AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE BRIGNONE, SI-SEL-POS CAMERA, SU ESERCIZIO VENATORIO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17943

presentato da

BRIGNONE Beatrice

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

BRIGNONE, CIVATI e ANDREA MAESTRI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

la cronaca della regione Marche, il 26 settembre 2017, riportava la notizia che sabato 23 settembre, in zona Montacuto (Ancona), un cacciatore nell'ambito dell'esercizio della caccia sparava un colpo di fucile per colpire un uccello, ma il piombino feriva alla schiena una ragazza che era nel giardino di casa;

il cacciatore, esercitava l'attività venatoria presumibilmente in caccia vagante nell'ambito territoriale di caccia consentito, ma evidentemente le distanze di sicurezza erano molto ridotte;

la ragazza ferita era nel giardino della propria abitazione quando sentiva un atroce dolore alla schiena e subito dopo vedeva una pioggia di pallini da caccia che fortunatamente non sono riusciti a colpire né lei né altre persone, compresi i bambini residenti nel medesimo complesso abitativo;

spaventata, la ragazza si affacciava alla rete che delimitava il giardino per capire di cosa si trattasse e notava un cacciatore con una preda tra le mani e un segugio al seguito;

tuttavia, va segnalato che in base all'articolo 21 della legge n. 157 del 1992, la caccia è vietata a meno di 100 metri da case, stabili e fabbricati, incluse situazioni che prevedono la presenza umana;

con l'apertura della stagione venatoria, ogni anno si assiste a moltissimi incidenti di caccia, molti dei quali con feriti gravi o decessi;

solo nella scorsa stagione, dalla fine di agosto del 2016 (data di apertura della caccia nelle prime regioni) a fine gennaio del 2017, sono stati trentuno i cacciatori morti, di cui quattro per colpi partiti accidentalmente dal fucile;

quarantadue invece sono i cacciatori feriti, di cui diciannove colpiti da fucili e sei le persone ferite, perché scambiate per prede dai cacciatori;

oltre alle vittime umane, vanno ricordati i notevoli costi ambientali legati alla caccia: oltre 100 milioni di animali uccisi durante ogni stagione venatoria, 17 mila tonnellate di piombo, 510 tonnellate di antimonio, 85 di arsenico rilasciate dalle munizioni e 300 milioni di cartucce che producono 6 mila tonnellate di plastica disperse nell'ambiente (dati dell'lspra);

secondo gli interroganti, la legge n. 157 del 1992, impone nella stagione venatoria inaccettabili limitazioni alla libertà del cittadino, che per tutelare la propria incolumità deve limitarsi a stare nella propria abitazione, poiché altrimenti potrebbe trovarsi in una condizione di rischio –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

poiché l'articolo 21 della legge n. 15 del 1992 prevede la tutela, limitata alla pura e semplice ottica risarcitoria degli articoli 12 e 25, se il Governo non ritenga di dover assumere iniziative volte a garantire la sicurezza umana nell'ambito dell'esercizio venatorio, in particolar modo in riferimento a quanto disposto dal citato articolo 21, comma 1, lettera a)e)f)g), che stabilisce i parametri a cui i cacciatori devono attenersi;

considerato che con l'esercizio venatorio spesso viene meno la tutela dell'incolumità fisica delle persone – poiché la sola tutela prevista dalla normativa vigente è quella risarcitoria – violando quindi il diritto alla sicurezza, se il Governo intenda adottare iniziative che garantiscano la prevenzione al fine di evitare altri episodi come quello descritto in premessa.
(4-17943)

MOZIONE BARANI, ALA-SCCLP SENATO, SU MILANO SEDE EMA

Atto Senato

 

