Chi conosce Freud e Jung o amerà o odierà questo film senza mediazioni. Chi non si è mai affacciato alla psicoanalisi o s’incuriosirà alla materia o continuerà ad esserne indifferente lasciandosi solo sedurre dal thriller. Dopo essere stato presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia e al Festival di San Paolo, arriva al cinema giovedì 31 agosto “Io è morto”, film d’esordio di Alberto De Venezia, che lo ha anche prodotto con la sua Ipnotica Produzioni. Cinema e psicoanalisi hanno sempre intrecciato le proprie strade. Qui la dichiarazione d’intenti è esplicita sin dall’inizio, mostrando le macchie del test di Rorschach, i disegni che vengono sottoposti ai pazienti (ai quali si chiede cosa vedano nelle figure) per l’indagine della personalità. Il film racconta dei giovani sposi Maria (Giulia Perelli) e Giuseppe (Andrea Cocco), e del rapporto che la giovane ha con la madre Maddalena (una ritrovata Marina Suma dal fascino immutato). I nomi per eccellenza cristiani non sono una scelta a caso (e una chiesa appare già nei primi frame portando il carico del senso di colpa). La trama si muove oscillando tra ciò che è sogno e ciò che è realtà senza una netta separazione, senza fornire chiari segni di distinzione. L’unica certezza è che ci si muove dal punto di vista di Maria: i suoi ricordi d’infanzia, il suo sogno d’amore, una madre attrice che si fa matrigna. Alla base del thriller c’è un nodo da sciogliere: Maria viene amata ed aiutata nella sua malattia o viene ingannata e condotta verso il baratro della sua infermità? Le chiavi di lettura sono nella psicoanalisi. Una voce fuori campo cerca d’indirizzare lo spettatore, ma tali interventi risultano solo nuovi indizi di una matassa che conduce alla disperata solitudine di Maria e del suo “Io” (in psicologia, l’“Io” rappresenta una struttura psichica deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna). Non basta la voce fuori campo che spiega il significato del sognare una bambina che sale e scende le scale a trovare la soluzione di una trama costellata di richiami simbolici che saltano dalle pagine della psicoanalisi e che si consumano sul palcoscenico della ribalta e della vita. Così tante restano le domande senza risposta di questa avventura psichica che non si esaurisce con l’ultima scena del film, ed è stimolante il gioco di comprensione che si crea in questo viaggio nella psiche umana, un percorso labirintico reso cupo dalla colonna sonora di Louis Siciliano che lascia in continua tensione.