"La Sicilia è una grande regione, se ci fosse una sconfitta sarebbe un fatto rilevante per tutti i campi, anche per i 5Stelle, non solo per il Pd, e dovremo ragionare su che cosa si è sbagliato e cosa no". Ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La7, A scanso di equivoci, puntualizza Francerschini, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini richiama l’attenzione sulla delicatezza della prova politica che attende il Pd – così come le altre forze politiche – in Sicilia, dove si voterà per il rinnovo dell’Assemblea regionale e per il nuovo governatore. Prevenendo un possibile rilievo da parte di Gruber e dell’altro ospite Massimo Franco, Franceschini precisa che, a prescindere dall’esito del voto siciliano, la leadership di Matteo Renzi nel Pd non è in discussione. La puntualizzazione di Franceschini segue diversi rilievi critici fatti dal maggiorente democrat nei confronti della linea di Renzi. Particolarmente rilevante il caso del 27 giugno, quando, all’indomani delle sconfitte subite dal Pd a Genova, Parma, L’Aquila e Verona, Franceschini – confutando un’interpretazione rosea dei risultati da parte della segreteria democrat – aveva pubblicato su Twitter grafici in calo sulle prestazioni elettorali del suo partito e poi aveva chiosato: "Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato? Il Pd è nato per unire il campo del centrosinistra non per dividerlo".

Nella conversazione 360 gradi, Franceschini nota che “nel Pd c'è una normale dialettica ma non ci sono avversari. Io non li vorrei nemmeno nel mio campo, gli avversari. Sono orgoglioso però che nel nostro campo ci sia discussione e pluralità di personalità in grado di guidare il Paese. E' una cosa positiva". A Franceschini "dispiace moltissimo essere citato più come capocorrente che come Ministro della Cultura. Ho messo tutta la mia esperienza da parlamentare e il mio impegno nell'attività di governo", assicura. L’esponente del governo invita a diffidare delle etichette: "Io renziano? Mi dava fastidio essere chiamato demitiano da giovane… Coniugare con il nome degli altri è terribile. Il temine ‘franceschiniani’ è il peggiore di tutti: sostengo Renzi, l'ho fatto fin dal principio ma i giornalisti semplificano con il cognome del leader, è brutto". Quanto alle mosse in vista delle elezioni politiche, è presto per definirle: "Abbiamo uno statuto che dice una cosa molto chiara, che il segretario del partito è il candidato premier. Ma non sappiamo che legge elettorale ci sarà, se con le coalizioni o no”. Di certo “oggi bisognerà andare verso una politica di alleanze. Servirà capacità di sintesi, di mediazione. Molte cose dipenderanno non solo dall'esito delle elezioni ma anche dalla legge elettorale che ci sarà", avverte il maggiorente democrat.

Sempre in vista del voto in Sicilia, Franceschini spende parole positive nei confronti di Angelino Alfano: “Governa da 5 anni insieme a noi, siamo alleati alle elezioni siciliane. Può piacere o non piacere ma non dobbiamo dimenticare che Alfano, con Lupi e altri, per sostenere il governo Letta, ha deciso di rompere con Berlusconi e ha sostenuto il governo anche su temi molto difficili per loro". Proprio il partito di Alfano è tra i sostenitori della proposta di riforma elettorale presentata oggi. Un no plateale al “Rosatellum bis” è stato invece pronunciato dai maggiorenti del Movimento 5 Stelle. Con il no al nuovo testo – rileva Franceschini - il Movimento 5 Stelle vuole “ritrovare diversità e verginità, ma quello che è successo è che sono diventati un partito come gli altri”, dunque “con i loro indagati”, con “le loro lotte interne, le beghe, un sistema trasparentissimo di voto… Ma gli italiani non scemi, hanno capito, la loro verginità è andata in fumo”, è la sferzata data ai pentastellati dal ministro dei Beni Culturali.

Franceschini sarà candidato alle prossime elezioni politiche? "Deciderà il partito e io valuterò, ma non ho vergogna a dire che io continuerei la mia attività parlamentare. Nel 2001 siamo entrati io, Minniti, Gentiloni Pinotti…”. Insomma, diversi ministri del governo Gentiloni hanno superato il limite statutario dei 3 mandati parlamentari. “Ma sarà il partito a decidere a chi dare deroghe", dice prudentemente Franceschini. Quanto agli ex compagni di partito, come D’Alema e Bersani, che hanno fondato Mdp, “la loro uscita dal partito è stato un errore gravissimo, ci abbiamo messo 10 anni a fare il Pd, rinunciando a storie importanti... Non si esce da un partito perché non si condivide un segretario, se mai lo si contrasta, lo si sfida”, è la critica di Franceschini. Tra gli altri temi toccati dal ministro, il decreto sulle tv: “Ho preso la norma francese, l'ho tradotta in italiano e l'ho messa sul tavolo per discuterla”, dice Franceschini ,che accenna in particolare all’obbligo, vigente in Francia, di programmare il 40 per cento di opere francesi in tv. “Stiamo discutendo ma io penso che il cinema debba essere aiutato dal sistema televisivo. Se non lo fanno le nostre tv, chi lo deve fare?", domanda Franceschini. Infine, un accenno all’hobby della scrittura: "Fare il politico e contemporaneamente scrivere romanzi è complicato: i lettori vogliono estro e fantasia, gli elettori rigore. Le due cose stanno male insieme. Ma non ho due vite, non potevo aspettare".