Mozione 1-00838

presentata da

LUCIO BARANI
mercoledì 27 settembre 2017, seduta n.886

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, COMPAGNONE, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, SCAVONE, VERDINI - Il Senato,

premesso che:

l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un'agenzia comunitaria dell'Unione europea, cui è affidato il compito di effettuare delle valutazioni sui medicinali;

la sua istituzione è stata immaginata, tra l'altro, con l'obiettivo di favorire il libero mercato dei farmaci tra i Paesi membri dell'Unione;

con l'EMA si è, altresì, provveduto a ridurre i costi che le case farmaceutiche erano chiamate annualmente ad affrontare per ottenere l'approvazione, in ciascun Paese membro, alla commercializzazione dei propri prodotti in Europa;

tra le attività dell'Agenzia vi è la tutela e la promozione della sanità pubblica e della salute degli animali, anche attraverso la valutazione ed il controllo dei medicinali e dei vaccini per uso umano e veterinario;

fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1995, l'EMA ha sede a Londra;

considerato che:

in data 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito, attraverso lo svolgimento di un referendum, hanno decretato di porre fine all'adesione del Paese all'Unione europea che ebbe inizio nel 1973;

a seguito di tale esito referendario, si rende necessario, dunque, trasferire altrove la sede dell'EMA;

l'Italia ha avanzato la candidatura dell'Italia a ospitare la nuova sede;

tra i 27 Paesi aderenti all'Unione europea, l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, oltre a essere tra i Paesi fondatori dell'Unione stessa;

il Governo italiano ha già provveduto ad inserire in bilancio i costi relativi alla realizzazione di una struttura atta a ospitare la nuova sede dell'EMA;

la Lombardia è la regione italiana che ha tra i propri settori di eccellenza quello sanitario e quello farmaceutico;

anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare la nuova sede dell'EMA, ufficializzata nel settembre 2016 a seguito di un vertice tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in rappresentanza del Governo,

impegna il Governo a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'EMA, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a tale scopo.

(1-00838)

INTERROGAZIONE BECATTINI, PD CAMERA, SUL COMPARTO OLIVICOLO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-12275

presentato da

BECATTINI Lorenzo

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

BECATTINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

l'annata olivicola 2017-2018 si preannuncia come una delle peggiori di sempre in termini di quantitativo di olio prodotto, rischiando così un avvicinamento ai risultati registrati nell'anno «nero» 2014;

l'origine di tale penuria produttiva è da attribuirsi alla siccità ed alle impennate di calore che hanno imperversato sul nostro Paese a partire dalla primavera;

in particolare, l'eccessivo e perdurante calore ha compromesso l'allegagione, la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura, mentre le piogge tardive non hanno ancora contribuito a ridurre la caduta dei frutti, soprattutto per le varietà più tradizionali;

le ripercussioni in termini economici della stretta produttiva si annunciano pesanti, in particolare per quelle regioni e zone d'Italia in cui la produzione olearia rappresenta una quota significativa del prodotto interno lordo regionale;

in particolare, in Toscana, secondo i dati riportati nello studio «Monitor dei distretti» realizzato dal cento studi di Intesa San Paolo per Banca CR Firenze, si registrano circa 50.000 aziende produttrici di olio, occupanti una superficie di 91.707 ettari con oltre 15 milioni di piante, da cui viene estratta una produzione media di 180.000 quintali annui per un valore complessivo che supera i 130 milioni di euro;

lo studio appena menzionato prevede, quindi, un calo della produzione, in Toscana, di circa il 60 per cento nel 2017 rispetto all'anno precedente, con punte del 70-80 per cento in alcune zone centrali collinari e della costa;

a causa dell'alto valore della produzione esportata dalla Toscana (555 milioni di euro nel 2016) si teme, in virtù di un'annata caratterizzata da una penuria di produzione quale l'attuale, l'intensificarsi dei fenomeni di frode, con la messa in commercio di oli non rispondenti ai requisiti stabiliti dalla legge in termini di composizione del prodotto –:

se, qualora uno scenario così preoccupante dovesse arrivare a concretizzarsi, intenda assumere iniziative per prevedere misure di sostegno straordinarie per l'annata olivicola 2017-2018 a favore delle imprese operanti nel settore, quali ad esempio l'attivazione del fondo di solidarietà nazionale ed un contributo economico straordinario per gli interventi compensativi agli agricoltori che subiranno danni;

se intenda assumere iniziative per rafforzare le misure di prevenzione, repressione e contrasto alle frodi che, per i motivi evidenziati, potrebbero intensificarsi nel comparto olivicolo durante i prossimi mesi.
(5-12275)

