“È una scoperta della Cina attraverso la scoperta di sé”, così la critica d’arte Martina Mazzotta che cura la mostra “The Timeless Dance. Beyond the Mountains”, un viaggio polisensoriale alla scoperta dell’artista cinese Mao Jianhua, fino al 26 settembre ospitata a Roma, al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini (sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il Patrocinio della Regione Lazio). Un centinaio di opere di vario formato racchiudono un percorso interiore riflesso nella natura. “È una danza attraverso le montagne che sono i paesaggi dell’anima – spiega Mazzotta -, nel senso che, consonando per empatia con quello che si vede, bisogna attivare una serie di dinamiche a livello sensoriale che portano a danzare con la natura sentendosi parte di un tutto, di un cosmo, come insegnano il taoismo, il buddismo zen e tutti i mistici d’Oriente, come anche quelli d’Occidente che sono stati a contatto con la natura… pensiamo al nostro romanticismo, ai concetti di empatia, a questo sentirsi parte di un tutto… In questo senso, la mostra è una danza che invita i visitatori a tappe e camminate che portano a vette, a emozioni, ad avvicinamenti verso il sapere cinese e verso la vita di un uomo che non è un artista, ma un imprenditore che invita a scoprire come reinventarsi nell’esistenza”.

Chi è Mao Jianhua? “È un poeta lirico, come un musicista dei segni che ci fa entrare in nature in cui ogni segno non brilla ma irradia grandi potenzialità. È un imprenditore di successo, uno dei protagonisti del commercio di pellami e del cuoio che dieci anni fa, dopo una grande crisi personale, ha cominciato a praticare la meditazione, il taoismo zen, l’isolamento nelle montagne (che per i cinesi sono importantissimi), a praticare gli scacchi, le arti marziali, la calligrafia, fino a scoprirsi pittore di talento, con un grande istinto creatore – dice Martina Mazzotta, aggiungendo -. Questa mostra dimostra come la disciplina e la lentezza (il concetto di flow art) possano rivelare talenti in qualsiasi momento della vita o dell’esistenza di una persona. Questa mostra avvicina alla Cina, ma avvicina ad una vita straordinaria che non è immessa nelle logiche del mercato e della grande macchina dell’arte contemporanea”.

“The Timeless Dance. Beyond the Mountains” raccoglie tutte le opere di Mao Jianhua, dal suo avvicinarsi all’arte fino ad essere l’artista compiuto di oggi. “Questa mostra – racconta Martina Mazzotta - parte dall’inizio, dalla copia dei maestri antichi, fino alle opere di quest’anno, dove ritrae la natura in quel suo speciale rapporto simpatetico che guarda non solo ai paesaggi cinesi ma anche a quelli italiani, perché conosce l’Italia. Con la moglie viene nel nostro Paese tutti gli anni, facendo lunghe vacanze in Sardegna, quindi troviamo anche vedute a noi più familiari. Nel concetto di Shan Shui, che è questo modo di dedicare la propria attenzione alle montagne, all’acqua, che dura da 1500 anni, non è così importante dove sia questa natura e il tempo in cui la si ritrae, la geografia e la linea della storia sono secondarie rispetto al rapporto che l’artista riesce a istaurare col paesaggio e a far rivivere ai visitatori”. In questo percorso, i materiali non sono sintetici. “Mao Jianhua – spiega Mazzotta - riprende la tradizione dei pennelli e della china sciolta nell’acqua dall’artista, quindi creata dall’artista, e di una carta di cotone prodotta a mano, raffinatissima, molto costosa, prodotta da artigiani e che viene poi trattata con delle tecniche antichissime. La sua è tutta una ripresa di un sapere che si sta andando perdendo e che l’arte contemporanea, che ibrida i linguaggi, non usa praticamente più. Quelle di Mao sono tutte tecniche legate all’arte somma della calligrafia”.