Non si placa semmai si acuisce la tensione tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Kim Yong Un avrebbe già messo in agenda entro il 15 agosto un’azione dimostrativa contro l’America di Donald Trump. Quattro missili balistici a media gittata Hwasong 12 da lanciare verso Guam. L’agenzia di stampa nordcoreana indica la distanza che dovrebbe essere coperta dagli ordigni (3356,7 chilometri) e la durata del volo (1065 secondi). Dopo aver sorvolato il Giappone, i missili dovrebbero inabissarsi in mare, a pochi chilometri dalla costa dell’isola americana. Ma c’è anche un’altra opzione d’attacco che nel mirino non ha solo scopo dimostrativo ma prevede di colpire Anderson, la base dell’Air Force a Guam. Ieri alle intenzioni riportate dai media di attacco da parte di Pyongyang del territorio statunitense era arrivata la risposta del presidente americano dal suo account Twitter: “Il mio primo ordine come Presidente è stato quello di rinnovare e modernizzare il nostro arsenale nucleare, che ora è molto più forte e potente che mai. Speriamo di non dover mai usare questo potere, ma non ci sarà mai un momento in cui non saremo la nazione più potente nel mondo!”. E un precedente avvertimento di Trump aveva parlato di fuoco e fiamme e una furia che il mondo non ha mai visto prima d’ora pronti come risposta contro la Corea del Nord. Un’uscita che il regime di Pyongyang ha definito “priva di senso”. A incalzare il regime di Kim il capo del Pentagono, Jim Mattis: “Vogliamo soluzioni politiche perché le altre sono disastrose, ma Pyongyang deve capire che è ora di smetterla con azioni che possono portare alla fine del regime e alla distruzione di un popolo”. Mentre Pechino avverte tanto Washington quanto Pyongyang: “Non si può giocare con il fuoco”.