INTERROGAZIONE MANFREDI, PD CAMERA, SU MONTE FAITO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17946

presentato da

MANFREDI Massimiliano

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

MANFREDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

il Monte Faito è una montagna facente parte della catena montuosa dei Monti Lattari ed ha accesso dai comuni di Castellammare di Stabia e di Vico Equense, che fanno parte della città metropolitana di Napoli;

esso rappresenta un «polmone verde» per la regione Campania e soprattutto per la penisola sorrentina, essendo esso ricco di alberi, quali faggi, lecci, castagni e piante come l'orchidea ad un bulbo, l'epipogio e la pteride di Creta, specie non molto frequente in Italia;

nelle settimane scorse, anche sul Monte Faito, come in molte zone del centro-sud d'Italia, si sono verificati numerosi incendi (anche di vaste dimensioni), la cui natura è stata prevalentemente di origine dolosa, come testimoniato dall'arresto di un piromane nel giorno di ferragosto;

molte polemiche sono state sollevate sia in merito ai ritardi degli interventi e sia anche al tipo di strumenti utilizzati per lo spegnimento degli incendi stessi (interventi con Canadair ed elicotteri con sistema «a secchiello» a scapito di elicotteri «tipo Ericsson»);

gli incendi hanno determinato ingenti danni non solo al patrimonio boschivo, ma anche a settori, quali quello agricolo e zootecnico ed attualmente la situazione non può che definirsi drammatica, visto che le zone con scarso soprassuolo sulla roccia calcarea saranno oggetto di dilavamento del suolo stesso, mentre le zone a pineta dovranno essere oggetto di massicci interventi di rimboschimento –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se intenda verificare se sia stato predisposto da parte del comune di Vico Equense, il piano comunale di emergenza di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2007, n. 3606, articolo 1, comma 9 e quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intendano intraprendere, affinché venga attuata una politica di prevenzione, manutenzione e controllo di un'area come quella del Monte Faito, che rappresenta un punto di riferimento di grande pregio naturalistico e di importante rilevanza turistica.
(4-17946)

INTERROGAZIONE FALCONE, PD CAMERA, SU STABILIMENTO LATTE IN POLVERE CAMERI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17945

presentato da

FALCONE Giovanni

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

FALCONE. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

lo stabilimento per la produzione di latte in polvere del comune di Cameri in provincia di Novara, realizzato con fondi pubblici previsti dalla legge n. 910 del 1966, non è mai entrato in funzione e con il passare degli anni non si è riusciti ad avviare al suo interno alcun tipo di attività;

il sito industriale (che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2001 è stato trasferito dal demanio alla regione Piemonte) attualmente risulta essere in uno stato di degrado e abbandono e su sollecito dell'amministrazione di Cameri, il 24 febbraio 2017 è stato richiesto all'Agenzia del demanio – direzione regionale Piemonte e Valle d'Aosta di riconsiderare l'opportunità di attribuire il suddetto bene direttamente al medesimo comune, nell'ottica della valorizzazione dei beni pubblici non più strumentali all'esercizio delle funzioni a cui sono stati inizialmente finalizzati;

lo stesso comune novarese, a seguito dei suggerimenti dell'Agenzia del demanio, ha anche provveduto a presentare istanza di attribuzione a titolo non oneroso dei beni di proprietà statale, ai sensi dell'articolo 56-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, ma ciononostante tale istanza non ha trovato accoglimento in quanto il bene in questione è stato comunicato non essere di proprietà dello Stato;

