"A poco più di tre mesi dall’approvazione della riforma del penale, parte la fase attuativa che porterà finalmente ad una profonda trasformazione del processo, finalizzata a garantire efficienza, tempi più celeri e maggiori garanzie". E' quanto sottolinea in un comunicato dell'Ufficio Stampa del Ministero della Giustizia. "I primi provvedimenti di attuazione della legge delega - spiega la nota - hanno avuto il via libera oggi dal Consiglio dei Ministri: rivedono la disciplina delle impugnazioni e danno esecuzione alla “Riserva di codice”. Il decreto legislativo sulle impugnazioni, che si fonda sui lavori della apposita Commissione ministeriale istituita dal ministro Orlando e presieduta dal dott. Domenico Carcano, punta a deflazionare il numero dei procedimenti che gravano sugli uffici giudiziari e a semplificarne i procedimenti sia in appello che in Cassazione, in attuazione del principio della ragionevole durata del processo. La razionalizzazione del sistema delle impugnazioni, insieme alla rimodulazione della prescrizione contenuta nella stessa legge, rende concreta la prospettiva che il processo possa concludersi con un accertamento definitivo di colpevolezza o di innocenza entro i 18 mesi di sospensione della prescrizione previsti per ciascuna fase di impugnazione.

Nel provvedimento viene inoltre ridotta la legittimazione all’impugnazione di merito: al pubblico ministero sarà precluso l’appello delle sentenze di condanna, ossia delle sentenze che hanno riconosciuto la fondatezza della pretesa punitiva, salvo in alcuni specifici casi (ad esempio, sentenza di condanna che modifica il titolo del reato o che esclude l’esistenza di aggravanti ad effetto speciale); al tempo stesso all’imputato sarà precluso l’appello delle sentenze di proscioglimento pronunciate con le più ampie formule liberatorie. (in allegato schema di decreto) Il secondo decreto legislativo dà esecuzione alla “Riserva di codice”.

Il provvedimento, che nasce dai lavori di un’apposita Commissione ministeriale presieduta dal dott. Gennaro Marasca, costituisce l’indispensabile presupposto per una migliore conoscenza dei precetti e delle sanzioni da parte dei cittadini, conoscenza che consente di dare piena attuazione al principio di legalità anche nei riflessi relativi alla funzione della pena. Da qui, una norma di principio che riserva al codice la tutela penale dei beni essenziali della vita e di protezione della comunità civile. E che, in tal modo, consente di dare avvio ad un processo virtuoso che freni la proliferazione della legislazione penale, rimetta al centro del sistema il codice penale e ponga le basi per una futura riduzione dell’area dell’intervento punitivo dello Stato, secondo un più ragionevole rapporto fra il rilievo del bene tutelato e la corrispettiva sanzione penale. (in allegato schema di decreto)

Il Consiglio dei Ministri ha inoltre approvato la riforma del libro XI del codice di procedura penale, dedicato ai rapporti giurisdizionali con le autorità straniere e il cui complesso di norme è destinato a operare in via residuale, solo cioè dove non sia prevista una diversa regolamentazione discendente da accordi internazionali. Il decreto legislativo modifica la normativa in materia di assistenza giudiziaria, ovvero la parte della cooperazione penale internazionale specificamente volta a disciplinare la raccolta della prova, in modo da superare i limiti dell'attuale sistema normativo e fronteggiare le nuove forme di criminalità, specie di quella organizzata, che hanno esteso il proprio raggio di azione oltre i confini dei singoli Stati. A questo scopo, in chiave di semplificazione, parallelamente alla regolamentazione dei rapporti con i Paesi membri dell'Unione Europea, vengono introdotte regole speciali per la cooperazione tra le autorità degli Stati che non fanno parte dell'Ue.