“La mancata esposizione in luogo visibile, da parte del gestore di un esercizio pubblico, della tabella dei giochi proibiti conserva rilevanza penale” e va sanzionata. Lo ha confermato la terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza che dichiara inammissibile il ricorso presentato da un esercente calabrese dopo che il Tribunale di Locri ha condannato l'imputato alla pena dell'ammenda, per il reato di cui agli artt. 110, primo comma, e 221, secondo comma, del r.d. n. 773 del 1931, “per avere, in qualità di titolare di un esercizio pubblico autorizzato all'installazione di apparecchi di gioco, omesso di esporre la tabella dei giochi vietati”. Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, un'impugnazione qualificata come appello, deducendo, con unico motivo di doglianza, la depenalizzazione del fatto, a seguito dell'abrogazione" dell'art. 665 cod. pen., nonché la mancanza dell'elemento psicologico. Ma la Corte di Cassazione ribadisce che “la mancata esposizione in luogo visibile, da parte del gestore di un esercizio pubblico, della tabella dei giochi proibiti conserva rilevanza penale anche dopo la abrogazione dell'art. 635 cod. pen”