Limitare o anche solo differire gli automatismi renderebbe il sistema pensionistico più debole e lo esporrebbe al rischio della discrezionalita' politica. E' quanto riferisce la Ragioneria generale dello Stato nel Rapporto "Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario". La Ragioneria evidenzia che "anche interventi legislativi diretti non tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici previsti dalla normativa vigente, ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano volta a contrastare gli effetti dell'invecchiamento della popolazione, in quanto verrebbe messa in discussione l'automaticità ed l'endogeneità degli adeguamenti stessi, per ritornare nella sfera della discrezionalità politica con conseguente peggioramento della valutazione del rischio Paese".

L’Italia – spiega la Ragioneria – “è interessata da un processo di invecchiamento della popolazione fra i più accentuati in Europa e nei paesi sviluppati. Al fine di contenere l’impatto dell’allungamento della vita media sulla sostenibilità del sistema pensionistico e, conseguentemente, delle finanze pubbliche, il nostro paese ha perseguito una doppia linea di interventi riformatori, in coerenza con le indicazioni e le raccomandazioni definite a livello europeo. La prima ha riguardato l’introduzione del sistema di calcolo contributivo, basato sull’equivalenza attuariale fra prestazioni e contributi. La seconda, articolata su una pluralità di interventi successivi, ha provveduto ad innalzare i requisiti minimi di età (e/o contribuzione) per il pensionamento di vecchiaia ordinario ed anticipato, in tutti i regimi pensionistici (sistema retributivo, contributivo e misto), portandoli a livelli compatibili con le condizioni di sostenibilità strutturale del sistema”.

In tale ambito, “la revisione triennale (biennale a partire dal 2021) dei coefficienti di trasformazione, in funzione delle aspettative di vita (L 335/1995, L 247/2007 e L 214/2011) costituisce un importante automatismo volto a preservare le condizioni di equilibrio finanziario del sistema pensionistico. Accanto a tale automatismo, l’adeguamento automatico dei requisiti minimi per l’accesso al pensionamento, rispetto alle variazioni della speranza di vita, introdotto con la L 122/2010 e completato con gli interventi di riforma successivi, costituisce un ulteriore importante miglioramento sotto il profilo finanziario e dell’adeguatezza delle prestazioni. In particolare, il processo di elevamento dei requisiti minimi e il relativo meccanismo di adeguamento automatico previsto dalla normativa vigente sono stati valutati con estremo favore dagli Organismi internazionali e, in primo luogo, in ambito europeo. La presenza di tali automatismi costituisce, infatti, uno dei fondamentali parametri di valutazione dei sistemi pensionistici specie per i paesi con alto debito pubblico come l’Italia. Ciò non solo perché la previsione di requisiti minimi, coerenti con le esigenze di equilibrio finanziario del sistema pensionistico, costituisce una condizione irrinunciabile ai fini del perseguimento della sostenibilità, ma anche perché costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni, in un contesto di invecchiamento della popolazione”.

E ancora: “Appare evidente, tuttavia, che gli interventi adottati con la Legge di Bilancio 2017 si muovono in controtendenza rispetto al suddetto processo di riforme. Per la prima volta, dopo oltre 20 anni, il pacchetto di misure riguardante il sistema pensionistico ha previsto un ampliamento della spesa ed una retrocessione nel percorso di elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento”.