“Il rischio di un utilizzo criminale dei bitcoin e della moneta virtuale in generale non può essere negato. Nonostante non vi siano prove incontrovertibili di tale impiego ciò non significa che il rischio sia nullo”, lo ha affermato il Prof. Ranieri Razzante, direttore del Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo. “Come giustamente detto in questi giorni – continua Razzante, esperto riconosciuto di legislazione antiriciclaggio e antimafia - il rapporto dell’HM Treasury e dell’Home Office Inglese sostiene che il rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo attraverso i bitcoin sia basso. Va intanto sottolineato che il rapporto però è del 2015 e che comunque non esclude la possibilità che le valute virtuali possano essere utilizzate dai terroristi per raccogliere e conservare denaro”. D’altronde, prosegue Razzante, che insegna Legislazione Antiriciclaggio presso l'Università di Bologna, anche il GAFI, in un report sempre del 2015, aveva messo in guardia circa i possibili utilizzi illeciti dei bitcoin e delle simili valute virtuali. Nel dark web armi, droga, passaporti, documenti falsi e altro materiale è acquistabile in bitcoin con un’alta garanzia di anonimato. “Non dobbiamo abbassare la guardia – conclude Razzante – nei confronti dei possibili impieghi illeciti delle nuove tecnologie perché i criminali stanno sempre un passo avanti a noi”.