"La Rai mette nero su bianco che il tetto agli stipendi viene vanificato con escamotage. È sufficiente usare i contratti stipulati dalle tante società esterne di produzione, alle quali il servizio pubblico affida una miriade di appalti e sempre più crescenti porzioni di palinsesto". E’ quanto dichiara il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un’intervista a “ilGiornale.it”, in riferimento alla risposta della Rai all’interrogazione presentata dal deputato Pd dopo le indiscrezioni sul super compenso che sarebbe stato percepito da un’autrice del programma di Fabio Fazio, Veronica Oliva. “Invece di recepire lo spirito della legge – prosegue Anzaldi – e fare in modo che trovi piena applicazione, la Rai se ne lava le mani e accetta che i milioni di euro del canone degli italiani vengano usati per strapagare consulenti esterni, tra cui registi, scenografi e anche semplici autori. La destinazione dei soldi pubblici che vanno alle società di produzione, comprese quelle di artisti e agenti, non è sottoposta ad alcun tipo di controllo. Fatta la legge, trovato l’inganno”.

“In base alle prescrizioni – è scritto nella risposta della Rai all’interrogazione di Anzaldi – il cosiddetto tetto retributivo trova applicazione nei confronti degli artisti contrattualizzati direttamente della Rai, non potendosi estendere tale vincolo speciale anche ai corrispettivi erogati agli artisti dalle società terze (legate contrattualmente a Rai) nei cui confronti non trova applicazione la predetta disposizione, testualmente riferita esclusivamente alla concessionaria del servizio pubblico. La Rai, infatti, seppure nella fase negoziale procede alla verifica della congruità delle voci che costituiscono il corrispettivo complessivo, non può comunque legittimamente intervenire nei rapporti tra le figure artistiche e le società terze, a cui viene ricondotta l’obbligazione di corrispondere il relativo compenso, la titolarità del relativo potere organizzativo e, più in generale, il rischio d’impresa”.