“I progressi compiuti sono innegabili, ma la struttura finanziaria italiana non si è modificata abbastanza, il nostro sistema rimane troppo basato sul debito finanziario e troppo poco sul capitale di rischio, le banche continuano a giocarvi un ruolo eccessivo, che si ritorce loro contro, rendendole più vulnerabili nelle fasi negative del ciclo economico”. Lo ha detto il Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell'IVASS Salvatore Rossi alla 49° Giornata del Credito. Le nostre imprese sono spesso piccole e a gestione familiare. “Imprese piccole e con una presenza estensiva della famiglia proprietaria nella gestione sono meno produttive, peggio gestite e meno inclini all’innovazione, su questo vi è ampia evidenza empirica. Già ci basta a capire perché imprese cosiffatte tendano a rivolgersi a una banca per le loro occorrenze di finanza esterna piuttosto che emettere obbligazioni da collocare sul mercato, o vendere proprie azioni, privatamente a un fondo o pubblicamente in Borsa”. “In Italia, l’incidenza del risparmio gestito sul totale delle attività finanziarie delle famiglie, pur cresciuta notevolmente negli ultimi anni (nel 2016 il patrimonio complessivo gestito dagli investitori istituzionali ha superato i 1.400 miliardi; in rapporto al PIL ha raggiunto l’85 per cento), rimane al di sotto della media dei paesi dell’area dell’euro e di quelli angloamericani”. “Il ruolo delle banche in questo processo di cambiamento del modello di finanziamento del sistema produttivo è fondamentale, e interessa sia le imprese, sia gli investitori e le infrastrutture. Esse possono far valere la conoscenza che hanno del tessuto imprenditoriale nazionale e la posizione centrale che rivestono nella distribuzione dei prodotti di risparmio; possono svolgere una preziosa azione di consulenza finanziaria, aiutando le aziende che hanno le capacità ad accedere al mercato o a forme di finanziamento complementari al credito; restano comunque un punto di riferimento insostituibile per le imprese di più piccola dimensione. L’ampliamento dei servizi offerti può a sua volta contribuire alla diversificazione delle loro fonti di reddito”.

“L’apertura delle imprese agli investitori esterni e lo sviluppo di un’industria finanziaria non bancaria sono fra gli obiettivi principali del progetto europeo di Capital Markets Union. La Commissione europea ha recentemente pubblicato un rapporto che valuta i progressi compiuti e rilancia l’intero progetto. È il fronte internazionale più promettente in questo ambito, anche se è esposto alle incertezze e agli estenuanti negoziati tipici dei progetti europei. L’Italia deve muoversi nel frattempo. Nel tentativo di accrescere la quota di risparmio che affluisce al sistema produttivo, nei mesi scorsi sono stati varati dal Governo i Piani Individuali di Risparmio (PIR), strumenti del risparmio gestito agevolati fiscalmente. A pochi mesi dall’avvio dello strumento, le risorse raccolte da questi fondi, oltre 5 miliardi, sono più elevate delle previsioni formulate dallo stesso Governo. È una buona notizia, anche se non vanno sottovalutati i rischi, soprattutto sotto il profilo della tutela del risparmiatore. Un altro strumento relativamente nuovo per l’Italia, di crescente successo, sono le SPAC (Special Purpose Acquisition Companies). Si tratta sostanzialmente di piccoli fondi di private equity che raccolgono risorse da pochi investitori sulla base della sola reputazione personale dei promotori e li impiegano per acquisire il controllo di una sola impresa target, da reperire in un tempo definito dopo che il veicolo sia stato costituito. Vengono quotati e accelerano a loro volta la quotazione della società target. Sono segnali interessanti, bisogna che mettano radici. L’intero sistema finanziario italiano - conclude Rossi -deve cambiare e volgersi verso le imprese migliori, quelle più innovative, aiutandole a crescere. Ne va del futuro dell’intera economia italiana”.