i Ministri in indirizzo intendano intraprendere a tutela della produzione agroalimentare in generale e di quella dei territori delle province di Verona e Treviso in particolare, al fine di salvaguardare l'eccellenza e la qualità delle produzioni, la leale concorrenza, e scongiurare pesanti ricadute sull'economia di quei territori.

(3-03943)