“Non devo ricordare quando finisce e quando inizia l’autunno: è consapevolezza acquisita. Resto alle parole che ho detto alcune settimane fa. Siamo ancora in estate, l’impegno che abbiamo descritto rimane. È un lavoro da fare”. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni da Corfù, dove è in corso il bilaterale Italia-Grecia, getta acqua sul fuoco sulla vicenda della mancata calendarizzazione da parte del Senato dello ius soli. Il premier conferma quindi quanto già ribadito a fine agosto da Palazzo Chigi: il provvedimento dovrà essere approvato entro la fine dell’anno e comunque dopo l’approvazione da parte del Senato della Legge di Bilancio. Questa mattina il presidente dem, Matteo Orfini, aveva difeso la decisione del suo capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda: “Portare in aula il testo senza la garanzia che venga posta la fiducia significa ammazzarlo”. E a Delrio che ieri aveva sollecitato un segnale positivo sul provvedimento, dice: “scelta non è un atto di paura, ma di assoluto buon senso che serve a non far naufragare la possibilità di approvarla”, aggiunge. E sempre al ministro delle Infrastrutture Orfini dice: “Ai ministri che chiedono lodevolmente di accelerare, suggerisco di lavorare più rapidamente per sciogliere il nodo fiducia. Perché è proprio a loro che compete questa decisione”.

A chi invece, come sempre – prosegue il rpesidente dem -, se la prende col Pd ricordo che se questa legge esiste è grazie al Pd. Se la abbiamo approvata alla Camera è grazie al Pd. Se possiamo portarla a casa al Senato è grazie al Pd. Se non ci siamo ancora riusciti è perché non avendo vinto le elezioni nel 2013 non abbiamo i numeri da soli al senato; perché Forza Italia, Lega e grillini sono contrari; perché un pezzo della maggioranza è contraria. Noi continueremo cocciutamente a lavorare per portare a casa il risultato. Suggerisco a tutti di dare una mano, magari evitando polemiche inutili. Almeno su questo”, conclude.

Anche la presidente della Camera, laura Boldrini, pur non entrando nella polemica legata all’altro ramo del Parlamento, ha sottolineato l’iportanza di questo provvedimento: “Penso sia molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia. Sono giovani che vanno a scuola con i nostri figli e dei paesi dei loro genitori non conoscono neanche la lingua, giovani che sono a tutti gli effetti italiani. Credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini”. Ma il futuro dello ius soli non è legato solo agli equilibri interni al Partito democratico, ma anche a quelli interni alla coalizione che sostiene l’esecutivo Gentiloni. Maurizio Lupi di Alternativa popolare avverte: il suo partito non darà mai in Consiglio dei ministri il proprio assenso alla fiducia su questo provvedimento. “L’onorevole Orfini chiede ai ministri del Pd di lavorare perché si giunga alla richiesta di fiducia sullo ius soli – spiega Lupi -. Questo balletto per cui su ogni problema si fa un passo avanti e due indietro sempre e solo per polemiche tutte interne al Pd è diventato stucchevole. Orfini si metta il cuore in pace, la richiesta di fiducia spetta al presidente del Consiglio, e il Consiglio dei ministri è un organo collegiale nel quale i ministri di Alternativa popolare non daranno mai l’assenso alla fiducia. La questione era stata risolta con buon senso, con equilibrio e con responsabilità. Non ha nessun senso riaprirla ora”.