“Ho ideato la storia scrivendone anche il libro con Jonathan Arpetti per la Sperling & Kupfer, che uscirà il 19 settembre. L’idea l’ho data alla sceneggiatrice Valentina Capecci che ha scritto il film sotto la supervisione del regista Alessandro Valori. E poi ho deciso di fare anche l’attore protagonista… tanto per non farmi mancare nulla…”. Così al VELINO Simone Riccioni, classe 1988, attore, produttore e scrittore di “Tiro Libero”, al cinema dal 21 settembre (prodotto da Rainbow e Linfa Crowd 2.0). Il film racconta di un giovane giocatore di basket, costretto ad interrompere la propria carriera a causa di una malattia, a seguito della quale inizierà ad insegnare basket a bambini disabili. Come nasce questa storia? “Da un viaggio assieme ad Alessandro Valori, un viaggio della speranza che si chiama Marche-Roma, che dura due ore mezza/tre. In quell’occasione gli ho raccontato la storia di un mio amico che si è ammalato di sclerosi multipla e il cui fratello ha iniziato a dire a Dio: ‘Non lo puoi fare ammalare. Da a me la malattia’. In un anno la malattia è andata via dal mio amico ed è arrivata a suo fratello. Su questa storia, a cui uno ci può credere o non credere, abbiamo deciso di improntare il nostro film, aggiungendo la questione sport. Al momento la gente risponde bene: il trailer è molto condiviso in Rete, si apprezza la funzione sociale dello sport”. Tra tanti sport, la scelta è caduta sul basket… “Sono un ex giocatore di pallacanestro – ricorda Simone -, ho giocato per tanti anni. Unire la pallacanestro col cinema è stato qualcosa di magico”.

Dario ha 25 anni, è bello, ammirato da tutti e leader, pieno di fan, di una squadra di basket. È un ragazzo arrogante e spocchioso che non avrebbe mai immaginato che tipo ti prova la vita gli chiederà di superare. Durante una importante partita di campionato, improvvisamente cade a terra: gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. In lui esplode un senso di sconforto misto a rancore non riuscendo ad accettare nemmeno l’aiuto e l’affetto della sua famiglia. A questo si aggiunge la condanna, per aver insultato e umiliato una ragazza che gli aveva sfiorato il suv, a svolgere un’attività sociale presso un centro di riabilitazione per disabili: allenerà la squadra di basket di un gruppo di ragazzi in carrozzina. Al centro incontra Isabella, una volontaria, con cui si scontrerà subito... ma come tante volte accade, da uno scontro nasce anche una scintilla. Per Dario è arrivato il momento, e l’occasione, di cambiare. Pregi e difetti del tuo personaggio? “Dario è uno sfrontato, ricco, che ha tutto quello che vuole, comprese le donne. È campione di pallacanestro in un posto dove la pallacanestro la fa da padrone e pensa di avere tutto dalla vita ma il fato gli regalerà qualcosa che non si sarebbe mai aspettato”.

Nel cast, accanto al protagonista Simone Riccioni, ci sono Maria Chiara Centorami, Nancy Brilli, Antoni Catania, Biagio Izzo, Paolo Conticini, Marianna Di Martino, il piccolo Jacopo Barzaghi e campioni internazionali di basket come Carlton Myers. In particolare, Simone ha instaurato un bellissimo rapporto con tre giovani disabili che hanno lavorato al film. “Ho soprattutto giocato assieme a loro sulla carrozzina – ricorda il protagonista -. Per loro l’handicap non è limitante. Hanno spirito e un’indescrivibile voglia di andare avanti”. “La nostra – sottolinea Simone Riccioni – è una storia di coraggio e di speranza”.