di opinione differente risulta essere la regione Piemonte in quanto sostiene che il suesposto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, non ha avuto esecuzione nella parte che interessa l'immobile in questione, mentre l'Agenzia del demanio il 26 giugno 2017, ha risposto alla missiva della regione Piemonte, chiedendo di rinunciare formalmente al bene in modo da verificare la possibilità di trasferire direttamente il bene al comune di Cameri;

la stessa Agenzia del demanio, per ottemperare a quanto suddetto, ritiene tuttavia necessario il coinvolgimento anche del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in quanto sul bene sussisterebbe anche una sua competenza;

l'interrogante al riguardo rileva come il comune novarese sia fortemente interessato ad ottenere la disponibilità di tale bene, facendosi carico della sua valorizzazione e, a tal fine, ha sollecitato le autorità interessate affinché si possa giungere al più presto ad una soluzione condivisa –:

quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo al fine di consentire l'uso dell'immobile in questione al comune di Cameri, considerato dall'amministrazione comunale di grande interesse per un futuro utilizzo a vantaggio della comunità locale.
(4-17945)

INTERROGAZIONE BORGHI, PD CAMERA, SU TROTA IRIDEA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-12308

presentato da

BORGHI Enrico

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

BORGHI, ZANIN, BRANDOLIN, COVA, SALVATORE PICCOLO, PRINA, ROMANINI, SENALDI e TARICCO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

l'immissione di specie alloctone in natura è disciplinato dalla direttiva 92/43/CEE (cosiddetta «direttiva Habitat»), il cui articolo 22, lettera b), prevede che uno Stato membro possa vietarne oppure controllarne l'introduzione in natura;

inizialmente l'Italia ha recepito la direttiva con il decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, prevedendo la possibilità di immissione in natura di specie non locali. Successivamente con il decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2003, è stato introdotto un divieto generale e assoluto di immissione di tali specie, non conforme a quanto richiesto dalla «direttiva Habitat»;

tale divieto ha riguardato anche la trota iridea, una specie alloctona di origine nordamericana che viene ampiamente utilizzata in acquacoltura, nell'alimentazione e nelle gare di pesca da molto tempo;

infatti, l'immissione in natura della trota iridea è compatibile con la conservazione della trota marmorata, specie autoctona endemica dei bacini adriatici e, inoltre, comporta la riduzione della pressione gravante sulle popolazioni autoctone favorendo le attività di allevamento e del turismo regionali, come ad esempio il Friuli Venezia Giulia dove sono presenti circa 20.000 pescatori sportivi;

si registrano difformità nell'applicazione di tale divieto tra le varie regioni, mentre in alcuni Stati membri confinanti con l'Italia l'immissione della trota iridea per scopo di pesca è consentito;

per superare l’impasse normativa il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha individuato una nuova procedura che andrebbe a modificare l'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357/97 consentendo, dopo un approfondito esame delle richieste, l'immissione in natura di specie alloctone;

sul relativo schema di decreto del Presidente della Repubblica il 7 luglio 2016 la Conferenza unificata ha espresso parere favorevole e lo stesso dipartimento per le politiche europee presso la Presidenza del Consiglio dei ministri si è espresso in maniera positiva ritenendo il testo dello schema di decreto conforme alla «direttiva Habitat» –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali siano le ragioni per le quali non sia stato ancora concluso l’iter di approvazione dello schema di decreto del Presidente della Repubblica in questione.
(5-12308)

INTERROGAZIONE PASTORELLI, MISTO CAMERA, SU REGISTRAZIONI ASL SETTORE ZOOTECNICO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17955

presentato da

PASTORELLI Oreste

testo di

Mercoledì 27 settembre 2017, seduta n. 859

PASTORELLI e PISICCHIO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

le aziende zootecniche in cui si allevano animali delle specie bovina, suina, ovina e caprina, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 317 del 1996 e della circolare n. 11 del Ministero della sanità del 14 agosto 1996, in applicazione della direttiva 92/102/CEE, sono registrate presso i servizi veterinari delle Asl;

