"Siamo pronti a colpire. Le misure militari sono state allestite al meglio, in caso la Corea del Nord agisse incautamente. Speriamo che Kim Jong Un prenda un'altra strada". Così il presidente Donald Trump su Twitter fa un altro passo in avanti nella guerra di nervi tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Per ora solo a livello verbale. Kim Yong Un avrebbe già messo in agenda entro il 15 agosto un’azione dimostrativa contro l’America di Donald Trump. Quattro missili balistici a media gittata Hwasong 12 da lanciare verso Guam. Dopo aver sorvolato il Giappone, i missili dovrebbero inabissarsi in mare, a pochi chilometri dalla costa dell’isola americana. Pyongyang minaccia: "Cancelleremo dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori che fanno tentativi disperati di soffocare il Paese socialista" aggiungendo che "gli Usa soffriranno una vergognosa sconfitta e un destino tragico e definitivo se persisteranno nelle loro avventure militari, sanzioni e pressioni" contro il regime di Kim Jong-un. Il ministro della Difesa, James Mattis, ha avvertito che la sproporzione di forze fa rischiare a Kim Jong-un, in caso di attacco, di vedersi distruggere il Paese. Sebbene la prima scelta dell'America sia la via diplomatica. "Sappiamo bene quanto possa essere catastrofica una guerra ai giorni nostri", ha detto Mattis.

Ma Trump all’ennesima provocazione di Kim aveva rincarato la dose: "Forse non è stata sufficientemente dura la mia minaccia di colpire con fuoco e fiamme Pyongyang se dovesse attaccarci". Per essere ancora più chiaro il presidente Usa ha assicurato che "se la Corea del Nord dovesse anche solo immaginare di attaccare qualunque cosa che amiamo, nostri rappresentanti, i nostri alleati o noi, allora vi dico che loro dovrebbero essere molto molto preoccupati, perché le cose che gli succederanno saranno tali che non le avranno mai neanche ritenute possibili". E ancora: "Sarà meglio che la Corea del Nord inizi a mettere la testa a posto perché in caso contrario si troveranno nei guai così come non è mai successo neanche a poche nazioni nel mondo".