"Forse il governo, d'intesa con le Regioni, è riuscito davvero a fare un significativo passo in avanti, nel difficile campo del gioco. Ormai si mirava una impresa impossibile:da diversi anni si attendeva l'accordo sui punti di raccolta, che prevede una stretta su sale da gioco, macchine per giocare e punti vendita. L'anno scorso il mercato del gioco, considerando solo le famose macchinette, ha registrato una raccolta di 49,4 miliardi e sembra comprensibile che nessuna delle parti interessate, concessionari e gestori da un lato, Mef e enti locali dall'altro, voglia rinunciarci. Si tratta di circa 10 miliardi di euro e la spesa (la differenza tra quanto giocato e quanto vinto) per le slot di nuova generazione è aumentata in valore del 9,6%. In termini assoluti è stata di 10,2 miliardi contro i 9,3 'spesi' dei giocatori un anno prima. Ma il risultato ottenuto, pur comportando una vistosa, e speriamo reale, riduzione complessiva del gioco non risponde ancora pienamente ai bisogni reali della popolazione a rischio". Lo afferma Paola Binetti, dell'Udc, da sempre molto impegnata per contrastare gli effetti negativi della ludopatia.

"L'emendamento, introdotto alla fine del dibattito, che consente di "prevedere forme maggiori di tutela per la popolazioni" rispetto ai rischi "delle patologie afferenti la dipendenza da gioco d'azzardo", appare generico - evidenzia Binetti -, e non va oltre una mera affermazione di principio. Di fatto l'accordo prevede il dimezzamento in 3 anni dei punti gioco, la rottamazione delle macchinette più vecchie, rimpiazzate con altre collegate con i Monopoli di Stato; la possibilità dei Sindaci di decidere le fasce orarie di chiusura, fino a 6 ore consecutive al giorno, imponendo la distanza da luoghi sensibili come scuole e chiese; l'aumento della qualità e della sicurezza dei punti gioco nei quali dovrà essere assicurato un accesso selettivo. Per molte associazioni però il testo non è condivisibile, perché appare ancora eccessivo il guadagno dello Stato. Per la Consulta nazionale antiusura, il cartello “Insieme contro l’azzardo”, la Caritas, il Movimento No Slot e le associazioni Alea, And e Vita/SlotMob, nel testo si evita accuratamente di parlare di 'azzardo' e si preferisce ricorrere ad un giro di parole ambiguo oltre che intrinsecamente falso".

Binetti fa notare come "L'espressione gioco pubblico diluisce di molto la pericolosità del gioco di cui tratta anche la legge in discussione alla Camera, che per lo stesso motivo ha preferito parlare di grave dipendenza dall'azzardo: GAP. L’intesa raggiunta dal governo con le Regioni e l’Anci non riguarda certamente il variegato orizzonte dei giochi pubblici, ma concretamente riguarda esclusivamente il gioco d’azzardo, che un gruppo di concessionari privati gestisce mediante una concessione dello Stato, che quindi resta il principale responsabile. E in questo caso sembra garantire prima di tutto gli interessi dei concessionari, cittadini privati in cerca di profitto, e i suoi, con una singolare convergenza. Ancora una volta al centro della norma c'è il profitto: dei privati e del governo, non esclusivamente un approccio la tutela della salute delle persone, soprattutto delle più deboli, prime vittime dell’azzardo. Quello di ieri è solo un primo timidissimo passo in avanti, per questo continueremo a batterci in Parlamento perché venga approvata quanto prima la legge che invece parte dalla prevenzione e dalla cura della grave dipendenza dal gioco. Serve uno stop netto alla pubblicità, una intensa attività di formazione a casa e nelle scuole, un percorso di accompagnamento fortemente personalizzato - conclude Binetti - per aiutare ad uscire dal tunnel della dipendenza."