nello specifico, ai fini della disciplina del sostegno accoppiato la circolare dell'Agea prot. n. ACIU.2015.278 del 5 giugno 2015 specifica, con riferimento all'articolo 52 del regolamento (UE) n. 1307/2013, agli articoli 19 e seguenti del decreto ministeriale 18 novembre 2014 n. 6513 e successive modificazioni ed integrazioni e l'articolo 53, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 639/2014, che tra le condizioni di ammissibilità è necessario comprendere l'obbligo di identificazione e registrazione degli animali, ai sensi, rispettivamente, del regolamento (CE) n. 1760/2000 e del regolamento (CE) n. 21/2004. Tale previsione è stata recepita all'articolo 19, comma 3, del decreto ministeriale 18 novembre 2014 n. 6513;

con la circolare dell'Agea n. 2016.42711 del 4 novembre 2016 che integra e consolida la disciplina di cui sopra, al punto: «2.1.» si evidenzia che: «(...) considerata la tempistica prevista dalla legislazione nazionale per l'identificazione dei capi e la registrazione del capo nella Banca Dati nazionale (7 giorni), ai fini dell'ammissibilità all'aiuto del capo, gli anzidetti adempimenti si considerano correttamente eseguiti se intervengono nel termine massimo di 27 giorni dalla nascita del capo. A tale tempistica si aggiungono ulteriori 5 giorni lavorativi qualora l'allevatore si avvalga di un soggetto delegato per eseguire la registrazione del capo in BDN»;

ebbene è emerso, in questi giorni – come affermato da Confagricoltura Veneto – che migliaia di capi bovini sono stati esclusi dal premio, poiché le Asl non hanno effettuato le registrazioni all'Anagrafe nazionale della movimentazione dei bovini, per l'anno 2016, nei tempi indicati dalla circolare di cui sopra, ovvero, entro il termine massimo di 5 giorni, nonostante la comunicazione tempestiva e puntuale dell'allevatore (entro 7 giorni);

l'articolo 7 del regolamento 1760/2000 stabilisce in modo preciso solo i tempi di comunicazione da parte del detentore dell'animale all'autorità competente, senza specificare entro quali termini deve essere effettuata la registrazione. Ne deriva, in mancanza di una disposizione in tal senso cogente per chi deve effettuare la registrazione, che migliaia di allevatori resteranno esclusi dal conseguimento dei premi di cui sopra;

si rammenta, infine, che la premialità in parola, ai sensi dell'articolo 52 del regolamento 1307/2013, è un sostegno concesso esclusivamente a quei settori o a quelle regioni di uno Stato membro in cui determinati tipi di agricoltura o determinati settori agricoli che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali, si trovano in difficoltà –:

se e quali iniziative urgenti il Governo abbia intenzione di assumere per riconoscere, attraverso un idoneo strumento normativo, la validità delle registrazioni effettuate dalle Asl anche oltre il termine di cui sopra, al fine di non penalizzare ulteriormente un settore come quello zootecnico che ha attraversato e tuttora sta attraversando un periodo di profonda crisi e di dare completa attuazione al regolamento 1307/2013.
(4-17955)

INTERROGAZIONE LAI, PD SENATO, SU QUOTA TONNO ROSSO

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta orale 3-04016

presentata da

BACHISIO SILVIO LAI
mercoledì 27 settembre 2017, seduta n.886

LAI, ANGIONI, CUCCA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

ad agosto 2017, in sede di conversione, il decreto sud (decreto-legge n. 91 del 2017) è stato integrato da numerosi emendamenti approvati dal Parlamento;

con l'approvazione di uno degli emendamenti presentati, viene destinata alle tonnare fisse, prive di quota, iscritte all'apposito elenco nazionale dopo apposita domanda, una quota dell'aumento delle quote di pesca del tonno rosso assegnate dalla UE all'Italia;

rilevato che:

attualmente, al di là dell'elenco comunicato dal Ministero e recepito dalla UE, sono attive e ammesse alla pesca tre sole tonnare fisse;

per tali tonnare non è prevista, a differenza di tutti gli altri operatori abilitati alla pesca del tonno rosso in Italia, un'attribuzione individuale delle quote, considerato che da quando è stata istituita la quota per le tonnare, non si è mai attribuita al sistema tonnara fissa una quantità sufficiente a garantire la stabilità economica, sia complessiva che per singolo impianto, in contrasto con la normativa ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) ed europea;

l'attribuzione di nuove quote ad altri soggetti e quindi l'ammissione alla pesca, come è stato disposto dalla normativa citata, non può avvenire prima del raggiungimento del break-even dei soggetti già attivi, e comunque sino a quando gli impianti esistenti non siano in grado di coprire la quota, anche al fine di evitare l'anti-economicità dell'attività imprenditoriale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta;

quali siano le tonnare iscritte nell'apposito elenco e non attive, e da quanto tempo sia registrata l'inattività;

quale sia la procedura con la quale, tenuto conto della normativa europea e nazionale, si intenda dare seguito alla normativa approvata dal Parlamento;

quale sia l'orientamento in merito alla destinazione dell'aumento della quota di tonno rosso che sarà attribuita dall'UE all'Italia.

(3-04016)

RISOLUZIONE BERTUZZI, PD SENATO, SU CONTROLLI PESCA

Atto Senato

 

Risoluzione in Commissione 7-00353

presentata da

MARIA TERESA BERTUZZI
mercoledì 27 settembre 2017, seduta n.273

La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare concernente la problematica relativa al sistema dei controlli nel settore della pesca,
richiamate le audizioni dei rappresentanti delle organizzazioni del settore della pesca del 14 marzo, del Comando delle unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri del 22 marzo, delle organizzazioni sindacali del settore della pesca del 28 marzo, dei rappresentanti dei Consorzi per la gestione e la tutela della pesca dei molluschi bivalvi (Co.Ge.Vo) svolta il 4 aprile, del Reparto pesca marittima del Comando generale delle Capitanerie di porto del 5 aprile e delle associazioni della pesca sportiva del 3 maggio;
premesso che:
l'articolo 39 della legge 28 luglio 2016, n. 154 ha introdotto modifiche al decreto legislativo 9 gennaio 2012 n. 4, ridefinendo il sistema sanzionatorio per il comparto ittico;
la prima applicazione dell'articolo 39 del collegato agricolo ha fatto registrare un notevole aumento dei controlli disposti ed effettuati dalle autorità preposte a cui ha fatto riscontro un minore numero di infrazioni;
l'efficacia dissuasiva e deterrente della novella si è tuttavia accompagnata ad un aumento dell'entità delle sanzioni irrogate, in assenza, peraltro, di un sistema premiale;
nel corso delle audizioni è emerso con chiarezza come sia necessario un ripensamento sulle soglie di tolleranza per l'applicazione delle sanzioni e sulla disciplina del pescato sottotaglia a bordo delle imbarcazioni da pesca;
problematiche specifiche riguardano il settore della pesca sportiva e dilettantistica, che costituisce una importante realtà nell'ambito del comparto ittico;
manca per la pesca un sistema organico e articolato di ammortizzatori sociali, come invece avviene per gli altri settori dell'agricoltura;
si è ribadita da parte degli auditi l'esigenza di istituire una sede di confronto permanente tra gli attori istituzionali e i soggetti rappresentativi del settore della pesca,
richiamato altresì che:
il dibattito su dette materie si è svolto in un ampio arco temporale con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali e del comparto;
è stato approvato in prima lettura da parte della Camera dei deputati ed è stato trasmesso al Senato il disegno di legge n. 2914 recante "Interventi per il settore ittico. Deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa nel medesimo settore e in materia di politiche sociali nel settore della pesca professionale";
tale provvedimento intende fornire una risposta normativa alle problematiche dinanzi delineate,
impegna il Governo:
a dare, una volta entrata in vigore la nuova normativa, sollecita applicazione alla stessa e alle deleghe ivi recate.
(7-00353)
BERTUZZI